Skip to main content

Full text of "Dell'ingresso e dimora di Vittorio Amedeo Ii de Savoia in palermo e della sua acclamazione a re di Sicilia avvenuta in polizzi e Castronovo (1713-1714) con documenti inediti"

See other formats


DELL'INGRESSO E DIMORA 



VITTORIO AMEDEO II DI SAVOIA 

IN PALERMO 

E DELLA SUA ACCLAMAZIONE A RE DI SICILIA 
Avvenuta in Polizzi e Castronovo 

(l r 713-1714) 

(CON DOCUMENTI INEDITI) 

PER 

ANTONINO MANGO DI CASALGERARDO 




PALERMO 
ALBERTO REBER 

1899 



I 



Edizione di soli 150 esemplari numerati 



N. 71 



Pei Tipi di D. PUCCIO. Palermo— Via Vitt. Em. N. 330 



Roma li 22 gennaio 1899 



MINISTERO DELLA R. CASA 

— 

SEGRETERIA 

DI 

SUA MAESTÀ IL RE 



*2sL. 360 

Mi riferisco a precedenti mie comunicazioni 
per partecipare alla S. V. che, in seguito a pa- 
rere . favorevole di S. E. il Ministro di Pubblica 
Istruzione , S. M. il Re ha consentito alla do- 
manda già da lei latta di intitolare all' Augusto 
nome il saggio storico di V. S. intitolato : Del- 
l' ingresso e dimora di Vittorio Amedeo II in Pa- 
lermo. 

Nel comunicarle la Reale autorizzazione, mi 
felicito con Lei della distinzione che le viene ac- 
cordata e le porgo con l' opportunità, Ill.mo si- 
gnore, la conferma della distinta mia considera- 
zione. 

LI Reggente il Ministero della R. Casa 
Tenente Generale 
E. Ponzio "Vaglia 




JÌ\Y Ill.mo Signor 
Antonino Mango M.se di Casalgerardo 

Talerino 




Queste pagine, pegno di devoto 



e profondo attaccamento, reveren te- 
mente intitolo e consacro al nome 



dell'Augusto Sovrano, che, alle virtù 



tutte dei Suoi Avi Augusti in Lui riu- 



nite, aggiunge un immenso amore per 



il popolo, al quale ogni cosa pospone, 



e con il quale è sempre unito così nelle 



feste del lavoro e dell' industria che 



nei momenti della sventura, cemen- 



tando sempre più l'unione dell' Italia 



con la Sua Casa. % 



Digitized by the Internet Archive 
in 2014 



https://archive.org/details/dellingressoedimOOmang 



A Voi, rappresentante della nobile e cavalleresca Casa di Savoia, a Voi, che 
d'Amedeo IX avete la pietà, d'Emmanuele Filiberto e d'Eugenio il valore, di Carlo 
Alberto il cuore, del l'ostro Angusto Genitore tutte le virtù, a Voi toccava la de- 
dica di queste poche pagine, che contengono la memoria di imo dei Vostri più il- 
lustri progenitori, la memoria di Colui, che la grande^a avita di maggior gloria 
fece rifulgere : di Vittorio Amedeo II. 

/;/ esse non dirò di questo grande Vostro ^4vo, molti ne han detto e con mag- 
gior competenza della mia così che farei cosa del tutto inutile; ne della Vostra Ec- 
celsa ed Antichissima Casa decanterò le immense virtù , che desse al mondo intero 
son note. %idirò invece in esse dei festeggiamenti fatti in Palermo per la venuta 
di Vittorio Amedeo, pubblicherò in esse quei documenti che al Suo arrivo ed alla 
Sua dimora in Palermo si riferiscono, disseppellendoli dall'oblìo nel quale sono stati, 
per sì lungo tempo, abbandonati; darò ancora in esse due documenti, pur essi ine- 
diti, che descrivono l'acclamazione di Lui a Re di Sicilia avvenuta in Polipi ed in 
Caslronovo. 

Ed in tanto decadimento di nobili ideali credo, Sire, che il ricordo di tempi 
nei quali il sentimento dei popoli era sì alto da anteporre all'idea di essere stati quasi 
materia di contratto quella sublime di avere un Re proprio, un Re incarnazione dei 
Siciliani ideali, credo, o Sire, che questo ricordo possa essere di stimolo al senti- 
mento decaduto della novella generazione. 

Ed è a Voi, o Sire, che il mio cuore ardentemente Imi bramato dedicare queste 
pagine, a Voi che di Lui siete degno discendente, che di Lui avete l'intelletto, l'ardire. 

Sire, vogliale aggradite questo devoto omaggio, nel mentre che, lieto d'aver 
avuto esaudito il desiderio più ardente , prostrato ai piedi del Vostro Real Trono 
con reverenza mi professo. 

Palermo 25 gennaio 1899. 

Il vostro pili devoto c fedele suddito 



intonino Q/éanyc <//' &rta/yezazc/o 



Pria di morire Carlo II aveva istituito erede del trono Filippo V di Bor- 
bone, duca di Angió, secondogenito del Delfino di Francia. — In Ispagna, in 
Milano, in Sardegna, in Napoli veniva, senza contrasti, alla morte di Carlo 
riconosciuto; in Sicilia non si discusse se Carlo II tosse stato nel suo diritto 
quando con un atto d'ultima volontà avea disposto del regno, non si discusse 
se il nipote di Carlo II : Filippo V (nipote di Maria Teresa figlia di Filippo IV 
e quindi sorella di Carlo II) avesse potuto escludere il cugino di Carlo II : 
l'imperator Leopoldo (figlio di Marianna sorella di Filippo III e quindi zia di 
Carlo II); non si discusse il diritto di alcuno, si riconobbe quanto Carlo II 
avea stabilito. — Ed era ben logica cosa. — Un Borbone di Francia o un Ar- 
ciduca imperiale per i Siciliani valeva lo stesso non potendo darsi un re pro- 
prio; e come alla morte di Ferdinando "il Cattolico non s'eran niente turbati 
per la successione nel regno degli Austriaci, cosi oggi si stavan contenti della 
disposizione testamentaria di Carlo II. 

Né si tolsero mai dalla fede giurata a Filippo V, non durante la guerra 
da lui sostenuta con gli imperiali, non durante i tumulti avvenuti in Palermo 
nel 1708 per l'arrivo di insolenti soldatesche e perchè sospettavasi che alle 
maestranze, alle quali per antica consuetudine toccava la difesa dei baluardi, 
volessero sostituirsi le truppe; ché i tumultuanti, sebben combattessero contro 
i soldati di Filippo V, gridavano : Viva Filippo V re nostro ! 

Non è nostra intenzione tesser qui la storia del regno di Filippo V e 
dell'Europa per gli anni che precedettero il congresso di Utrecht, ma saltiamo 
a pie pari alla conclusione del trattato, seguita a 11 aprile del 1713, nel quale, 
all'articolo quinto, trovasi la clausola della cessione della Sicilia fatta da Fi- 
lippo V a Vittorio Amedeo II duca di Savoia; quale cessione fu fatta da Fi- 
lippo V ad una condizione, dettatagli dal pensiero d'esser la Sicilia non una 



> 



terra di conquista ma datasi volontariamente da oltre tre secoli alla corte di 
Spagna, che cioè : fossero riconosciute e confermate le leggi, libertà ed im- 
munità siciliane e venissero dal Duca osservate. 

Così i due punti estremi d' Italia venivano ad essere uniti sotto unico 
scettro. 

Pervenuta tale notizia in Palermo non mancò quel senso di stupore na- 
turale che dov'ea sorgere per l'inaspettato caso, né mancò chi in cuor suo si 
lagnasse del modo come le potenze avessero trattato in Utrecht la Sicilia; 
ma tosto ricorse alla mente dei nostri padri il pensiero di aver a questo modo 
un proprio re, un re che potesse essere sollennemente in Palermo incoro- 
nato e che quivi fissasse la sua residenza, sedendo su quel trono, per più di 
tre secoli, vedovo. — Ed a questo pensiero sparì, come per incanto, il cruccio 
d'esser trattati come cosa disponibile, ed esempio all'età moderna in cui l'ire 
di parte e le mire personali vengono anteposte al pubblico bene, potè vedersi 
tutto un popolo lieto festeggiar l'annunzio d'esser sottoposto ad un nuovo re. 



« Ecco un Re , che vien portato al soglio della Sicilia 
dal merito della sua eroica virtù; da l' altezza del sangue 
imperiale reale; dai vincoli che lo stringono al diadema della 
Spagna, della Francia, dell'Inghilterra: dal consenso e con- 
corso delle primarie corone d'Europa; dalla publiea cessione 
di Filippo Quinto; dal più allegro contento, e dalla più vo- 
lentierosa sommessione di tutti li Siciliani. » (La feliciti! in 
trono sull'arrivo, acclainatione e corona tione delle Reali Maestà 
di Vittorio Amedeo duca di Savoia e di Anna d' Orleans, etc. 
per D. Pietro Vitale — T'alenilo, Agostino Epiro IJ14 — Cap. I 
§ Vili, fog. 40- 

Vittorio Amedeo duca di Savoia , Monferrato, Aosta , Ciablese, Geno- 
vese, principe di Piemonte e di Oneglia, marchese in Italia di Saluzzo, Susa, 
Ivrea, etc. conte di Moriana, Genova, Nizza, Tenda, Fomont, Asti e Alessandria, 
barone di Vaud e Faucigni, signore di Vercelli, Tarantasia, Lomellina e Val 
di Sesia, Vicario perpetuo del Sacro Romano Impero in Italia etc. etc. era 
nato il 14 maggio 1666 dal duca Carlo Emanuele II e dalla duchessa Giovanna 
di Savoia-Nemours. — Dopo Emanuele Filiberto egli fu sicuramente il prin- 
cipe più grande e più benemerito della sua casa e della patria. — Di mente 
vasta ed acuta, d'indole quasi violenta, d'animo imperioso ed assoluto fu spesso 
cagione di dolore alla di lui augusta consorte Anna d' Orléans , principessa 
di costumi illibati, di qualità e doti rarissime, da lui sposata a 10 aprile 1684. 
Politico di vaglia, gran capitano , scosse il giogo di Francia ed emancipò la 
monarchia da ogni influenza straniera, rendendola indipendente e preponde- 
rante in Italia. 

Non gravando i popoli con esose imposte duplicò le entrate dello erario; 
insegnò ai popoli a lui soggetti la parsimonia ed il lavoro con l'esempio, ed, 
allorquando i gravi uffizii dello stato noi distoglievano dal farlo, favorì i cul- 
tori e professori delle arti belle. 



Intatti non pochi furono gli artisti che goderono i di lui favori , non 
ultimi il musico Giovannino Ozeglia ed il viennese Daniele Seyter, il quale 
fece venire in Torino con lo stipendio di cento scudi romani al mese, oltre 
l'alloggio e le spese del viaggio, ed a cui affidò i lavori della galleria del 
palazzo ducale di Torino, concedendogli le insegne di cavaliere del rea! or- 
dine dei SS. Maurizio e Lazzaro, insegne del valore di scudi tre mila, e l'o- 
nore d'aiutante di camera. — Principe di vasti concetti e di mente attivissima 
quanti altri mai, in pace ed in guerra mulinava sempre nuovi divisamenti per 
l'ingrandimento dei suoi stati e quantunque a tutt'altro aspirasse che ad un 
ingrandimento in Sicilia purnondimeno, appena veniva ratificato il trattato, 
pose ogni cura perchè ne seguisse immediato l'effetto ed il 22 di settembre 
del 1713, giorno della festività di S. Maurizio, Vittorio Amedeo assumeva 
in Torino il titolo di Re, con grandissima pompa, fra la contentezza di tutto 
un popolo, che all'annunzio dell'ascensione del Duca al trono di Sicilia non 
mostrassi sì crucciato come quando si trattò della partenza di Vittorio per il 
Portogallo per il matrimonio ideato con l'unica figlia del Re di questo regno. 

I Siciliani pur non avendo ancora ufficialmente avuto la notizia del pas- 
saggio del regno di Sicilia da Filippo V a Vittorio Amedeo II di Savoia si 
erano affrettati a porgere i loro ossequii al nuovo sovrano , che veniva ad 
incarnare il loro ideale, e molti nobili, primo il cavaliere D. Carlo Requesens, 
si erano recati a Torino. — Insieme con lui erano partiti il duca Gaetani, D. Nic- 
colò Galletti, D. Carlo Furnari , indi il principe di Villafranca, D. Antonio 
Federico conte di S. Giorgio, il marchese di Bifara, D. Giuseppe Opezzinga, 
il padre D. Francesco Alliata nobile teatino. 

A 10 settembre 17Ì3 il conte marchese di Geraci grande di Spagna 
s'imbarcò per Torino insieme con il marchese di S. Leonardo, con D. Gio- 
vanni Maurigi, D. Simone Sitaiolo, D. Francesco Rossel ed il cavaliere D. Ro- 
drigo la Farina. — Già però la notizia era stata data ufficialmente ed allora 
la Deputazione del Regno inviava le sue congratulazioni al nuovo sovrano, 
congratulazioni che dallo Stelkrdi vengono nella sua raccolta publicate come 
lettere credenziali del deputato siciliano (t) — Indi nominava ambasciatore 
presso Vittorio ed Anna : D. Francesco Bonanno principe di Roccafiorita che 
partiva per Torino insieme con il duca di Castellana, il duca di Floridia, il 
barone di Ficarazzi, il cavaliere D. Francesco Filingeri dei marchesi di Lucca, 
D. Giuseppe Sollima ed il padre D. Filippo Bonanno nobile teatino; ai quali 
tennero dietro il cavaliere fra D. Saverio Gravina dei duchi di S. Michele, 
D. Niccolò del Bosco e l'abate D. Giuseppe Gioeni dei duchi di Angió. 

Ma quando il deputato siciliano arrivava in Torino , Vittorio Amedeo 



(1) Lo Stellardi nel volume primo' della sua raccolta a foglio 46 e 47 publica come 
lettere credenziali quelle che nel volume delle consulte della Deputazione del regno se- 
gnato di numero 8 a foglio 7 sono dette lettere di congratulazioni — Quelle che invece 
nello stesso volume di consulte sono dette lettere credenziali vengono da noi publicate nei 
documenti. 



— IO — 



stava per partire e perciò il principe di Roccafiorita veniva ricevuto sollen- 
nemente dal re e dalla regina in Nizza a i ottobre 171 3. — Di là i Reali 
si recarono a Villafranca, dove a 3 ottobre dell'anno istesso s'imbarcarono 
per recarsi in Palermo. 



A 10 ottobre 171 3 le torri di guardia scoprivano i legni della squadra 
reale e subito ne davano notizia al marchese de Los Balbases ed al pretore 
di Palermo ; principe di Scordia. — I cannoni del castello e dei baluardi della 
città tuonavano, la popolazione accorsa alla marina era esultante. — Il viceré 
Balbases con il pretore, la nobiltà, l'arcivescovo di Palermo monsignor fra 
D. Giuseppe Gasch col suo vicario generale monsignor Sidoti , si recarono 
tutti sulla nave reale per complimentare il nuovo re e per chiedergli quando 
ordinasse lo sbarco. — Verso le ore 23, secondo l'orologio italiano, essi ri- 
tornarono portando la notizia che Sua Maestà avea deliberato di sbarcar l'in- 
domani. — Il giorno 1 1 il Senato di Palermo inviò al Re i senatori : D. Gi- 
rolamo Pilo e D. Francesco Eredia ed Aiutamicristo perchè s'inchinassero a 
lui in nome del Senato e gli domandassero in quale ora avrebbe voluto sbar- 
care, ed il Re loro disse che sarebbe sbarcato alle ore 22. 

Intatti alle dette ore il Re, la Regina ed il principe Tommaso di Savoia en- 
trarono in una gondola sfarzosamente arredata e sbarcarono nel ponte costruito 
a spese del Senato dinanzi la Porta Felice, ed in questo momento il castello 
ed i baluardi della città tacevano con triplicate salve tuonare i loro cannoni. 

Salirono in una carrozza del viceré tirata da sei superbi cavalli frigioni, 
circondata da trenta guardie del corpo dalle assise scarlatte coi moschetti in 
ispalla e bande azzurre ad armacollo; il re vestiva una giubba di color mar- 
rone a ricami d'oro, e la regina era in nero con splendidi diamanti. 

La carrozza reale era preceduta dalle milizie e seguita da altri cocchi, 
nei quali stavano le dame e figlie d'onore della regina, i ministri, i generali, 
il cerimoniere di corte ed i principali cavalieri della Corte Sabauda. — La 
strada per la quale si avviò fu il Cassare — Con bando del 6 ottobre 171 3 
il Senato aveva ordinato che fossero dai cittadini tappezzati le facciate delle 
case e venissero fatte per tre sere luminarie, ed il Viceré con suo bando del 
10 del detto mese avea dato ordine di non passeggiare carrozze per il Cas* 
sero durante l'ingresso privato delle Loro Maestà. 

Ed infatti non una carrozza per la splendida strada che oggi porta il 
nome del Re Galantuomo, ma se le carrozze mancavano la superba via nulla 
avea perduto del suo splendore ché anzi questo maggiore venia reso dagli 
addobbi dei palazzi. 

Splendido era il palazzo senatorio con tutto il prospetto tappezzato di 
broccati d'oro e di velluto trinato alternati, e nel quale era situato il ritratto 
intero del Re sotto ricco baldacchino. 

Superbo il seminario dei chierici, il triplice ordine della di cui facciata 
stava diversamente addobbato : nel primo ordine i damaschi chermisini trinati 
d'oro eran framezzati da scudi contornati di palme, nei quali eran otto im- 
prese allusive con motti; nel secondo le finestre eran fiancheggiate da gruppi 
di trofei e terminate con la candida croce di Savoia e l'aquila di Palermo; • 



— II — 



nel terzo fra gli addobbi d'ogni genere spiccavano otto emblemi con altret- 
tanti elogii. — Anche il palazzo arcivescovile era bene addobbato — La casa 
del presidente avvocato fiscale della Gran Corte Niccolò Pensabene era a- 
dornata pure con finissimi damaschi e velluti trinati d'oro , il duca delle 
Grotte, il maestro razionale Tommaso Bonifacio, il duca della Fabrica ad- 
dobbarono pure i loro palazzi con gusto ed amore. 

Il principe di Carini trasformò il suo palazzo in amena collina poiché 
gli arazzi finissimi portavan tessuti prati, boschetti, cacce con tale un'arte da 
ingannar l'occhio il più fine. — Il palazzo del duca di S. Filippo e quelli di 
molti altri facevan pure bella mostra, ma la facciata del colleggio della com- 
pagnia di Gesù era addirittura superba (i). Il portone era abbellito da una 
macchina in rilievo su fondo d'oro arabescata e scolpita in argento che la- 
sciava libero l'ingresso; quattro colonne ed altrettante statue l'adornavano da 
l'uno e l'altro fianco ; un'artistica cornice la chiudeva e sotto di questa pen- 
deva un'ampia ghirlanda che circondava un cartellone ovale dove stava scritta 
una dedica di tutto quello che la compagnia faceva in onore di Vittorio A- 
medeo. Nel frontispicio della porta in alto stavan le armi di Sua Maestà, e nel 
punto più alto nel centro un ricco baldacchino sotto cui stava il ritratto di 
lui, dinanzi a cui ardevano quattro doppieri. In tutto il prospetto ardevan più 
di trecento candele, ed eranvi moltissime iscrizioni d'elogio. 

Anche la casa del presidente del R. Patrimonio Don Casimiro Drago era 
splendidamente addobbata. — Il palazzo del conte marchese di Geraci era or- 
nato con damaschi lavorati a bei fioroni e trinati d' oro, e con delicatissimi 
arazzi portanti i trionfi di varii membri di casa Venti miglia. — Nel balcone 
di centro sotto un altissimo baldacchino di damasco a strette trine d'oro sta- 
vano i ritratti dei Sovrani. — Nel palazzo del principe di Villafranca, in Piazza 
Bologni, fra le coltri di broccato d'argento che pendevano dai balconi stava 
un baldacchino con i ritratti del Re e della Regina e due scudi d'argento con 
iscrizioni in loro onore. Le porte del palazzo erano tappezzate all'intorno con 
velluto con frange d'oro e d'innanzi ad esse e per tutto il fronte del palazzo 
ardevano infiniti doppieri. 

Tutte le facciate delle case, in una parola, erano variamente addobbate e 
perfino le carceri (2), dimentiche del dolore che internamente chiudevano nei 
prigionieri , erano interamente adornate di frondi allegre e di lumi brillanti. 
Su la porta poi vi si collocò l' imagine del Re che stendeva la mano quasi 
ad aprire i cancelli ed a spezzar le catene, come intatti, con magnanimo pen- 
siero, fece nel giorno della sua incoronazione. — Né il solo Cassaro, ma tutte 
le strade della città eran addobbate, che non vi fu casa o palazzo in cui non 
fossero stati esposti arazzi ed accesi abbondanti ceri. 

Arrivate le Loro Maestà al Duomo furono ricevute da Monsignor Ar- 
civescovo vestito a pontificale, accompagnato da sei canonici con piviale e mitra. 
Monsignore diede l'acqua benedetta ai Sovrani ed offerse loro due mazzo- 
lini di fiori, indi fu intonato il Te Dcum. — Si andò all'altare maggiore , il 



(1) Stava questo dove ora stanno il liceo Vittorio Emmanuele, la biblioteca Nazionale, 
il Ginnasio Giovanni Meli. 

(2) Queste stavano dove ora c'è il Palazzo delle Finanze. 



— 12 — 



Re e la Regina s'inginocchiarono sopra cuscini appositamente preparati e non 
trovandosene uno per il principe Tommaso, il maestro di cerimonie di mon- 
signor arcivescovo volea prendere quello del detto monsignore; ma ciò non 
permise Vittorio Amedeo, dando un primo esempio della sua devozione ed 
esemplare giustizia, e volle che si desse al principe un cuscino qualunque dell;) 
chiesa. 

Finito il Te Deum e le orazioni prò gr aliar uni actione e prò Rege, le Loro 
Maestà si recarono nella cappella di S. Rosalia. — Era dessa riccamente ad- 
dobbata, con l'altare riboccante d'argento portante un immensa quantità di 
candele accese, e vi si trovavano esposte, oltre delle reliquie della nostra santa 
patrona, le casse di S. Cristina e S. Agata, di S. Ninfa, la Maddalena e S. Ma- 
miliano. — Adorarono i Sovrani le sante reliquie, domandando a quali santi 
si appartenessero, indi se ne uscirono dalla porta maggiore accompagnati sino 
alla carrozza dall'Arcivescovo e dal capitolo della Cattedrale, ed andarono a 
Palazzo Reale. 

Ivi erano attesi dal già Viceré di Sicilia D. Carlo Filippo Antonio Spi- 
nola Colonna marchese.de Los Balbases, duca di Sesto, che mille compli- 
menti loro fece, e dalla principessa di Scordia moglie del pretore di Palermo 
con altre poche dame (non tutte per non esser d'imbarazzo) che s'inchina- 
rono alle Maestà Loro anche a nome di tutte le altre e domandarono loro 
in qual giorno sarebbero state ammesse al bacio delle Reali mani. 

Quale fosse stata l'impressione in Vittorio destata dalle prime accoglienze 
vogliamo mostrare con le stesse sue parole. Egli in una lettera inviata a Ga- 
spare Maria conte di Morozzo datata da Palermo a n ottobre 171 3 diceva 
di « aver ogni motivo di esser contenti di questo publico, il quale pendente il no- 
stro viaggio ha fatto continue preghiere per la prosperità del medemo , ed ora con 
universali dimostrazioni festeggia il nostro felice arrivo» (1) ed in un'altra, se- 
guitando a ragguargliarlo delle cose di Sicilia, gli diceva che continuava « a 
sperimentare universalmente l'affetto e zelo dei popoli, che sempre più si dimostrano 
contenti della sorte di averci per sovrani » (2). 

E non s'ingannava : i popoli eran contenti della sorte di averlo per So- 
vrano, egli veniva ad incarnare i Siciliani ideali, veniva preceduto dalla fama 
di principe giusto e magnanimo e subito come tale manifestossi in Sicilia; 
e se egli avesse fermata la sede e la dimora nell' isola ed avessero di tal 
guisa i siciliani avuto un re proprio lietamente, dice il Carutti (3), avreb- 
bero veduto la mutazione del principato; a qualunque costo e contro tutti, 
aggiungiamo noi, avrebbero mantenuto per sempre questa mutazione. 



(1) Lettere di Vittorio Amedeo I[ di Savoia re di Sicilia a Gaspare Maria eonte di 
Morozzo etc. in Miscellanea di Storia Italiana, volume 26 fog. 12. 

(2) Ibidem lettera di numero 3. 

(l) Carutti. Storia del Regno di Vittorio Amedeo II, Firenze, Le Monnier , 1863, 
og. 358. 



1 



— 13 — 



A 13 di ottobre 171 3 fuvvi a corte ricevimento del Senato di Palermo, 
della nobiltà, dei tribunali e dei prelati, e tutti ritornavano dal Palazzo Reale 
con 1' animo esultante e commossi per i modi cortesi e le gentilezze delle 
Loro Maestà. Il giorno 22 dello stesso mese il Re visitò il molo ed il ca- 
stello reale ed essendosi , nel ritorno , incontrato con il Santissimo Sacra- 
mento, uscito per dare il viatico ad un infermo, scese dalla carrozza e come 
il più umile degli uomini Lo accompagnò sino alla Cattedrale. Quale im- 
pressione quest'atto di Vittorio Amedeo destasse nel popolo palermitano a- 
bituato alla boria dei viceré spaglinoli non è a dirsi. Quei viceré che con il 
loro lusso ed il loro sfarzo superavano quasi le corti dei loro re non avreb- 
bero nemmeno per sogno pensato di scendere dai loro cocchi aurati per ac- 
compagnare il Santissimo Sacramento, e perciò i poveri nostri padri dovet- 
tero rimanere sbalorditi nel vedere un re discendere dal cocchio ed accom- 
pagnarlo. E certo quell'atto dovette rendere ancor più grande l'amore per il 
nuovo re. L' indomani andò a cavallo a Monreale e visitò quella stupenda 
Cattedrale, uno dei gioielli più preziosi della preziosa Sicilia. A 1 novembre 
171 3 il Re e la Regina andarono ai Cappuccini, ascoltaron la messa; indi il 
Re scese nella sepoltura, le meravigliose catacombe in cui coi morti scendono 
a conversare i vivi e dove par che morte abbia fallilo il colpo, e la regina vi- 
sitò la selva. 

11 giorno otto dello stesso mese tutti e due andarono a Monreale in 
carrozza. 

Tutte le città siciliane intanto si preparavano a far sollenni feste per 
l'acclamazione di Vittorio Amedeo a Re di Sicilia, e molte sono le relazioni 
che di esse furono date alle stampe. 

Di due città siciliane fra le altre : Polizzi Generosa e Castronovo non 
si rinvengono pubblicate relazioni di quelle feste , ma noi ne abbiamo rin- 
venuto le relazioni inedite (1). Polizzi, la nobile , la generosa città siciliana 
che si vanta esser la patria di molte nobili famiglie , non fu a nessun altra 
città dell'isola seconda in quelle feste, ed un cittadino di essa, con nobile e 
giusto orgoglio, scriveva : che i Tolii^ani non han cesso alle città grandi del re- 
gno, anij avanzato qualche città rinomata e pareggiato qualche d' una delle capi- 
tali (2). Ed invero splendide furon le feste celebrate : continui concerti mu- 
sicali s'alternavan con lo sparo di fuochi d' artificio e col suono di tutte le 
campane delle chiese per i giorni 10, 11 e 12 di novembre 171 3 ; la città 
era tutta illuminata, dai balconi delle case dei principali cittadini pendevano 
superbi arazzi e stavano esposti ritratti di Vittorio Amedeo. Tutte le chiese e i 
conventi eran illuminati fin sopra i campanili, le casine di campagna dei nobili 
eran ancor esse illuminate con torce a vento. Si innalzarono tre archi trion- 



fi) Le publichiamo qui in fine fra i documenti. Quella di Polizzi è estratta da un ma- 
noscritto della nostra Comunale, segnato Qq. F. 45; e quella di Castronovo da un volume 
contenente le Mastre Nobili di Sicilia, conservato nella biblioteca del nostro Archivio di 
Stato. 

(2) Relazione citata. 



— 14 — 



fali, in uno dei quali la Italia dormente veniva guardata dalla parte del capo 
dalla Savoia, rappresentata da Minerva armata, e dalla parte del piede dalla 
Sicilia rappresentata da un'amazzone, e la Sicilia mezza ignuda, con le vesti 
lacere, con i capelli ispidi, tenendo sparse dinanzi a sé un'infinità di spighe 
veniva adornata, ripulita, accarezzata da Vittorio Amedeo. Splendida ed arti- 
stica rappresentazione della verità : chè Vittorio Amedeo veniva a trovar la 
Sicilia rovinata dal mal governo spagnuolo, misera per le rapacità dei viceré; 
Verre novelli , ed avea ben ragione di esclamare quel cittadino di Polizzi : 
Hinc vivai Victor, vivai per Nestoris annos. 

Fortunati noi se il governo di Vittorio Amedeo si fosse prolungato in 
Sicilia, perchè grandissime e vaste erano le idee che egli avea concepito per 
avvantaggiare gli interessi della Sicilia e se avesse avuto il tempo e l'agio di 
metterle in esecuzione, torse quest'isola non avrebbe invidiato le più ricche 
nazioni dell'Europa. 

Non meno superbo del primo era l'arco trionfale innalzato dal mona- 
stero di S. Margherita, portante il ritratto di Sua Maestà sotto un ricco bal- 
dacchino di velluto chermisino trinato d'oro e d'argento. Nei quattro angoli di 
quest'arco stavano quattro scudi con un emblema dipinto ed una iscrizione. 
Uno degli scudi portava un pastore con il motto : Ego sum pastor bonus, al- 
ludendo alla bontà del nuovo re, il quale, qual pastore vigilantissimo, avrebbe, 
senza dubbio , come infatti fece , invigilato perché i suoi nuovi sudditi non 
fossero, come per lo innanzi, vessati : e molto arguta ne era l'iscrizione, che 
diceva : 

Mercennariorum inexplebilem avaritiam 

Grassatorum insatiabilem rapacitatem, 

Oves Siciliae ne pavere : 

Ad vestrae securitatis tutelarti 

Et pascuorum foecunditatem 

Invigilat benignissimus pastor. 

La domenica, 12 novembre 1713 , venne nella cattedrale celebrata una 
messa sollenne, finita la quale un padre Bueri dei predicatori recitò un pa- 
negirico alle glorie di Vittorio Amedeo. Indi si diè principio ad una superba 
cavalcata , nel corso della quale dai giurati della città veniva gridato : Viva 
Vittorio ^Amedeo, a. che rispondevan le grida di giubilo di un popolo intero, 
lo sparo dei mortaretti e degli archibugi ed il suon delle trombe e delle 
campane. 

Finita la cavalcata si ritornò alla Cattedrale, dove si cantò il ìe Deum 
in ringraziamento di aver un sì grande benefizio di vedere , come ben dice 
la relazione, dopo tre secoli il Re e Padre nel regno con la circostanza di padrone 
dichiaralo per le sue glorie, ineriti e virtù, degno di mille regni , amorevole verso 
i sudditi, glorioso per le imprese, catolico famoso e benemerito di essere annoverato 
nei fasti dei principi più rinomati che abbia avuto la terra fin oggi. 



A 12 novembre i/n seguiva pure l'acclamazione di Vittorio Amedeo 
a Re di Sicilia in Cistronovo. Questa città, che dall'imperatore Carlo V con 



privilegio dato in Bruxelles a 15 gennaio 1556 avea avuto conferito il titolo 
di fedelissima , volle dar prova non esser desso un appellativo vano e deri- 
sorio e cominciò a far luminarie per tre sere continue, precedenti al giorno 
dodici, stabilito per l'acclamazione. La sera dell'undici l'illuminazione fu più 
sollenne non solo dentro la città ma anche fuori le mura di essa, nelle chiese 
e nei conventi; vi fu sparo di fuochi artificiali, suono delle campane di tutte 
le chiese e concerti musicali. Il 12 di novembre cadeva di domenica. Nella 
cattedrale si celebrò una messa sollenne prò Rege, si cantò il Te Deum lau- 
damus, durante il quale vi fu sparo di tuochi d' artificio e tutte le campane 
delle chiese suonarono. Ad ore 21, secondo l'orologio italiano, ebbe luogo una 
splendida cavalcata con l' intervento di tutte le autorità e dei nobili : ebbe 
inizio dal palazzo di città dove era conservato e guardato con buona guardia 
lo stendardo reale, e durante il cammino ad un giurato che gridava: Fide- 
Ussinia città di Castronovo ! il popolo unanime rispondeva : Viva, viva Vittorio 
Amedeo Re di Sicilia nostro Signore e Patrone naturale ! ! ia;endo seguito alle 
acclamazioni il suono delle trombe e delle campane. Si scopersero molti qua- 
dri portanti l'effigie di Sua Maestà preparati in diversi luoghi , e finalmente 
si giunse nella piazza, dove era stato innalzato un palco alto circa dieci metri, 
tappezzato con damasco chermisino con un baldacchino pure di damasco trinato 
d'oro, sotto il quale stava un ritratto di Vittorio Amedeo al naturale, coperto. 
Allora il giurato che teneva nelle mani lo stendardo reale gridò nuovamente : 
Fidelissima città di Castronovo ! ed a lui risposero le voci del popolo che di- 
cevano : Viva, viva Vittorio Amedeo Re di Sicilia nostro Signore e Patrone na- 
turale ! ! si scoperse il quadro e le grida di giubilo emesse in quel momento 
dal popolo furon forse più forti del suono delle trombe, delle campane e dello 
sparo degli archibugi e dei fuochi d'artifìcio. 

Intanto dovea farsi la sollenne entrata , acclamazione ed incoronazione 
del nuovo Re in Palermo. Vittorio stabili che il sollenne ingresso e l'accla- 
mazione avesse luogo il 21 dicembre 171 3 e l'incoronazione il 24, ma prima 
volle che si benedicessero le bandiere delle milizie. Infatti a 19 dicembre 
vennero da Monsignor Arcivescovo benedette le nuove bandiere delle milizie 
portanti le insegne del regno e furon consegnate agli alfieri; nella qual con- 
segna il cavalier Antonio Olgiat maggiore e capitan comandante del reggi- 
mento : Piemonte, parlò agli ufficiali, soldati ed alfieri. Agli ufficiali ei disse : 
« Miei signori ufficiali, vedete le bandiere che Sua DiCaestà confida al vostro valore ? 
Queste sono state benedette da Dio, dal quale dovete sperar l' assistenza della sua 
divina protezione hi tutte le nostre imprese secondando il zelo che voi avete nel 
servilo del Re ^Mostro Signore » Ai soldati disse : Soldati, si raccomandano an- 
che al vostro ordinario valore; e ricordatevi, in tutte le occasioni, che il vostro 0- 
nore vi obliga a seguitarle da pertuito con intrepidezza, ed a più tosto morire che 
abandonarle. E per dar segno che voi cosi giurate di eseguire, alzaie tutti la destra. » 
E così con grande entusiasmo fecero tutti. Indi si rivolse agli alfieri e disse : 
« Signori, le bandiere, si preggiate e che sono contrasegno d'onore, vi si consegnano 
con la sicurezza che voi non le perderete che con la propria vita. » Queste parole 
furon seguite da grida di approvazione e di giubilo e le milizie si ritirarono 
nei quartieri. 



Era già il 21 del mese di dicembre del 171 3 , giorno stabilito per il 
sollenne ingresso e l'acclamazione di Vittorio Amedeo. Con due bandi del 
17 dello stesso mese il Senato di Palermo aveva ordinato che venissero ad- 
dobbati tutti i. balconi e le finestre del Cassaro e delle vie laterali a comin- 
ciare dal giorno 21 sino al 24 incluso, che nelle sere di questi stessi giorni 
si facesse sontuosa illuminazione e che il giorno 21 a cominciare dalle ore 
17 sino a che avesse avuto fine il sollenne ingresso non passeggiassero car- 
rozze. Avea inoltre stabilito di innalzare alquanti archi trionfali, che furono 
sei e tutti splendidi; tre costruiti a spese del Senato e gli altri : uno a spese 
della nazione napoletana , un altro della nazione genovese ed il terzo della 
nazione milanese. Il primo, eretto a spese del Senato, a porta dei Greci era 
alto palmi 70 all'incirca e largo 45 ; veniva chiuso da un vaghissimo fregio 
sul quale, tra vessilletti di fiamma, circondata da fulgidissimi raggi, splendeva 
la candida croce di Savoia, croce santa, foriera di gloria ed amor. Il secondo, 
pur esso a spese del Senato, fu eretto a Porta Felice. Dalla parte del mare 
lo chiudevano le statue del tempo e della fortuna che sostenevano un car- 
tellone con lo scritto seguente : 

V1CTORE AMEDEO REGE 
FOELICITATI MAXIM AE PORTAS ATTOLLIT 

S. P. Q. P. 

Su questo cartellone stava la felicità incurvata sostenente lo scudo con le 
armi reali, ed accanto a lei due gemetti veniali spargendo fiori e frutta. Nella 
nicchia di ciascuna delle due facciate della superba porta un cartellone argenteo 
portava dipinto un emblema ed un motto. In quello del fianco destro si ve- 
deva in mare una nave dalla cui poppa sporgeva un braccio che tenea un 
ramo con frutta d'oro col motto : Longo post tempore visum, prèso da quei versi 
del VI libro dell'Eneide di Virgilio, dove parla del figlio d'Anchise che com- 
pare negli Elisi col ramo d'oro ed é ammirato da Caronte nel tragittarcelo : 

.... Die admirans venerabile donimi 
Fatalis virgae, longo post tempore visum, 

alludendo alla ricchezza d' ogni bene che dal nuovo Re i siciliani si ripro- 
mettevano, e che egli infatti ad essi apportò. 

L'emblema del fianco sinistro portava un capo con tre braccia intorno, 
medaglia antica di Palermo, capitale della Sicilia, la Triquetra e Trinacria 
degli antichi. Il braccio destro offriva le chiavi della reggia , il sinistro lo 
scettro, il terzo, che si stendeva in alto, la corona col motto : Digniorì detur. 

Splendido era l'arco innalzato a spese deila nazione napoletana. Quello 
della nazione genovese era una mole risplendente d'argento e d'oro. Ai quattro 
canti, da ciascun lato, fu innalzato un arco a spese del senato, che in alto venian 
terminati da una bellissima corona, che tutti li univa. Eran tutti lavorati d'oro 
e d'argento e sulla sommità ai due lati portavano due scudi nei quali: in uno 
era l'aquila d'oro di Palermo, nell'altro 1' aquila nera di Sicilia e nel mezzo 
stavano due leoni che sostenevano le armi del Re. La corona che circon- 
dava gli archi era tutta d'argento d'una magnificenza ammirabile. Sopra le 
fontane v'eran quattro quadroni con figure allusive , e le quattro aquile che 



— »? — 



stavano nelle chiavi dei quattro arconi stringevano negli artigli come un largo 
nastro, love stava uno scritto con il quale pareva che invitassero i popoli 
alla festa ed al giubilo. La prima parea che gridasse : Victorius Amedeus Chri- 
stiani orbis Apollo venit : Io papali ! La seconda : Victorius Amedeus lialiae o- 
culus Siciliam videi : Gaudete Sicani ! La terza : Victorius Amedeus Sabaudus Her- 
cules fortunaiii vinài : Plaudite Siculi ! La quarta : Victorius Amedeus Trinacriae 
Iuppiter Tananai regnai : Condamate, gaudete cives ! Nei lati delle quattro fonti 
v'eran quattro palchi da dove suonava una scelta orchestra (i). Non meno 
splendido degli anzidetti era l'arco trionfale eretto dalla nazione milanese, alto 
palmi settanta e largo quarantadue. 

Nel centro della piazza di S. Erasmo era stato rizzato un gran padiglione 
coperto all'esterno di velluto chermisino con larghe trine d'argento. Per un 
atrio, coperto a cupola, si entrava nella real camera, rotonda, tappezzata da 
terra sino al tetto con finissimi broccati d'oro e nella quale un ricchissimo 
baldacchino innalzavasi dal pavimento, interamente coperto da superbi tappeti 
persiani. Erano già le ore 17, secondo l'orologio italiano, ed il re e la re- 
gina con i gentiluomini e le dame arrivarono in carrozze senza treno. 

Entrarono dentro il padiglione, s'assisero sotto il soglio ed il marchese 
della Pierre gran ciambellano introdusse Don Nicolò Placido Branciforte prin- 
cipe di Butera, primo titolo del Regno di Sicilia, che, piegate ambo le gi- 
nocchia dinnanzi a Vittorio Amedeo, espresse il comune giubilo per averlo 
come sovrano. Il Re s'alzò col capo coperto e nel benignarsi , con cortesi 
parole, a ringraziarlo prese dalle mani del marchese Pallavicino grande scu- 
diere lo stendardo reale e glielo porse dicendogli : « Priucipe , a Voi come a 
primo titolo del regno si consegna io stendardo delle mie armi , perché lo portiate 
in questo giorno a vista dei miei vassalli , a fin che tutti sappiano che io sono il 
suo %e, a cui hanno da servire, ubidir ed amare eoa tutto il cuore.» S'inchinò 
il principe e commosso strinse al petto il vessillo reale e nel frattempo tuo- 
narono tutte le artiglierie della città. Dato l'ordine dal Re al conte d'Aglié 
di far muovere la cavalcata , questa si mise in moto. Marciò prima il reg- 
gimento dei dragoni seguito dai valletti delle Loro Maestà a piedi e dai paggi 
del Re e della regina a cavallo con le pistole all'arcione. Dietro a loro ve- 
niva Don Raffaele Bellacera e Vanni marchese di Regalmici capitano giusti- 
ziere di Palermo con alla sinistra Don Giuseppe Giusino e Scibecca uno dei 
tre giudici . pretoriani e capitaniali, seguito dall'araldo della deputazione del 
regno : Stefano Puccio, che precedeva i deputati : Vincenzo la Grua principe 
di Carini, Giuseppe Riggio marchese della Ginestra, Giuseppe Filingeri conte 
di S. Marco deputati ecclesiastici, Antonino Lucchese duca della Grazia, Fran- 
cesco Bonanno principe di Roccafiorita deputati militari, Francesco Molinelli 



(1) Per descrizioni più complete è da consultarsi: « La feliciti in trono sull'arrivo, ac- 
clamatione e coronatione. delle Reali Maestà di Vittorio Amedeo duca di Savoia e di Anna d'Or- 
leans eie. per D. 'Pietro Vitale. — ''Palermo, Agostino Ispiro, ijij » del qual libro molto ci 
siamo serviti -e-dal quale a bbiamo tr atto unii delle tavo fe~~clTe~ si r&evanevqui in rme». 



— 18 — 



principe di S. Rosalia e Blasco Corvino principe di Mezzoiuso deputati de- 
maniali. 

Tenevano loro dietro gli uffiziali della Deputazione : Benedetto Ballaroto 
procurator fiscale, Giovan Battista Tassarelli razionale, Carlo Gatto detentore 
delle università, Francesco Tinnaro coadiutore di razionale, Giuseppe Cam- 
pisi procurator fiscale, Carlo Galasso suo controscrittore , Stanislao Bracco 
controscrittore e Gaspare Catania coadiutore di controscrittore. 

Vestito con giubba di velluto chermisino trinato d'oro veniva immedia- 
tamente dopo agli uffiziali della deputazione: Bartolomeo Fenda araldo della 
Tavola o publico Banco di Palermo, e dietro a lui : Ottavio Savona gover- 
natore negoziante , Giovanni d' Eredia governatore nobile , Agostino Forno 
barone della Fede archivario, e Luigi Filippo di Settimo governatore nobile. 

Ai rappresentanti del pubblico Banco faceva seguito la nobiltà disposta 
per due. I colori bizzarri , 1' oro profuso , i generosi destrieri attiravano gli 
sguardi dell'immensa moltitudine e tutti dietro alle fitte file dei soldati aguz- 
zavano lo sguardo, aspettando di vedere il nuovo Re, già a loro molto noto 
per fama. Eran molti i nobili, ma molti al certo sfuggirono agli occhi degli 
astanti; quelli dei quali, dagli scrittori contemporanei, ci vennero tramandati 
i nomi erano (i) : 

Girolamo Filingeri marchese di Lucca. . con Matteo Luglio duca di Casalmonaco. 
Gaetano Ventimiglia principe di Belmonte,. con Melchiorre Bonanno duca di Castellana. 
Alessandro Filingeri principe di Cutò . . con Francesco Requesens conte di Buscemi. 
Bartolomeo Caccamo principe di Castelforte (2). con Giovar. Battista Airoldi marchese di S. 

Colomba. 

Traiano Settimo marchese di Giarratana . con Onofrio Sieripepoli bar. di Mangiadaini. 
Giuseppe Perpignano princ. di Bonriposo (3) . con Lorenzo Marziani princ. di Furnari (4). 
Girolamo Grifeo principe di Partanna . . con Ignazio Vassallo. 
Francesco-Ferdinando Gravina princ. di Pa- 
tagonia ...... con Lancellotto Castelli principe di Castel- 
ferrato (5). 

Giuseppe del Bosco princ. di Cattolica (6) . con Saverio Valguarnera principe di Valguar- 

nera (7). 

Benedetto Emmanuele marchese di Villa- 
bianca (8) con Carlo Naselli duca di Gela (9). 



(1) Quantunque siano pubblicati dal Vitale nell'opera citata, non crediamo inutile ri- 
pubblicarli.' 

(2) Questo titolo passò in casa Massa ed oggi in casa Gravina nel ramo dei principi 
di Comitini. 

(3) Passato in casa Ventimiglia nel ramo dei marchesi di Geraci. 

(4) Passato in casa Notarbartolo nel ramo dei duchi di Villarosa. 

(5) Questo titolo passò in casa Villadicane, sotto la denominazione di Mola. 

(6) Passato in casa Bonanno nel ramo dei principi di Roccafiorita. 

(7) Passato in casa Alitata nel ramo dei principi di Villafranca. 

(8) Fu padre di Francesco Maria Emmanuele e Gaetani autore della _ Sicilia Nobile 
opera importante in 6 volumi , due dei quali d'appendice: publicati : i primi quattro nel 
1754, il quinto nel 1775, ed il sesto nel 1897 a cura nostra e del cavaliere Carlo Crispo 
Moncada. 

(9) Passato in casa Trigona nel ramo dei principi di S. Flia. 



— 19 — 



Orazio Em inaimele . 

Antonino Stella marchese della Gran Mon- 
tagna (i) 

Gervasio Pescia marchese d' Irosa 

Placido Gisulfo ...... 

Vincenzo Parisi ...... 

Stefano Oneto duca di Sperlinga 
Giovan Battista Barzellini marchese d' Ana- 
lista (2) 

Giovan Tommaso Oneto princ. di S. Lorenzo 
Ottavio Gravina princ. di Rammacca . 
Ferdinando Gravina principe di Comitini 

Gaspare Notarbartolo principe di Sciara 
fra Pietro Romeo cavaliere di Malta . 
Giuseppe Branciforte princ. di Villanova (3). 

Ottavio Montaperto principe di Raffadali 

Giuseppe del Castillo marchese di S. Ono- 
frio (4) 

Cesare Bellia barone di Camemi . 

Giovan Francesco Morso marchese di Gibel- 
lina (5) . •. . 

Federico Napoli principe di Resuttano . 

Em inaimele Lucchese princ. di Campofranco 
Giuseppe Galletti principe di Fiumesalato . 

Niccolò Galletti marchese di S. Cataldo 
Giuseppe Beccadelli di Bologna principe di 
Camporeale ...... 

Pietro Beccadelli di Bologna marchese d'Al- 
tavilla ....... 

Pietro Oliveri duca d'Aquaviva . 
Federico Petroso barone di Ramorsura (8) . 
Francesco Fernandez de Medrano 
Baldassare Naselli principe d'Aragona . 

Giulio Cesare Imperatore VI marchese d'A- 
limena (10) . 



con Francesco Notarbartolo barone di Bom- 
bi netto. 

con Mario Boccadifuoco. 

con Francesco Camillo Corvino. 

con Giuseppe Gisulfo. 

con Giuseppe Gioeni. 

con Giuseppe Oneto. 

con Giuseppe Morreale duca di Castrofilippo. 
con Baldassare Piatamene duca di Belmurgo. 
con Bernardo Gravina. 

con Giuseppe Bonanno principe di Lingua- 
glossa. 

con Antonio Cottone marchese d'Altamira. 
con Giuseppe del Castillo. 
con Ferdinando Maria Tornasi principe di Lam- 
pedusa. 

con Ottavio Lanza principe di Lanza. 

con Giovanni Calascibetta. 

con Franco Maccagnone princ. di Granatelli. 

con fra Carlo Requesens cav. di Malta, 
con Vincenzo di Giovanni duca di Sapo- 
nari (6). 

con Giulio Molinelli duca di Villarosa 

con Pietro Domenico Moncada principe di 

Mon forte, 
con Luigi Gaetano duca Gaetano. 

con Giulio Maria Grimaldi dei principi di S. 
Caterina. 

con Giuseppe Arezzo duca di S. Filippo li 

Colonni. 
con Filippo Cordova, 
con Girolamo Oliveri. 
con Giuseppe Garofalo. 

con Nicolò Palmerino principe di Torre di 
Goto (9). 

con Domenico Rosso principe di Cerami. 



fi) Questo titolo passò in casa Del Castillo. 

(2) Passato in casa Sartorio. 

(3) Pass.ito in casa Corvino, nel ramo dei principi di Mez/.oiuso. 

(4) Passato in casa Anfossi. 

(5) Passato in casa Naselli nel ramo dei principi di Aragona. 

(6) Passato in casa Alliata nel ramo dei principi di Villafranca. 

(7) Passato in casa Notarbartolo. 

(8) Questo titolo passò in casa Grimaldi nel ramo dei marchesi di Torresena. 

(9) Passato in casa De Gregorio sotto la novella denominazione di S. Elia-Gregorio. 

(10) Passato da casa Del Bosco in casa Fatta. 



— 20 — 



Orazio la Torre principe della Torre . 
Antonino Morreale marchese di Melia (2) 
Vincenzo Paterno barone di Bicocca . 

Vitale Celestri marchese di S. Croce . 

Bernardo Trigona marchese di Canicarao 
Carlo Cottone principe di Castelnuovo 
Giovanni Gioeni principe Bologna 
Francesco d'Angelo barone di Bertolino 
Cristoforo Benenati IV marchese di S. Andrea 
fra Rodorico la Farina cavaliere di Malta . 
Luigi Moncada duca di S. Giovanni . 
Domenico Barzellini ■ . 
Tommaso Termine principe di Castelter- 
mine (3) 

Ferdinando Colonna duca di Reitano . 
Vincenzo del Bosco principe di Belvedere (4). 
Lucio Dente principe di Castellazzo 
Antonino Pilo ...... 

Emanuele Vanni marchese di S. Leonardo (5). 
Marco Mancino V marchese delPOgliastro . 

Francesco Perollo . 

Antonino Federico conte di S. Giorgio 

Vitale Valguarnera principe di Gangi (7) 

Pietro Garsia barone di Colobria 

Luigi Gerardo Giardina marchese di S. Ninfa 

Giuseppe Bologna principe di Sabuci . 
Orazio Bologna ...... 

Girolamo Gravina principe di Montevago . 
Alessio Santostefano marchese della Cerda . 
Diego Ioppolo duca di Sinagra . 
fra Carlo Riggio cavaliere gran croce di Malta 
Ottavio Trigona barone dell' Imbaccari 

Girolamo Marassi duca di Pietretagliate (10). 

Domenico Antonio Gravina conte Gravina . 



con Luigi la Farina marchese di Madonia (1). 
con Gaspare Montaperto. 
con Giuseppe Alvaro Paterno barone di Man- 
ganelli. 

con Giovan Battista Paterno barone di Fica- 
razzi. 

con Vincenzo Maiorana. 
con Mario Vanni. 

con Antonino Ventimiglia conte di Prades. 
con Simone Sanminiati. 
con Giuseppe Pilo marchese della Torretta, 
con Cristoforo Pape duca di Pratoameno. 
con Gaetano Gallego principe di Militello. 
con Francesco Cappero. 

con Antonio Cappero. 

con Giuseppe Alliata principe di Villafranca. 

con Giovan Luigi Settimo. 

con Ignazio Pilo marchese di Marineo. 

con Placido Vanni. 

con Giuseppe Lucchese. 

con Giovanni San Martino Ramondetta duca 

della Fabrica (6). 
con Giovan Francesco Ferreri. 
con Salvatore Grugno. 

con Simone Valguarnera conte di Albons (8). 
con Francesco Galifi. 

con Giuseppe Lucchese marchese di Casalge- 

rardo (9). 
con Giovan Battista Oneto. 
con Francesco Oneto. 

con Francesco Moncada conte di Cammarata. 
con Pietro Moncada. 
con Niccolò Termine, 
con Ignazio Corvino. 

con Vincenzo Aprile barone delle Segrezie di 

Caltagirone. 
con Gabriele Castelli marchese di Motta di 

Affermo, 
con Giuseppe Ugo. 



(1) Passato nella famiglia: Crescimanno. 

(2) Passato nella famiglia : Napoli. 

(3) Passato in casa Stagno sotto la novella denominazione di Montesalso. 

(4) Vedi: nota fio) a pag. 19. 

(5) Passato in casa Carrozza. 

(6) Passato in casa Filingeri, nel ramo dei principi di Cutò. 

(7) Passato nella famiglia Alliata nel ramo dei principi di Villafranca. 

(8) Sconosciamo assolutamente 1' esistenza di questo titolo di conte in Sicilia ; nella 
famiglia Valguarnera conosciamo il titolo di conte d'Assaro, passato in casa Alliata e quindi 
in casa Mantegna nella persona di Oliva Mantegna e Alliata in Lanza. 

(9) Questo titolo passò in famiglia Mango, ed oggi, giusta il parere favorevole della 
Commissione Araldica Siciliana, spetta al signor Giuseppe Mango (di Antonino , di Giu- 
seppe, di Antonino, primo acquisitore in casa Mango), padre dell'autore di queste pagine. 

(10) Passato nella famiglia Alliata. 



— 21 — 



Francesco Spadafora marchese della Roc- 
cella (i) 

Biagio de Spucches duca di S. Stefano 

Francesco Antonio lo Faso duca di Serradi- 
falco 

Pietro Opezzinga ...... 

Alessandro Galletti marchese del Casale (2). 

Stanislao Maurigi ..... 

Antonio Sandoval principe di Castelreale (3) 

Francesco Maria Rivarola .... 

Ludovico Alliata barone di Solanto 

Girolamo Garsia marchese di Savochetta 

Francesco Lucchese duca Lucchese 

Garsia Mastrilli marchese di Tortorici 
Ottavio Valguarnera marchese di S. Lucia . 
Giovanni Valguarnera ..... 

Giovanni Vitale ...... 

Luigi Maria Bruno marchese di Torrealta (7) 
Ignazio Lanza conte di Mussomeli 
Francesco Rossel ..... 

Giulio Cesare Caldarera barone di Menta o 
Raulica ...... 

Michele Ardoino pn'ncipe di Alcontres (9) . 

Muzio Spadafora principe di Spadafora 
Andrea di Vincenzo ..... 

Guttierez della Valle barone di Valle d' oro 
Tommaso Muzio barone di S. Antonino 
Giovanni Antonio Colonna Romano marchese 
di Fiumedinisi ..... 

Giovan Battista Gravina .... 

Coriolano Fardella ..... 

Carlo Algaria barone di S. Giuliano . 
Giovanni Ferro ...... 

Pietro Emmanuele ..... 

Giuseppe Sollima ..... 

Alberto Riccio barone di S Anna (10). 
Matteo Spadafora ..... 

Mariano Vernagallo ..... 

Domenico Orioles barone di Gattaino. 



con Ignazio Migliaccio principe di Malvagna. 
con Biagio de Spucches barone di Gaggi. 

con Vincenzo Lo Fasi», 
con Giuseppe Opezzinga. 
con Gaspare Platamone. 
con Francesco Agraz. 

con Pietro Filingeri principe di S. Flavia (4). 
con Giuseppe Alliata. 
con Nicolò Notarbartolo. 
con Francesco Valdibella marchese di S. Gia- 
cinto (5). 

con Pietro Grimaldi principe di S. Cate- 
rina (6). 

con Diego del Castillo marchese di S Isidoro. 

con Giuseppe Valguarnera. 

con Michele Valguarnera. 

con Antonio di Giovanni. 

con Marcello Sieripepoli. 

con Pietro Gaetano principe di Cassaro (8). 

con Simone Sitaiolo. 



con Antonino Muzio barone di Grottarossa. 
con Guttierez Spadafora marchese di Polla- 
stre Ili. 

con Giuseppe Spadafora. 
con Antonino Spadafora. 
con Girolamo Calvello. 

con Giuseppe Bruetti barone di S. Domenica. 

con Francesco Valguarnera. 

con Michele Reggio 

con Scipione di Blasi. 

cou Giulio Pollastra. 

con Baldassare Ferro. 

con Placido Riccio. 

con Antonino Lanza. 

con Bernardo Giusino duca di Belsito. 

con Gregorio Castelli. 

con Francesco la Lumia. 

con Giuseppe Iacona. 



(1) Passito in casa Ascenso ed oggi di spettanza del signor Alonso Alberto Monroy 
principe di xMaletto figlio di Francesca Àscenso. 

(2) Passato in casa Bonomo, indi in casa Zuaro i*d oggi di spettanza della famiglia 
Avarna. 

(3) Passato in casa Notarbartolo nel ramo dei principi di Sciara. 

(4) Passato in casa Gravina nel ramo dei principi di Rammacca. 

(5) Passato in casa Mira. 

(6) Passato in casa Giardina. 

(7) Passato in casa Emanuele. 

(8) Passato in casa Statella. 

(9) Passato in casa Stagno. 

(10) Passato in casa Monroy, nel ramo dei principi di Pandolfina. 



— 22 — 



Dopo i nobili venivano i razionali del Real Patrimonio : Severino Pel- 
legrino, Girolamo Lombardo. Antonino Palermo , Bernardino Denti , Carlo 
Cardia, Matteo Asciutto, Lorenzo Ottone ; i procuratoti fiscali della Gran 
Corte : Alessandro Accomando, Andrea Maida, Michele Madrenfi, Pietro Mar- 
ziani, Giacinto Bongiovanni; e i segretarii del regno : Giovan Battista Bon- 
gio vanni, Girolamo Baffico, Marco Antonio Ducei protonotaro della Camera 
Reginale, Onofrio Jannó segretario e maestro notaro del Tribunale del Real 
Patrimonio e Giacomo Chiavarello. 

Poscia tra i ministri del Sacro Consiglio su cavalli coperti con gual- 
drappe di velluto nero stavano i prelati ed abbati parlamentari cavalcanti mule 
coperte di gualdrappe di velluto nero o violaceo. 

Andavano disposti nel seguente modo : tra Vincenzo Ugo presidente 
della R. Gran Corte e Giuseppe Fernandez de Medrano marchese di Moni - 
pilieri presidente del R. Patrimonio stavano: l'illustrissimo fra Don Giuseppe 
Gasch arcivescovo di Palermo e Asdrubale Termine vescovo di Siragusa; loro 
seguiva il presidente del Concistoro : Casimiro Drago; tra Casimiro Nicosia 
giudice della G. Corte Criminale e Giuseppe Valguarnera principe di Niscemi 
maestro razionale cavaliere del R. Patrimonio stavano: Fra Matteo Muscello 
da S. Stefano vescovo di Cefalù e Bartolomeo Castelli vescovo di Mazzara; 
tra Pietro Sartorio giudice della R. Gran Corte Criminale e Calogero Co- 
lonna Romano duca di Cesaró maestro razionale cavaliere del R. Patrimonio: 
Oronzio Salinari prelato ponente d'immunità e Francesco Maria Patti pre- 
lato votante di segnatura; tra Francesco Maria Cavallaro giudice della Gran 
Corte Civile e Antonino Nigrì maestro razionale del R. Patrimonio : Fran- 
cesco Barbara abate di S. Lucia cappellano maggiore del Regno e Andrea 
Marini abate di S. Giovanni l'Eremiti; tra Antonio di Virgilio giudice della 
Gran Corte Civile e Tommaso Bonifacio maestro razionale togato del real 
Patrimonio : Pietro Sandoval abate di S. Maria di Gala e Lorenzo Gioeni 
abate di S. Michele di Troina; tra Onofrio Buglio giudice della Gran Corte 
Civile e Benedetto Gismondi maestro razionale togato del R. Patrimonio: 
Francesco Catena abate di S. Maria dei Bordinari e l'abate Giovanni Filin- 
geri priore di S. Andrea di Piazza; tra Francesco Moncada principe di Lar- 
deria maestro razionale cavaliere del R. Patrimonio e Giuseppe conte Avarna 
maestro razionale cavaliere del R. Patrimonio: Antonino Scoma abate di 
S. Caterina di Linguaglossa e padre Onorato Salerno cassinese abate di S. Mar- 
tino delle Scale; tra Muzio Spadafora principe di Venetico e Giovanni San 
Martino di Ramondetta duca di Montalbo maestri razionali cavalieri del 
R. Patrimonio : l'abate padre Michele del Giudice cassinese priore della me- 
tropolitana di Monreale e Giuseppe Gioeni abate di S. Maria di Pedala; tra 
Cristoforo d'Amico maestro razionale togato del R. Patrimonio e Giuseppe 
Reggio marchese della Ginestra maestro razionale cavaliere del R. Patrimo- 
nio : Francesca Giacchetto abate di S. Anna delle Scale e Giovanni Giusino 
abate di S. Maria dell'Arco ; tra Niccolò Pensabene avvocato fiscale della 
Regia Gran Corte e Domenico Papé duca di Giampilieri protonotaro del Regno 
stava l'abate Giovanni Branciforte priore di S. Maria di Burgitabus; in ultimo 
venivano i giudici del Concistoro : Antonino del Giudice, Girolamo Arena 
e Ignazio Perlongo ed il maestro segreto Corrado Antonio de Aguilera. — 



— 23 — 



Immediatamente dopo il Sacro Consiglio venivano i mazzieri del Senato : 
Francesco Pelino e Giuseppe Sapone con la sopraveste di broccato d'oro e 
con le mazze d'argento dorato, e dietro a loro, su un hello e mansueto ca- 
vallo, Giovan Luigi Spinola principe di Gran Monte tesoriere generale del 
regno, che venia gettando a piene mani sul popolo monete d'argento, nuove 
di zecca, con l'effigie di Vittorio Amedeo II di Savoia. 

Ma l'oro che in ogni tempo è stato leva potente e causa d'ogni sorta di 
delitti in quel momento nessuna impressione destava nel popolo nostro, che 
tutti ritti sulle punte dei piedi, con gli occhi fissi, guardavano il ricco baldac- 
chino color di fiamma, sotto il quale stavano i sovrani, che lentamente s'a- 
vanzava. — E se non del tutto, quasi quasi passaron inosservati agli occhi 
dei più i cavalieri della corte dei nuovi ed amati sovrani che venivan dietro 
al principe di Gran Monte. — Eran dessi : il conte d'Ag'iè, il cavalier Bonzo 
e il conte Balangero gentiluomini di bocca; il cavalier della Rocca e il ca- 
valier Giobbi maggiordomi; l'abate di Gattinara e l'abate di S. Giorgio ele- 
mosinieri; il marchese Mossi, il conte di Pocapaglia, il conte di Rivalora, il 
marchese Roddi, il marchese di Melazzo , il marchese Ghillini ed il conte 
marchese di Geraci gentiluomini di camera; il conte di Ziano ed il cavalier 
Guerra primi scudieri della Regina, il marchese di Lucey gran maestro della 
guardarobba; il conte di Cartos primo scudiere del Re ed il marchese di 
S. Tommaso cavaliere della SS. Annunziata, primo ministro e segretario di 
Stato di Sua Maestà. — Ma se questi cavalieri passaron per caso inosservati 
agli occhi dei più non può assolutamente dirsi altrettanto di Nicolò Placido 
Branciforte principe di Butera, primo titolo del Regno, il quale portava lo sten- 
dardo reale, che, dice il Vitale, venia sventolato dalle voci di tutto il popolo, 
che gli fiatava attorno : Viva il Re Vittorio Amedeo ! Viva il Re ! — Dopo il 
Butera veniva, portato a mano da un palafreniere, il cavallo donato al Re dal 
Senato di Palermo, uno dei puledri più belli della scuderia del pretore prin- 
cipe di Scordia con una sella che era davvero una magnificenza. 

Vicino al cavallo, un po' in avanti, veniva il principe Tommaso di Sa- 
voia — Finalmente s'avanzava lo splendido baldacchino sotto al quale stavano 
i sovrani; era desso con sei aste che venivan tenute da cinque senatori : Antonio 
Bellacera, Niccolò Santostefano, Francesco Eredia, Pietro Gismondi e Giro- 
lamo Pilo ed in mancanza di Giovanni Aoiz sesto senatore , ammalato , da 
Gaetano Celesia regio maestro notaro del Senato. — La staffa del Re era te- 
nuta da Ottavio Lanza principe di Trabia e quella della Regina dal pretore 
Giuseppe Branciforte principe di Scordia. — Dietro alle Loro Maestà venivano 
Alonzo Agraz marchese dell' Unia secreto delle regie dogane e il marchese 
di San Severino luogotenente delle Guardie del Corpo, attorno ad esse i se- 
condi scudieri : marchese della Chiusa, marchese Dogliani, cavaliere di Cha- 
lant, conte della Manta e conte Massello. — Vicino alla man destra del Re: 
il marchese Pallavicino grande scudiere che portava la spada reale sguainata; 
e vicino alla Regina il conte di Covone suo cavalier d' onore. — Dietro al 
Re veniva il marchese di Tournon capitano delle guardie del corpo e dietro 
a lui a destra il marchese di S. Giorgio gran maestro della casa reale ed a 
sinistra il marchese della Pierre gran ciambellano, seguiti dal marchese d'An- 
grogna gran maestro di cerimonie che precedeva le dame e figlie d' onore 



— 24 — 



della regina: la principessa della Cisterna prima dama d'onore, la marchesa 
di Chatillon dama d'atour(i), la marchesa di S. Tommaso, la contessa della 
Rocca, la contessa Provana e la marchesa d'Andorno dame d'onore, mada- 
migella di Berzé, madamigella di Bersolo, madamigella Doria di Ciriè, ma- 
damigella di Costiliole, madamigella di Rhebinder, madamigella delle Lance 
figlie d' onore con la loro governante la contessa Vassallo. — Fiancheg- 
giavano il baldacchino, sotto al quale stavano i sovrani, le guardie del corpo 
e le guardie svizzere con i loro capitani alla testa e chiudevano la caval- 
cata altre guardie del corpo seguite dalle carrozze di corte e da quelle dell'ar- 
civescovo di Palermo, dei vescovi del regno, dei cavalieri dell'ordine dell'Annun- 
ziata, del principe di Butera, del principe di Trabia e del Senato di Palermo. 

Giunta la cavalcata a vista di Porta dei Greci, l'arcivescovo di Palermo 
col capitolo e clero, staccatosi dal corteo, attese i sovrani, i quali, prima che 
passassero sotto il primo superbo arco trionfale, eretto a spese del senato, sce- 
sero da cavallo ed inginocchiatisi sopra due cuscini di velluto, loro porti dai 
rispettivi elemosinieri, baciarono la croce che il prelato loro presentava. — Ri- 
saliti indi a cavallo, la cavalcata si rimise in moto, e giunti che si fu a Porta 
Felice il pretore principe di Scordia si staccò dalla staffa della regina , s' av- 
vicinò al Re e prendendo dalle mani del sergente maggiore un vassoio d'ar- 
gento, dentro il quale slavati le chiavi d'oro della città, lo porse al Re dicendo: 
« Signore, con la più grande allegrerà e volontà si sommette a pie' della 
Maestà Vostra Palermo capo di questo Regno. — Ter le mie mani consegna alla 
destra gloriosa di Vostra Maestà le chiavi delle sue porte , e nelY istesso tempo 
quelle del cuore fedelissimo di tutti i cittadini, pronti con la vita e col sangue al 
maggior servigio della Vostra Real Corona » — Commosso prese Vittorio Amedeo le 
chiavi, e, con gran degnazione ed in pegno di fiducia, le riconsegnò al Pretore. 

In questo punto tuonarono le artiglierie della città e la cavalcata si ri- 
mise in moto. — Giunta ai Quattro Canti di città il Re ordinò che si so- 
stasse un tantino e porse l'orecchio al dialogo, tra la Fama, i fiumi Oreto 
e Dora, la Sicilia e il Piemonte, che veniva recitato. 

Era lavoro dell'abate Pietro Vitale, segretario del Senato di Palermo, che 
in esso tutta la sua arte trasfuse; ed era musicato da Ignazio Pollice maestro 
di cappella ordinario dell'istesso Senato. — Ad un coro di ninfe, che tra l'altro 
dicevano : fl biondo Qreto 

Stretto alla Dora 
Più lume acquista 
Quando s'indora; 
D'ardor più lieto, 
Fin quando irrora 
Non mai fu vista 
Brillar l'Aurora 

sentivasi la Dora rispondere : 

Vago fiume, che amaro e doglioso 
Mormorasti d'un cielo tiranno, 
Sorgi allegro, e ti abbraccia con me, 
Il tuo corso fia dolce; e brioso 
In tripudio ti cangia ogni affanno 
Il mio Rege, che splende tuo Re. 

(i) Quella che sopraintendeva all'abbigliamento della regina. 



— 25 



Ed alla patetica lamentazione del Piemonte per la partenza di Vittorio 
Amedeo : 

E perchè mi abbandoni, e perchè altrove 

Porti la destra e '1 viso 

A render Paradiso 

Un altro cielo ? Ahi teco 

Mio figlio, mio Signor, mio Re, mio Duce, 

Felicitade, Astrea, valor si adduce, 

Da te lontano, e derelitto, e solo 

Gelo d'Alpi mi avanza, ed ombra, e duolo. 

Qual di voi stelle incostanti 

La mia gloria, il mio tesoro 

Il mio prence m'involò 

Dove va, trovar si vanti 

Re°;io scettro e serto d'oro 

Ma il mio cuor trovar noi, può. 

molto affettuosamente rispondeva la Sicilia : 

Tergi da le pupille 

Le reliquie del duo] Piemonte amato, 

Nè del mio chiaro fato 

Le calme sì tranquille 

Il tuo fosco sospir turbi et adombre, 

Lascia il duolo importur., sorgi da l'ombre 

Mira il tuo re, già mio 

Quanto largo fulgor dal soglio spande. 

Vedi l'anima grande 

Di quanti rai la mia corona indora. 

Di qua vedrai quanto splendor t'accresce, 

Di qua t'illustra più. D'opre più chiare 

La Maestà feconda, 

Non che il Piemonte, il mondo tutto inonda, 

Brilla e godi; e il mio piacer 

Ti sia fertile di goder : 

Stringa gioia commune i cori amici; 

Dal mio trono il tuo gran Re 

Stende raggi per me, per te 

E diffonde ad entrambi anni felici. 

Quindi il Re, commosso, ordinò che la cavalcata si avanzasse , mentre 
strepitosi ed infiniti gridi d'applauso e di giubilo risuonavano per l'aria. Fi- 
nalmente si arrivò alla Cattedrale , dove le Loro Maestà ricevettero 1' acqua 
benedetta da Monsignor Arcivescovo, che, vestito pontificalmente e accompa- 
gnato dal capitolo e clero, si diresse verso l'altare maggiore intuonando il 
Te Deum. Frattanto tuonavano le artiglierie, suonavano le trombe e le cam- 
pane, rullavano i tamburi. Le guardie della Porta con i loro ufficiali alla 
testa si schierarono nella nave di mezzo, le guardie del corpo si schierarono 
nella nave laterale sinistra, guardando dall'altare maggiore, e le guardie sviz- 
zere nella nave laterale destra. Tra il coro e l'aitar maggiore, nel corno del 
Vangelo, era disposto il trono con ricco baldacchino e con due sedie a brac- 
chieri, dove presero posto il Re e la Regina. Sopra l'ultimo gradino del trono, 
sopra un cuscino di velluto, stava seduto il principe Tommaso di Savoia. Sul 
pavimento tre passi lontani dal trono, ritto in piedi, si vedeva il principe di 



Butera con lo stendardo reale in mano; più indietro del principe Tommaso, 
pur sui gradini del trono, il capitano della guardia ed i cavalieri d'onore della 
regina, rimpetto all'altare i cavalieri dell'ordine dell'Annunziata. — Vicini alla 
sedia dell'Arcivescovo, verso i gradini che vanno nel coro, stavano il primo 
scudiere del re e della regina di servizio ed il gentiluomo di camera ; alla 
destra della detta sedia stava il marchese d'Angrogna gran maestro di ceri- 
monie. — La nobiltà era alla rinfusa dentro la cancellata. 

Terminate le funzioni e data dall'arcivescovo la benedizione episcopale, 
il re si copri ed il gentiluomo di camera fece portare da due aiutanti di ca- 
mera innanzi a Vittorio Amedeo un tavolo coperto con un finissimo tappeto, 
sopra del quale stava un cuscino; indi l'elemosiniere di Sua Maestà il Re 
pose sopra il cuscino un messale aperto., nel luogo dei Vangeli ed un croce- 
fisso, consegnatigli da un cappellano di casa reale. — Il re allora diede ordine 
al Protonotaro del Regno che leggesse la formula del giuramento di fedeltà 
ed omaggio da giurarsi dai tre bracci del parlamento del Regno: ecclesiastico, 
militare e demaniale, ed il Protonotaro, con chiara ed intelligibile voce, lesse 
la formula seguente : Nos omnes tria brachici : ecclesiasticum, militare et dema- 
niale huius fidèlissimi regni Siciliae tatuili et universum hoc dietimi regnum rap- 
presentantes , per nos et successores nostros promictimus ac in nostros et princi- 
paìium nostrorum constìtuentiuin animos vigore procurationum , quae in officio 
regni Trothonotarii conscrvantur, iuramus per Deum onnipoteniem super sanctam 
cruccili Domini nostri Jesu Christi et sancta Eius quatuor evangelia corani nobis 
exposita et per nos corporali ter et manualiter tacta in posse Tuae 'Regiae VvCaie- 
statis , nos acceptare atque habere et deinceps habituros regiam tuam maiestatem 
dei gratia regem in huius Siciliae regni veruni Regem et Dominum nostrum na- 
turaìem hinc et deinceps usque ad ultimam nostrae vitae diem, tuaeqne regiae ma- 
icstati nos fideles fore pollicemur et ubique, totis animi corporisque viribus , cona- 
turos ut a predicta tua regia maiestate omnem iniuriam, contumeliam, prodi ctionem, 
f raudem et dolimi perpulsemus et iuos ostes oppugnemus, quod si quid in lui sacri 
capitis perniciem machinatum noverimus projitemur id nos nequaquam celaturos sed 
indicaturos, et Consilio, favore, quibuscumque modis poterimus auxilium saluti tuae 
et felicitati tuendae ac dejendendae prestituros. 

Finita di leggere la detta formula il protonotaro comiiició a chiamare 
coloro che eran presenti del braccio ecclesiastico, che, piegando le ginocchia 
a terra e ponendo le mani sopra il messale , rispondevano : Così lo giuro al 
protonotaro che loro dirigeva la domanda : Giura Ella a Sua Maestà fedeltà 
et omaggio, secondo la forma del giuramento da me letta? — Primo giurò 
fra Don Giuseppe Gasch arcivescovo di Palermo, indi il vescovo di Siragusa 
e quello di Cefalù. l'abate di S. Giovanni degli Eremiti, di S. Maria della 
Grotta, di S. Maria di Gala, di S. Michele di Traina, di S. Gregorio Ae\ Gi- 
biso, di S. Maria di Roccadia, di S. Filippo de Grandis, il Priore di S. An- 
drea di Piazza, l'abate di S. Caterina di Linguaglossa, l'abate di S. Martino 
delle Scale, il precettore di S. Calogero, il priore di Monreale , 1' abate di 
S. Maria di Pedala, l'abate di S. Maria di Portella, e l'abate di S. Maria 
dell'Arco. 

Finito di prestar giuramento il braccio ecclesiastico, prestò, con le stesse 



— 27 — 



formalità, giuramento il braccio militare a cominciare dal primo titolo del 
regno : Nicolò Placido Branciforte principe di Butera, che. nell'andare a giu- 
rare, consegnò lo stendardo reale ad Ottavio Lanza principe di Trahia, il 
quale nella cavalcata rappresentava il secondo titolo del regno. 

Dietro a lui giurarono : i principi di Pietraperzia ((), Castelbuono (2), 
Trabia (3), Villafranca (4), Roccafiorita (5), Maletto (6), Cattolica (7), Leon- 
forte (8), Carini (9), Castelnuovo fio), Campofranco (n), Aragona (12), 
Scordia (13), Valguarnera (14), Baucina (15), Buccheri (16), Resuttana (17), 
Partanna (18), Malvagna (19), Monforte (20), Palagonia (21). Gangi (22), 



(1) Questo titolo concesso nel 1564 a Pietro Barresi, all'abolizione della feudalità era 
in casa Branciforte ed oggi in casa Lanza. 

(2) Concesso nel 1595 a Giovanni Ventimiglia è ancor oggi nella stessa famiglia. 

(3) Concesso nel 1601 ad Ottavio Lanza e tuttora in questa famiglia nella persona 
di : Pietro Lanza e Galeotti deputato al parlamento cavaliere di Malta etc. 

(4) Concesso nel 1609 a Francesco Alliata è tuttora in questa famiglia nella persona 
di Giuseppe Alliata e Lo Paso 

(5) Concesso nel 1613 a Pietro Balsamo all'abolizione della feudalità era in casa Bo- 
nanno. 

(6) Concesso nel 16 19 a Micbele Spadafora spetta oggi al signor : Alonso Alberto 
Monroy Ascenso. 

(7) Concesso nel 1620 a Giovanna Isfar all'abolizione della feudalità era in casa Bonanno. 

(8) Concesso a Nicolò Branciforte nel 1622 era in questa stessa famiglia all'abolizione 
della feudalità, ed oggi è in casa Lanza. 

(9) Concesso nel 1622 a Vincenzo La Grua , all'abolizione della feudalità era ancor 
nella stessa famiglia. 

(10) Concesso a Girolamo Cottone nel 1623, all'abolizione della feudalità si conser- 
vava dalla stessa famiglia. 

(11) Concesso nel 1625 a Fabrizio Lucchese è tuttora nella sua famiglia. 

(12) Concesso a Luigi Naselli nel 1625, era nella stessa famiglia all'abolizione della 
feudalità. 

(13) Concesso nel 1626 ad Antonio Branciforte è oggi in casa Lanza nella persona 
di Pietro Lanza e Galeotti. 

fi 4) Concesso a Giuseppe Valguarnera nel 1626 è oggi in casa Alliata, nella persona 
di Giuseppe Alliata e Lo Faso. 

(15) Concesso nel 1626 a Mariano Migliaccio è oggi in casa Di Maria, nella persona 
di Francesca di Maria-Termine, Dama di palazzo della Regina d'Italia. 

(16) Concesso a Girolamo Morra nel 1627 spetta oggi al signor Giuseppe Alliata e Lo Faso. 

(17) Concesso nel 1627 a Girolamo Napoli, all'abolizione della feudalità era ancora 
in questa famiglia. 

(18) Concesso a Guglielmo Grifeo nel 1627, era ancor nella sua famiglia all'aboli- 
zione della feudalità. 

(19) Concesso nel 1627 a Giovanni Lanza, all'abolizione della feudalità era in casa 
Migliaccio. 

(20) Concesso a Giuseppe Moncada nel 1628 è ancor oggi nella sua famiglia. 

(21) Concesso nel 1629 a Ludovico Gravina, all'abolizione della feudalità era ancor 
nella sua famiglia. 

(22) Concesso a Francesco Grifeo nel 1629 è passato oggi in casa Alliata. 



— 28 — 



Casteltermine (i), Venetico (2), Cassaro (3J, Castrorao (4), Biscari (5), 
Mezzoiuso (6) , Tre Castagne (7) , Montevago (8) , RafTadali (y) , Mili- 
tello Val Demone (10), Cerami (11), Sciara(i2), Comitini (13), Furnari (14L 
e Lercara (15), i duchi di S. Giovanni (16), di Misilmeri (17), di Montai - 
bano (18), di Salaparuta (19), di S. Michele (20) , di Castrofìlippo (21), 
di Ciminna ^22), di Campobello (25), di Palma ("24), di Reitano (25J, di S. Lu- 
cia (26), di Sinagra (27), di Piraino (28), di Serradifalco (29) , di Gualteri (30), 



(1) Concesso nel 1629 ;i Giovan Vincenzo Termine passò poscia nella casa Stagno 
con la denominazione di Montesalso. 

(2) Concesso a Francesco Spadafora nel 1629, spetta oggi al sig. Alonso Alberto Monroy. 

(3) Concesso nel 163 1 a Cesare Gaetani, all'abolizione della feudalità era in casa Statella. 

(4) Concesso a Placido di Giovanni nel 1632 è ora in casa Alitata. 

(5) Concesso nel 1633 ad Agatino Paterno è ancor nella sua famiglia. 

(6) Concesso a Blasco Corvino nel 1638, all'abolizione della feudalità era ancor nella 
sua famiglia. 

(7) Concesso nel 164 1 a Domenico Di Giovanni è oggi in casa Alitata. 

(8) Concesso a Rutilio Scirotta nel 1641 è oggi in casa Gravina. 

(9) Concesso nel 1650 a Giuseppe Montaperto , spetta oggi alla signora Antonia 
Montaperto in Tortorici. 

(10) Concesso a Luigi Gallego nel 1662, all'abolizione della feudalità era ancor nella 
sua famiglia. 

(11) Concesso nel 1673 a Francesco Rosso, era ancor nella sua famiglia all'aboli- 
zione della feudalità. 

(12) Concesso a Filippo Notarbartolo nel 1671 è ancor nella sua famiglia. 

(13) Concesso nel 1673 a Michele Gravina, è ancor oggi nella sua famiglia. 

(14) Concesso ad Antonio Marziani nel 1692 spetta oggi al signor : Pietro Notarbar- 
tolo Lucchese Palli duca di Villarosa. 

(15) Concesso nel 1708 a Giuseppe Scammacca, era all'abolizione della feudalità in 
casa Gravina. 

(16) Concesso ad Ercole Branciforti nel 1587 spetta oggi al signor : Pietro Moncada 
Starrabba cavaliere di Malta. 

(17) Concesso nel 1600 a Francesco del Bosco, era all'abolizione della feudalità in casa 
Bonanno. 

(18) Concesso a Giacomo Bonanno nel 1623, all'abolizione della feudalità era ancor 
nella sua famiglia. 

(19) Concesso nel 1625 a Francesco Alliata, è ancor oggi nella sua famiglia. 

(20) Concesso a Giovanni Gravina nel 1625, è ancora in questa famiglia. 

(21) Concesso nel 1625 a Visconte Cicala 1 , all'abolizione della feudalità era in casa 
Monreale. 

f22) Concesso nel 1634 a Mario Grifeo, era all'abolizione della feudalità ancora nella 
sua famiglia. 

(23) Concesso nel 1638 a Giuseppe Napoli, spetta oggi al signor Federico di Napoli 
e Galluzzo. 

(24) Concesso a Giulio Tornasi nel 1638, spetta oggi al signor Giuseppe Tornasi. 

(25) Concesso nel 1639 a Francesco Colonna Romano, all'abolizione della feudalità era 
ancor nella sua famiglia. 

(26) Concesso a Nicolò Placido Branciforti nel 165 1 è oggi in casa Lanza, 

(27) Concesso neli654aGirolamoIoppolo,erain casa Sandoval all'abolizione della feudalità. 

(28) Concesso a Vincenzo Denti nel 1656, era ancor nella sua famiglia all'abolizione 
della feudalità. 

(29) Concesso nel 1^64 a Leonardo Lo Faso, era all'abolizione della feudalità ancor 
nella sua famiglia. 

(30J Concesso a Domenico Marino nel 1625, è oggi in casa Avarna. 



— 20 — 



di Saponara (i), e di Cesarò (2); i marchesi di Ceraci (3), di Militello (4), 
di Barrafranca (;), di Francofonte (6), di Giarratana (7), di Sambuca (8), 
di Roccella (9^, di Montemaggiore (10), di Spaccaforno fu), di Limina (12), 
di S. Croce (i]) di Sortino (14), di Motta d'Affermo fi;), di Montaperto (16), 
di Gibellina fi 7), di S. Ninfa (18), di S. Martino (19J , di Altavilla (20), 
di Delia (21), di S. Cataldo (22), di Ogliastro (23), di Lucca (24), di Ca- 
pizzi (25), e dei Martini (26); i conti di Cammarata (2-/), di Mazzarino (28) 



(1) Concesso nel 1682 a Vincenzo di Giovanni, è oggi in casa Alliata. 

(2) Concesso a Giovanni Antonio [oppolo nel 1693, era in casa Colonna Romano 
all'abolizione della feudalità. 

(3) Concesso nel 1443 ? a Giovanni Ventimiglia, è ancor oggi in questa famiglia. 

(4) Concesso a Vincenzo Barresi nel 1564 è oggi in casa Lanza. 

(5) Concesso nel 1564 a Pietro Barresi, è oggi in casa Lanza. 

(6) Concesso a Girolamo Gravina nel 1565, era ancor in questa famiglia all'aboli- 
zione della feudalità. 

(7) Concesso nel 1569 a Carlo Settimo, spetta oggi al signor Girolamo Settimo gen- 
tiluomo di corte di S. M. la Regina d'Italia. 

(8) Concesso a Nicolò Mastrantonio nel 1570 spetta oggi al signor Pietro Paolo 
Beccadelli di Bologna senatore del regno. 

(9) Concesso nel 1570 a Michele Spadafora spetta oggi al signor Alonso Alberto 
Monroy. 

(10) Concesso a Mariano Migliaccio nel 1598 spetta oggi alla signora Francesca di 
Maria Termine dama di palazzo della Regina d'Italia. 

(11) Concesso nel 1598 a Francesco Statella era ancor in questa famiglia all'abolizione 
della feudalità. 

j'12) Concesso a Pietro Balsamo nel 1599, era in casa Bonanno all'abolizione della 
feudalità. 

(13) Concesso nel 1600 a Giovan Battista Celestri era ancor in questa famiglia all'a- 
bolizione, della feudalità. 

(14) Concesso a Cesare Gaetani nel 1602 è oggi in casa Specchi 

(15) Concesso nel 1607 a Modesto Gambacorta, spetta oggi al signor Vincenzo Castelli. 
(i6ì Concesso a Nicolò Montaperto nel 1608 spetta oggi alla signora Antonia Mon- 
taperto in Tortorici. 

(17) Concesso nel 1619 ad Antonino Morso, passò poi in casa Naselli. 

(18) Concesso a Luigi Alias Giardina nel 1621 — Era in casa Giardina all'abolizione 
della feudalità- 

(19) Concesso nel 1622 a Giuseppe Spadafora, spetta oggi al signor Alonso Alberto 
Monroy. 

(20) Concesso a Francesco Pologna nel 1623, spetta oggi al signor Pietro Paolo Bec- 
cadelli di Bologna. 

(21) Concesso nel 1623 a Giuseppe Lucchese, era in casa Gravina all'abolizione della 
feudalità. 

(22) Concesso .a Vincenzo Galletti nel 1627 è ancor oggi in questa famiglia. 

(23) Era in casa Parisi all'abolizione della feudalità. 

(24) Concesso a Francesco Lucchese nel 1623 era in casa Filingeri all'abolizione della 
feudalità. 

(25) Concesso nel 1633 a Lancellotto Castelli, era in casa Paternò all'abolizione della 
feudalità. 

(26) Concesso ad Antonino Branciforti nel 1645. Passò in casa Sarzana con la deno- 
minazione di S. Ippolito. 

(27) Concesso nel 1501 ad Antonino Abbatellis spetta oggi al signor Pietro Moncada 
Starrabba cavaliere di Malta. 

(28) Concesso a Nicolò Melchiorre Branciforte nel 1507 è oggi in casa Lanza. 



— 30 — 



di Assaro (i), di Raccuia (2), di Vicari (3), di Gagliano (4), di Musso- 
meli (>'), del Comiso (6) , di Naso (7), di Bavuso (8), di Sommatino (9), 
e di S. Pier Monforte (10); i baroni di S. Piero sopra Patti (1 1), di Calata- 
biano (12), di S. Fratello (13), di Castania (14), di Tripi (15), di Prizzi (16), di 
Castellammare (17), di Canicatti (18), del Godrano (19), di Mirii (20), di Ca- 
salnovo (21), di Moio (22), di S. Elisabetta (23), di Ravanusa (24), di Oc- 
chiala (2;), di Bompensieri (26), di Tusa (27), di S. Mauro (28), di Pol- 
lina (29), di S. Anna (30), di Torretta (31), di Pedara (32), di S. Giovanni 
di Galermo (33), di Vallelunga (34), di Raggi (35), di Niscemi (36), di S. 



(2) 
(3; 

Bonannc 

(4: 
(5) 
(6) 

della feudalit 

(7, 

Ioppolo. 

(3 

della 

(9 

fio 



Concesso nel 1543 a Giovanni Valguarnera è oggi in casa Lanza. 
Concesso nel 1552 ad Antonino Branciforte è oggi in casa Lanza. 
Concesso a Vincenzo del Bosco nel 1556, all'abolizione della feudalità era in casa 



Concesso nei 1571 ad Almerico Centelles spetta oggi al signor Vincenzo Castelli. 
Concesso a Cesare Lanza nel 1563 è ancor oggi nella sua famiglia. 
Concesso nel 1571 a Gaspare Naselli, era ancor nella sua famiglia all'abolizione 
à. 

Concesso a Carlo Ventimiglia nel 1575 era all'abolizione della feudalità in casa 



feud 



41, 

'tei 

'M) 
45) 

(17) 
[18] 

^9) 
(20) 

(2 r 

[22) 

(23) 

(24) 

(25. 

f26) 



(28 
{29 

ri 



(32) 
*33, 
134) 
(35] 
(36) 



Concesso nel 1590 a Stefano Cottone, era ancor nella sua famiglia all'abolizione 
alita. 

Concesso a Gaspare Lo Porto nel 1625 è oggi in casa Lanza. 
Concesso nel 1628 a Giuseppe Moncada è ancor oggi nella sua famiglia. 
All'abolizione della feudalità, era in casa Corvino. 
In questa stessa epoca era in casa Gravina. 
Idem. 

In detta epoca era in casa Galletti. 

Era in casa Paratore. 

In casa Bonanno. 

In detta epoca era in casa Naselli. 

Era in detta epoca in casa Bonanno. 

Era in casa Cottù. 

Era in casa Alliata. 

Era in casa Di Maria. 

Era in casa Migliaccio. 

In casa Montaperto. 

In casa Bonanno. 

In casa Branciforte ora in casa Lanza. 

In casa Lanza. 

In casa Torre. 

In casa Ventimiglia. 

Idem. 

In casa Alliata. 
In casa Tornasi. 
In casa Alliata. 
.n casa Valguarnera 
In casa Pape. 
In casa Spucches. 
In casa Valguarnera. 



— ji — 



Caterina (i), di Motta Camastra (2), di Mazzarrà (3), di Ioppolo (4), di 
Roccella (;), c di Viagrande (6). Indi, sempre con le stesse formalità, pre- 
stò giuramento il braccio demaniale. Per gli assenti del braccio ecclesiastico 
prestaron giuramento : fra D. Giuseppe Gascb arcivescovo di Palermo , D. 
Vincenzo la Grua principe di Carini e D. Giuseppe Reggio marchese della 
Ginestra deputati ecclesiastici del regno ; per quelli del braccio militare : D. 
Nicolò Placido B ranci forte principe di Butera e D. Francesco Bonanno prin- 
cipe di Roccafìorita deputati militari; e per quelli del braccio demaniale : D. 
Giuseppe Branciforte principe di Scordia pretore di Palermo , D. Francesco 
Molinelli principe di Santa Rosalia e D. Blasco Corvino principe di Mezzoiuso 
deputati demaniali del regno. 

Assistettero come testimoni al detto giuramento : Carlo Amedeo Battista 
di S. Martino d'Agliè conte di Rivarolo commendatore dell'ordine di S. Mau- 
rizio e Lazzaro, il marchese Francesco Mossi di Morano gentiluomo di ca- 
mera di Sua Maestà, Vincenzo Ugo presidente del Tribunale della R. Gran 
Corte , Giuseppe Fernandez de Medrano marchese di Mompilieri presidente 
del tribunale del R. Patrimonio, Giuseppe Valguarnera principe di Niscemi 
maestro razionale cavaliere del R. Patrimonio e moltissimi altri nobili. Ap- 
pena terminato il giuramento dei tre bracci del Parlamento del Regno l'ele- 
mosiniere di Sua Maestà prese il messale e la croce dal tavolo e pose il 
primo sopra il genuflessorio reale dove accomodò un'altra croce; nel frattempo 
il gentiluomo di camera di servizio faceva levare il tavolo che stava dinanzi 
al Re. Allora Sua Maestà ordinò al Protonotaro del Regno di leggere la for- 
mula di giuramento su l'osservanza dei capitoli e privilegi del Regno, ed il 
protonotaro lesse: T\Los Vittorius Amedeus Dei gratia Hex Siciìiae, Hyerusulem 
et Cipriae, dux Sabaudiae, Montisj errati, Augustae Pretoriae, Agri Cobaltici et Ge- 
neuensis, princeps Pedemonlis, Uneliae, marchio in Italia Salutiorum, Segusit, Epo- 
rodiae, Cebae et VvCavi, com.es Maurianae , Genevae, Niceae, Tendae , i\Conti$ Ro- 
timeli, Astae Tompeiae et Alexandriae, baro Vaudi et Faucinis, dominus Parcella- 
rum, Tarantasiae, Laumellinae et Vallis Sesiae et Vicarius perpetuus Sacri 7{pniani 
Imperli in Italia etc. Promictimus et iuramus ac id firmo iuramento asserimus super 
crucem Domini Nostri Jesu Christi eiusque Sancta quatuor Evangelia corani nobis 
udductu et corporaliter tutta, vobis predictis tribus brachiis totum hoc universum 
fidelissimum regnimi Siciìiae rappresentuntibus tenere firmiter et observare omnia 
cupi tuia, privilegia, immunitates, preheminentias, gratias , iurisdictiones et libertutes 
huius dicti regni concessas per predecessores nostros, prelatis , ecclesiasticis personis, 
principibus, ducibus, marchionibus, comitibus, baròntbus, civitatibus, collegiis, terris, 
castris, villis, oppidis illarumque ac illorum civibus, incolis et habitatoribus , usus 
etiam consuetudines, et bonos niores proni hactenus usi fuerunt, illaque custodiemus 
et observabimus ac custodiri et observari mindubimus per omnes et quoscumque of- 



(1) In casa Giardini! . 

(2) In casa Branciforte. 

(3) In casa Spadafora ora Monrov. 

4) In casa Colonna Romano. 

5) In casa Marziani ora Notarbartolo. 
(6) In casa Alliata. 



— 32 — 



ficiales regios. » Finito di leggerla il protonotaro gli s'inginocchiò innanzi e disse; 
Si compiace Vostra 'Maestà di giurare V osservanza delti capitoti e privilegi del %e- 
gno, secondo la forma che m'ordinò leggere ? ed il Re toltisi i guanti, scopertosi 
il capo e ritto in piedi con la mano sopra il Vangelo rispose : Così lo giuro 
e baciò la croce. Il protonotaro allora s'inchinò dinanzi alle Loro Maestà e 
si ritirò. Poscia il pretore di Palermo s'inginocchiò dinanzi al Re, gli presentò 
il libro dei privilegi della città e lo supplicò di giurarne l'osservanza e Vit- 
torio Amedeo, copertosi il capo ed inguantandosi la mano destra, toccò il libro 
e disse : Cosi lo giuro. 

Terminata la funzione i Sovrani scesero dal trono , fecero riverenza 
all'altare maggiore ed andarono ad adorare le reliquie di S. Rosalia. Usciti 
dalla chiesa rimontarono a cavallo e scesero al palazzo reale , dove , la- 
sciando il baldacchino a più della scala , furono accompagnati dalla nobiltà, 
dai prelati e dal sacro consiglio sino alla sala di gala. In questa stanza il Re 
si pose sotto un ricco baldacchino e ricevette dalle mani del primo titolo 
del regno lo stendardo reale, che, con singolare benignità , lasciò in potere 
dello stesso. 

Molto contento di questa funzione fu Vittorio Amedeo ed al conte Ga- 
spare Maria di Morozzo in una lettera datata da Palermo a 24 dicembre 171 3 
scriveva : « Giovedì 21 del cadente segni poi il nostro publico ingresso e acclama- 
zione in questa città, ne poteva certamente seguire tal funzione in forma più desi- 
derabile, si per il buon ordine praticatosi , che per il gran concorso non solo di 
questo publico. ina dello stesso regno, per le dimostrazioni universali di giidnlo, di 
zelo ed affetto, che danno a divedere ti cuori dei popoli ; ed anche per la magni- 
ficenza degli apparati e delle comparse. » (1) 

Il giorno 24 dicembre 171 3 ebbe luogo l'incoronazione di Vittorio A- 
medeo e di Anna d' Orleans. La mattina di buon' ora nella piazza del real 
palazzo si schierarono i due reggimenti di Piemonte fanteria e di Piemonte 
dragoni, e nella piazza della Cattedrale si schierò il reggimento delle guardie. 
Dentro la Cattedrale, presso l'aitar maggiore sul corno del Vangelo, s'erano 
innalzati due troni per il Re e la Reginn. Nella cappella di S. Francesco di 
Paola s'era eretta con tavole tappezzate di velluti una camera nella quale 
stavan posti gli abiti del Re ed un servizio completo per toletta, ed appena il 
Re si vestì furon portati in detta stanza gli abiti della Regina. Prima che i 
Sovrani uscissero dal palazzo reale furon mandati in chiesa alcuni soldati delle 
guardie per custodire quei posti che dovevano essere occupati dalle rispettive 
compagnie quando sarebbe giunta la corte. 

Alle ore 15 dell'orologio italiano uscirono le Loro Maestà dal palazzo 
reale per andare in chiesa. Andava prima una carrozza a sei cavalli dentro 
la quale era il gran ciambellano e i due gentiluomini di camera di servizio 
in quel giorno , i quali gentiluomini portavano dentro vassoi d' argento in- 
dorato l'uno la corona, spada e scettro del Re, e l'altro la corona e scettro 
della Regina. 



(1) Lettere di Vittorio Amedeo II di Savoia re di Sicilia a Gaspare Maria conte di 
Morozzo etc. in Miscellanea di Storia Italiana, voi. 26 foglio 31. 



— 33 — 



Veniva dietro un'altra carrozza pure a sei cavalli dove erano il cava- 
liere d'onore della regina, con gli elemosinieri delle Loro Maestà. 

Dopo andava a cavallo la nobiltà tanto palermitana che della corte del 
re insieme senza alcun ordine di precedenza. Seguivano alla nobiltà i cava- 
lieri dell'ordine della SS. ma Annunziata pure a cavallo a due a due, e se- 
condo la loro anzianità, e chiudeva la cavalcata S. A. il principe Tommaso 
di Savoia. Veniva poscia la carrozza dei Sovrani a otto cavalli, con le guardie 
del corpo a piedi ai due lati di essa, e gli ufficiali agli sportelli. Le guardie 
svizzere e della Porta, mescolate, erano pure ai due lati della detta carrozza 
ed aveano alla testa i rispettivi capitani a cavallo e i luogotenenti a piedi. Vi- 
cino alle ruote posteriori della carrozza stavano il grande scudiere e il capi- 
tano della guardia. Seguiva questa carrozza un plotone delle guardie del 
corpo a cavallo al comando del cornetta e con le trombe e i tamburi. Dopo 
il plotone delle guardie a cavallo veniva la carrozza di rispetto pure a otto 
cavalli vuota e quindi le carrozze delle dame e figlie d'onore della Regina. 
Con tal ordine si pervenne al Duomo dove scesero primieramente il gran 
ciambellano e i due gentiluomini di camera, scortati da sei soldati della guardia 
svizzera che a tal fine aspettavano alla porta della chiesa. Andarono all'altare 
maggiore, dove già sedeva 1' arcivescovo assistito dagli altri vescovi , conse- 
gnarono gli ornamenti regii che vennero posti sull'altare , lasciando ad un 
aiutante di camera di Sua Maestà, che stava vicino all'altare, i vassoi. Col 
narrato corteggio di cavalieri , dame e guardie entrarono nel tempio i So- 
vrani portandosi il Re, per la nave laterale , alla camera da vestirsi e la re- 
gina, per l'istessa strada, dentro una tribuna che s'era eretta nella cappella della 
Madonna da dove potea veder bene le funzioni che si tacevano nell' altare 
maggiore. La prima compagnia delle guardie del corpo si schierò dinanzi la 
cappella della Madonna e la seconda vicino alla inferriata che chiudeva la cap- 
pella dove il Re si vestiva. Contro questa inferriata si posero i tamburi e le 
trombette di Sua Maestà e poco distanti da questi le trombe delle guardie 
del corpo; trombe e tamburi che sonarono e batteremo ogni qualvolta le Loro 
Maestà uscirono, o entrarono, come pure durante l'incoronazione. La guardia 
svizzera si collocò nella nave della chiesa, dove sta la cappella del SS.mo Sa- 
cramento. Le guardie della Porta custodivano la nave di mezzo a cominciare 
dalla cancellata del coro , dove stavano i luogotenenti , sin quasi alla porta 
della chiesa. 

Vestito che fu Vittorio Amedeo degli abiti con i quali doveva com- 
parire all'altare, usci dalla cappella di San Francesco di Paola senza cappello 
e senza spada ed entrato nella gran nave della chiesa si portò alla cancellata 
del coro, dove fu incontrato da due primi vescovi assistenti all'incoronazione, 
che gli s'inchinarono e se lo posero in mezzo fino all'altare maggiore dove 
Sua Maestà fece un inchino all' arcivescovo. Fatto che ebbe la Maestà Sua 
l'inchino all'arcivescovo , il primo dei vescovi con voce chiara disse rivolto 
al metropolitano : Reverendissime , postulat Scinda Vviater Ecclesia ut praesentem 
egregium militem ad dignità lem regiam subleveris. Al che l'arcivescovo rispose: 
Sciiti illuni esse dignum et utikm ad hanc dignitatem ? ed il vescovo di rimando : 
Et novi mas et creaimus eutn esse dignum et ni ile ni ecclesiae Dei et regimini huius 
regni. 

Allora tu portata da un aiutante di camera una sedia a bracciuoli e questa 



— 34 — 



dall' elemosiniere fu avvicinata dinanzi a Vittorio , che sedette , standogli a 
fianco i due vescovi; udì l'ammonizione che a lui fece 1' arcivescovo , ter- 
minata la quale alzossi ed avvicinatosi all' altare si pose in ginocchio sopra 
un cuscino ivi posto dallo elemosiniere, e, nel libro che l'arcivescovo teneva 
aperto , lesse la professione di fede. Letta la professione di fede pose il Re 
le due mani sul libro, disse : sic 'Deus me adiuvet et haec Sancta Dei Evangelia 
e baciò la mano dell'arcivescovo. Terminata la professione, l'arcivescovo lesse 
le orazioni prescritte dal pontificale romano e s'inginocchiò appoggiandosi al 
suo faldistori), ciò che fecero pure i vescovi assistenti. Il Pe si prostrò sopra 
due cuscini, dove stette per tutto il tempo che vennero cantate le litanie dei 
santi e le altre preci. Alzatosi poscia e postosi ginocchioni innanzi all'arci- 
vescovo, il gran ciambellano gli slacciò la camicia al braccio destro e denudò 
ii braccio sino al gomito; il prelato allora, preso l'olio dei catecumeni, ne 
unse in forma di croce le giunture della mano e quelle del gomito. Unto 
che fu il braccio il gran ciambellano sfibbiò tre bottoncini posti alla parte 
posteriore del giubbone di Sua Maestà e denudategli un po' le spalle furon 
anche esse unte dal prelato. Ciò finito si cominciò dall' arcivescovo la messa 
sollenne ed il Re inginocchiato dalla parte del Vangelo ascoltò dal suo ele- 
mosiniere la confessione dell'introito, dopo la quale sceso dall' altare e se- 
guito da molti cavalieri andò nella cappella di S. Francesco di Paola , dove 
era stata, come si disse, eretta una camera, ed ivi l'elemosiniere gli asciugò 
il braccio e le spalle. Indossato il manto reale , con 1' aiuto del gran ciam- 
bellano e dei gentiluomini di camera, Vittorio si recò sul trono, trattenen- 
dogli lo strascico del manto il serenissimo principe Tomaso e il gran ciam- 
bellano. Detto che fu il graduale dopo l' epistola , essendo tornato a sedersi 
nel suo faldistoro l'arcivescovo, il Re scese dal trono, accompagnato da due 
primi vescovi e da molti cavalieri, si genuflettè di nuovo sopra un cuscino 
posto dall' elemosiniere innanzi al prelato, che gli porse la spada sguainata, 
dicendogli : Accipe gladium, la quale, posta dai ministri nella guaina, fu resti- 
tuita al prelato che la cinse al fianco del Re. Allora questi levatosi in piedi 
sfoderò la spada, la vibrò virilmente in varii sensi, quindi la forbì sul brac- 
cio sinistro e la ripose nel fodero , ritornando ad inginocchiarsi. I prelati 
in processione andarono all'altare maggiore presero la corona e la portarono 
all'arcivescovo, che la pose sul capo del Re dicendogli : Accipe coronam; mentre 
il reggimento di guardia faceva una scarica a salva, scarica a cui seguì il tuo- 
nare dell' intera artiglieria del castello , dei baluardi della città e dei vascelli 
di Malta che stavano in porto. Indi 1' a:civescovo , postosi ginocchioni , gli 
porse lo scettro ed il mondo d'oro dicendogli : Accipe vìrgam virtutis ed al- 
zatosi gli tolse la spada dal fianco e la consegnò al grande scudiere. Andò 
poscia con i vescovi assistenti ad accompagnarlo sul trono, restando per tutto 
il tempo che si cantò il Te Deimi in piedi alla sua destra. Finito di cantarsi 
il le Deum recitò l'arcivescovo le consuete orazioni e ritornò all'altare dove 
di nuovo sedette. Frattanto il Re scese dal trono e con corona in capo e 
scettro in mano accompagnato dai suoi cavalieri andò dinanzi al prelato , a 
cui chiese che venisse incoronata la Regina, indi ritornò sul suo trono e diede 
ordine al maggiordomo maggiore di andare dalla Regina per darle avviso che 
già era l'ora della sua incoronazione. Ricevuto tale avviso partì la regina dalla 
tribuna ed uscendo per la cappella di S. Francesco di Paola, seguita dalle sue 



— fi- 



darne , damigelle e cavalieri, entrò nella gran nave della chiesa e giunta alla 
cancellata del coro fu incontrata da due vescovi, i quali, standole uno a destra 
e l'altro a sinistra, l'accompagnarono all'altare; dove inginocchiatasi sopra un 
cuscino, preparato dall'elemosiniere, baciò la mano dell'arcivescovo. Indi pro- 
strassi sopra i cuscini che l'elemosiniere aveva collocati ed ivi stette fino a che 
furon recitate le litanie . dopo le quali , inginocchiatasi di nuovo innanzi al 
prelato, ebbe denudato dalla prima dama d'onore il braccio e decentemente 
la spalla per ricevere la sacra unzione, ricevuta la quale si alzò in piedi ed 
accompagnata dalle persone che l'aveano seguita all'altare , si recò nella ca- 
mera dove già il Re erasi vestito ed ivi anche essa vesti il manto reale, lo stra- 
scico del quale veniva portato dalla prima dama d'onore e dalla dama d'atour. 
In questa forma andò nuovamente all'altare e genuflessa innanzi all'arcivescovo 
le fu da questo posta in capo la corona e consegnato h scettro. Allora il 
reggimento della guardia scaricò nuovamente le armi ed il castello, i baluardi 
della città ed i vascelli di Malta fecero tuonare i loro cannoni. Coronata che 
fu la regina si alzò in piedi ed andò al suo trono, venendo accompagnata dai 
due vescovi assistenti, i quali ritornarono all'altare dopo che la Regina si se- 
dette. Continuatasi a celebrar la messa e cantato P evangelo fu, dalla prima 
dignità del capitolo, portato al Re il messale per baciarlo e l'elemosiniere con 
un velo, consegnatogli da un cappellano, puh il luogo del messale dove il Re 
dovea baciare. Baciato dal Re 1 evangelo , fu portato il messale alla Regina, 
che baciollo parimenti. Nel tempo dell'offertorio i sovrani scesero dai rispettivi 
troni e, con corona in capo e scettro in mano , andarono ad inginocchiarsi 
dinanzi all'arcivescovo dandogli in offerta trecento doppie in monete d' oro 
coniate di fresco con l'effigie del Re. Queste trecento doppie, pari in moneta 
siciliana ad onze quattrocento venticinque, furono dall'arcivescovo così distri- 
buite : onze cento al conservatorio di Cifuentes (i), onze ottanta a quello di 
San Francesco di Sales, (2) onze ottanta a quello di S. Agata la Guilla, onze 
ottanta a quello di S. Pietro, onze venti a quello di Casa Protessa, onze qua- 
ranta a quello di Casa Professa di Butera ed onze venticinque all'infermeria 
dei Sacerdoti. 

Fatta P offerta baciarono la mano dell' arcivescovo e ritornati in soglio 
ricevettero dal diacono assistente l'incenso. Avvicinandosi il tempo dell'ele- 
vazione il gran ciambellano salì sul trono con il gentiluomo di camera e 
levata la corona dal capo del Re la pose con lo scettro sopra un largo piatto 
d'argento porto da un aiutante di camera di Sua Maestà al gentiluomo di 
camera predetto, e ritornò al suo posto; il gentiluomo di camera, perchè te- 
neva la corona e lo scettro del Re, non si allontanò dal trono ma s'ingi- 
nocchiò immediatamente dietro del grande scudiere. L 'istesso fu tatto con 
la regina, levandole la corona la dama d'atour e riponendola parimenti con lo 
scettro sopra un piatto d'argento dorato porto da un aiutante di camera della 
Regina ad una dama d'onore, che s'inginocchiò in luogo corrispondente a 



(ì) Posto in principio della odierna via Libertà, era chiamato anche delle Croci, nome 
che ancor oggi conserva. 

(2) Oggi R. Educandato Maria Adelaide. 



- 3 6- 



quello che aveva il gentiluomo di camera, che teneva la corona e lo scettro 
del Re. Dopo l' Jlgnus T)ei il primo dei vescovi assistenti diede la pace al 
Re e l'elemosiniere con un velo pulì l'immagine come avea fatto con il mes- 
sale; indi l'istesso vescovo portò la pace alla regina. Venuta l'ora della comu- 
nione il Re e la Regina andarono all'altare e prima di ricevere l'ostia sacro- 
santa, baciarono la mano dell'arcivescovo; indi ritornarono sul trono dove il 
gran ciambellano e la dama d' atour rimisero sopra i capi reali le corone. 
Terminata la messa i sovrani scesero dai loro troni e, passando per la nave 
centrale della chiesa, uscirono fuori e saliti in carrozza fecero ritorno al palazzo 
reale con l'istesso corteggio con il quale erano venuti. 



Palermo, nelle feste celebrate per l'accoglienza del Re Vittorio Amedeo II 
di Savoia, non superò soltanto materialmente quante pompe in tali occasioni 
eransi fatte; che se le sontuosissime feste celebrate in Palermo per 1' accla- 
mazione di Filippo V non eran che le espressioni dell' orgoglio e dell' inte- 
resse dei privilegiati e dei potenti, lenocinli dell'aristocrazia e del clero che 
con quelle volean guadagnarsi l'animo del nuovo padrone; le feste per l'ac- 
clamazione di Vittorio al contrario eran l'espressione del giubilo più sentito 
di tutto un popolo che nel nome del nuovo Re racchiudeva le proprie spe- 
ranze , erano il risultato del sentirsi ì popoli non più sudditi d' un superbo 
monarca che a governarli mandava un viceré arrogante, superbo e dilapidatore, 
che veniva a vendemmiare questa bella vigna sen^a coltivarla (i); ma sudditi d'un 
re padre, che veniva ad allietar di sua presenza la bistrattata Sicilia, che mai 
avrebbe data la mediana tarda al male dei suoi vassalli (2). 

Entrato il nuovo anno, il 1714, il Senato, la nobiltà e i magistrati an- 
darono ad augurare il felicissimo anno al nuovo monarca, che, commosso, 
accettò gli augurii ed ebbe pnrole affettuose per tutti. Frattanto venne ac- 
cordata l'udienza al bali Spinola, ambasciatore dell'ordine di Malta, nel giorno 
sette di gennaro. In questo giorno il maestro di cerimonie di Sua Maestà 
andò a rilevarlo in carrozza di corte a sei cavalli e lo condusse a Palazzo 
Reale, dove il Re lo ricevette nella sala di udienza, stando seduto sotto il 
baldacchino. Invitato dal Re, salì l'ambasciatore il gradino del trono e nel 
porgergli le credenziali così disse : « Sire. Vanno cosi impegnati il mio Gran 
Maestro e Religione nei vantaggi di questo Regno, che riguardano qual propria 
quella fortuna le ha procurato l'acquisto di sì giusto monarca. Quindi é che 
si presentano con li miei ossequii al trono della Maestà Vostra per felicitarla 
della sua degna esaltazione, congratulandosi con essi loro, come con questa 



(1) Nella lettera di un incognito che publichiamo fra i documenti; nella quale si ac- 
cennano i discorsi che si facevan in Palermo all'annunzio della cessione del regno fatta a 
Vittorio. 

(2) Ibidem. 



- 37 — 



nobiltà e popoli di si lieto avvenimento. Tanto attesta , o Sire , alla Sacra 
Reale Maestà Vostra con questo credenziale loglio il mio Gran Maestro, che 
non poteva vedere le sue speranze più altamente elevate che con havere un 
simile eroe per guida ed appoggio. Sarà così, al pari dei suoi incliti ascen- 
denti , braccio in sostener la religione e forza in reprimere i nemici della 
Christiana republica. Felice me che Ira tutte le nazioni dell'Europa unite al 
mio Sacro Ordine ho havuto Phonore d'esser stato prescelto a questo ufficio; 
giacché m'è permesso distinguermi con l'espressione della voce , quale sono 
di cuore riverente, ammiratore delle sue virtù e glorie. » 

Rispose il Re con cortesi parole e l'ambasciatore replicò : « L' aggradi- 
mento con il quale la Maestà Vostra s'è compiaciuta ricevere 1' ossequi del 
mio Gian Maestro e Religione, siccome le mie umilissime espressioni, pro- 
cede da quella bontà che unita al suo sommo valore , la rendono Ira mo- 
narchi singolare, come tale non posso che attenderlo benefico per tutto un 
corpo stabilito con si tatti principii e che all'esercizio dell'armi unirà sempre 
quello dei voti al cielo per la conservazione e maggiore prosperità della sua 
sacra persona e Feal sangue. » 

Indi ritirassi e venne ricevuto dalla regina alla quale così parlò : « Re- 
gina. Sono ad umiliare alla Maestà Vostra i rispetti del mio Gran Maestro 
e Religione felicitandola della sua degna esaltazione a questo trono. Portata 
dai desideri e voti generali v'è salita ; l' istessi bora 1' acclamano , mentre a 
nome di tutte le nazioni unite al mio Sacro Ordine ne tributo alla Maestà 
Vostra gli applausi ; essendo voce comune , deve dirsi voce di Dio , e però 
presaggio delle sue maggiori felicità. Questo annuncio alla Maestà Vostra 
nell'ossequi di esso Gran Maestro e Religione, che sono ben certi di riaverla 
viepiù impegnata a favorirli, mentre la providenza ha aperto maggior campo 
alla sua grandezza d' esserci generosa protettrice. Permettami , Regina , che 
dopo haver sodisfatto ai doveri del mio ministero, accompisca quella fortuna 
che godo supplicando di riconoscere la mia antica servitù e zelo con Phonore 
del suo sovrano patrocinio. » 

Accolse con grato animo la Regina le parole dell'ambasciatore, che ai 
di lei sensi di soddisfazione così rispose : « Da una sì degna regina che da 
Dio è stata prescelta per dare alla Christianità li maggiori sostegni nei mo- 
narchi suoi discendenti non potevo che attendere sensi simili di religiosa bontà. 
Certo però in tutti i tempi dell'autorevol protettione della Sacra Feal Maestà 
Vostra non mi è permesso riconoscere il beneficio che con la continuazione 
dei voti per le sue non interrotte felicità. » 

Finito di parlare inchinò profondamente la regina , e ritornò alla sua 
dimora 



Il 20 di febbraio del 1 714 era il giorno destinato per la celebrazione 
del general parlamento. Nella gran sala della reggia , ornata con splendidi 
paramenti, in fondo, di fronte all'ingresso, si trovava il trono. Sette larghi ed 
alti gradini, attraversati nel mez/o da una scaletta con gradini più bassi, ne 
formavano la base; quindi veniva un ripiano , dal quale , passando per altri 
cinque gradini, si giungeva alla sedia reale sormontata da un padiglione pen- 
dente da una corona dorata. A destra del trono lungo la parete della sala, 



erano gli scanni per il braccio ecclesiastico ed il braccio demaniale , lungo 
la parete a sinistra quelli per il braccio militare o baronale. Era circa due 
secoli che Palermo non vedeva celebrato un Parlamento con la presenza del 
Re e si aspettava con ansia da tutto il popolo questo giorno. 

Inaugurandosi il Parlamento, Vittorio, nel suo discorso, cosi disse : « Il 
vivissimo desiderio che avevamo di provvedere ai bisogni e ai vantaggi di 
questo fedelissimo regno , di cui riconosciamo dalla Divina Provvidenza il 
dominio , ci ha fatto volentieri superare non solo le difficoltà del viaggio, 
ma anco tutti quei riguardi che per ragione degli altri nostri stati potevano 
giustamente consigliarci a ritardare la nostra venuta e differire a noi stessi 
la soddisfazione di ritrovarci presenti in questo parlamento. Dessa é ora tanto 
maggiore vedendo qui unita la nppresentanza di questo regno, quanto più 
lo abbiamo già riconosciuto pieno d'affetto e di zelo verso di noi, persuasi 
altresì della vostra scambievole consolazione per la sicurezza che ben dovete 
avere d'essere da noi rimirati con amore veramente paterno. Certo è che i 
nostri pensieri ad altro non sono rivolti che al cercare di avvantaggiare que- 
sto regno per rimetterlo (a Dio piacendo) col progresso del tempo, nell'an- 
tico suo lustro ed in quello stato in cui dovrebbe essere per la fecondità 
del suolo, per la felicità del clima, per la qualità degli abitanti e per l' im- 
portanza della sua positura. Quest' oggetto della nostra applicazione è pur il 
fine per cui vi abbiamo qui convocati. Gradiremo pertanto che ci sommini- 
striate quei lumi e quei mezzi che possano da voi dipendere , e ci diate il 
modo di ridurre ad effetto le ottime nostre intenzioni di far rifiorire il regno 
si per buon ordine della giustizia, avanzamento delle scienze ed ampliazione 
del commercio, che per la restaurazione e l'accrescimento delle sue forze, e 
per tutto quel dippiù che, col migliorare il suo stato , può insieme rendere 
più distinta la sua stima nel concetto delle altre nazioni. Tanto dunque dob- 
biamo aspettarci non meno dal vostro singolare intendimento che dal fer- 
ventissimo vostro zelo, si per il publico bene e gloria della patria, che per 
rendere meglio profittevoli gl'influssi della nostra regia protezione. » 

E' da immaginarsi, udite queste parole, quale fosse stato lo stupore dei 
parlamentarii, che eran abituati alle esorbitanti pretese dei passati monarchi; 
e di tale stupore ce ne danno un saggio le parole dell' arcivescovo , che al 
discorso del Re, che non chiedeva nulla, risponde con le solite frasi già da 
lui preparate : che il regno, quantunque si fosse in quei giorni in grandi stret- 
tezze, pure avrebbe fatto tutto il possibile per il servizio della Maestà Sua. Po- 
vero frate ! avea già pronto il sermone e lo sconvolgimento apportato nella 
sua mente dalle generose parole del sovrano non lo rese capace di cambiarlo 
in tempo. Nulla chiedeva Vittorio , che anzi circa due milioni avea portato 
seco dall'avito Piemonte; nulla egli domandava per sé, tutto per la grandezza 
ed il benessere della nostra Sicilia. 

Si celebrò il parlamento e si votarono i soliti donativi. 

Vittorio proseguì nella sua opera di ricostituzione e rinsanguamento della 
depauperata Sicilia, finché si arrivò al giorno 14 maggio, giorno genetliaco di 
lui, nel qual giorno i Siciliani vollero con le pompe e con le allegrezze dargli 
ancora una prova del loro inestinguibile affetto. Palermo , la capitale della 
Sicilia , festeggiò splendidamente questo giorno. La mattina il Senato andò 
nella chiesa di S. Francesco d' Assisi , dove adorò l' Immacolata e pregò 



- 39 — 



per la conservazione di Vittorio, poscia si recò alla Cattedrale, dove fu can- 
tato il Te Deuui ìaudamus nel qual tempo suonarono le trombe del Senato 
e le campane, la cavalleria e la fanteria schierate nel piano del Real Palazzo 
scaricarono le loro armi , ed il castello ed i baluardi della città fecero tuo- 
nare i loro cannoni. Il dopo pranzo ebbe luogo una splendida cavalcata che 
partendo dal palazzo senatorio andò sino al Palazzo Reale e poscia discen- 
dendo, fatto un giro all'intorno per la città, ritornò al palazzo senatorio. 

La precedevano i tamburi del Senato, venivan dopo l'araldo della tavola 
con i governatori di essa, quarantasei nobili, i mazzieri del Senato, il capi- 
tano giustiziere , il pretore , i senatori e gli ufficiali nobili del senato ; e la 
chiudevano alquante carrozze. La sera poi vi fu una riunione nel palazzo 
senatorio, si ascoltò scelta musica e canto, e vennero serviti copiosi rinfre- 
schi (i). 



Ma ben presto i canti, i suoni e le feste dei nostri padri doveano mu- 
tarsi in lutto e dolore. 

Vittorio Amedeo era andato in Messina e già pensava di ritornare in 
Palermo per il che l'arcivescovo ordinò di celebrarsi una novena per il fe- 
lice viaggio dell'amato sovrano. A 2 settembre 17 14, giorno di domenica, 
Vittorio venne da Messina e a circa venti miglia lontano da Palermo fu in- 
contrato dal Pretore e dall'arcivescovo. In quel giorno non sbarcò, soltanto 
l'indomani, solo senza la regina, che restò sulla nave, venne a terra. Per il 
-cassaro stavano schierati i soldati e non circolava carrozza alcuna, fatta ec- 
cezione di quelle i el senato. Il Re appena sceso si recò alla Cattedrale, dove 
fu ricevuto alla porta dal capitolo e clero con a capo l'arcivescovo che gli 
diede l'acqua benedetta, entrò ed adorò il Sacramento e le reliquie di S. Rosalia, 
ascoltò due messe e si comunicò per mano dell'arcivescovo; indi usci e salì 
a Palazzo Reale dove nel dopo pranzo ricevette il Senato per il bacio della 
mano. Appena il Senato prese congedo da Vittorio , egli usci dal palazzo, 
rientrò nella cattedrale , adorò nuovamente il Sacramento e le reliquie di 
S. Rosalia e poscia andò ad imbarcarsi , trattenendosi al molo sino al gior- 
no 5, nel qual giorno le navi sciolsero le vele, dirigendosi a Torino. Così il 
sogno sublime dei Siciliani era svanito ; ritornavano ad esser soli senza il 
Re , ma agli ordini di un viceré. 

La partenza di Vittorio Amedeo dalla Sicilia fu uno sbaglio gravissimo, 
che, annientando nel concetto dei siciliani tutto il prestigio del nuovo reg- 
gimento , diede il destro a Roma di scompigliar sempre più la Sicilia , e 
poscia alla Spagna di trar profitto dal popolare scontento per sottometterla 
di nuovo con fedifraghe armi. Ah se Vittorio avesse stabilito la sua dimora 
nell'isola, se con la sua autorità e presenza avesse presieduto al consolida- 
mento dell'idea nazionale, avrebbe in tal guisa in sé concentrato l'irresistibil 
favore della maggioranza del regno, cui né i partiti avrebbero scisso, né Roma 
sconvolto, né Spagna infine invaso e rapito. Sì Spagna non l'avrebbe invaso 



(1) Vedi il documento di numero 22. 



— 40 — 



né rapito, Spagna che sino agli ultimi istanti ingannò la buona fede di Vit- 
torio col dirsi sua amica, a segno che egli scrivendo al viceré Maffei gli or- 
dinava che arrivando nei nostri mari 1' armata spagnuola la ricevesse come 
amica e le procurasse tutti i rinfreschi dei quali avesse avuto bisogno. Non 
sospettava il generoso Vittorio, degno discendente di eroi e soldati, che tutto 
ciò altro non fosse che gesuitismo al fine di poter facilmente invadere la 
Sicilia trovandola spreparata; egli magnanimo, egli galantuomo come tutti i 
principi di Casa Savoia, che l'onore della loro real parola hanno sempre te- 
nuto superiore a qualunque altra cosa, fosse pure il loro regno, (galantomi- 
smo che fece sì che l'Italia potesse costituirsi in nazione) credeva che al par 
di lui tutti fossero stati galantuomini e gentiluomini. L'andar spacciando che 
il Re Vittorio non avesse tenuto le condizioni del patto stipulato in Utrecht, 
di conservare al regno sus leyes, constituciones . capitulos del reyno , pragmaticas, 
coshimbres, libertades y immunitades, y exemciones eie. non era che un pretesto 
con il quale la Spagna tentava giustificare la sua usurpatrice condotta, ed al- 
cuni scrittori siciliani, non ultimi il Mongitore ed il Giardina, le loro par- 
tigiane parole ; ed a tutti rimbecchiamo gli stiracchiati pretesti con le pa- 
role del Di Blasi (storico non sospetto , perché appartenente al clero) che 
nella sua «Storia cronologica dei Viceré di Sicilia» dice: «per amor della 
verità dobbiamo ingenuamente confessare, che il Re Vittorio , se fece alcun 
cambiamento nelle nostre leggi, privilegi, consuetudini etc. questo fu di pic- 
cola conseguenza, e sempre riguardò il vantaggio del regno ; e che rispetto 
ai titoli e dignità ecclesiastiche e secolari , e a tutto il resto che viene ac- 
cennato nel numero 6 del trattato di Utrecht , egli fedelmente le osservò; 
trattene quelle, che furono concesse dalla corte di Spagna dopo i 22 di set- 
tembre dell'anno 171 3, nel qual giorno fu egli in Torino acclamato per re 
di Sicilia (1). » E questo fia suggel che ogn'uomo sganni !• 

È certo però che il passaggio di Vittorio ad altro regno non spense nel 
cuor dei siciliani la memoria del di lui governo , ché anzi essi memori del 
governo giusto ed esemplare di lui elessero Re a 1 1 luglio 1848 Ferdinando 
Alberto Amedeo duca di Genova, che al dovere di imbrandire una spada di 
soldato per l'italiana indipendenza pospose una corona di re; e nel 1860 con 
entusiasmo immenso votavan l'annessione al regno d'Italia con Vittorio Em- 
manuele II di Savoia : Re. 

E quando nel 1860 Vittorio Emmanuele venne a visitar la Sicilia con gli 
augusti principi , le accoglienze avute non furon per niente minori di quelle 
fatte a Vittorio Amedeo; né quelle fatte nel 1882 al nostro Augusto So- 
vrano felicemente regnante furon mino.i di quelle ricevute dall'augusto suo 
genitore. Non avevo allora che sei anni _ pur rammento ancora l'indescrivi- 
bile entusiasmo del nostro popolo, cn tusiasmo che si rinnovò nel 189 1 quando 



(1) Cfr. Di Blasi. Storia Cronologica dei viceré di Sicilia. Palermo 1842 libro IV. 
cap. VI, pag. 494, nota 3. 



— 4i — 



in occasione della nostra Esposizione Nazionale ritornò ad allietarci ed ono- 
rarci con la Sua presenza augusta, con la presenza di Colei : 

A cui le grazie corona cinsero, 

A cui sì soave favella 

La pietà ne la voce gentile; 

e dell'erede del trono : Sua Altezza Reale il principe Vittorio Emmanuele di 
Savoia principe di Napoli , che in questi giorni , (i) una a quel vago fiore 
dell'augusta consorte : la principessa Elena del Montenegro, più splendide rese, 
con la sua presenza, le feste per il cinquantesimo anniversario del 1848 ed 
ebbe ancora una volta prova di quanto Palermo, la fedelissima e felicissima 
città, veneri l'Augusta Casa di Savoia, in cui, ora e sempre, Sicilia ha fede. 



(1) Quando scrivevamo queste righe erano di poco trascorse le feste per il cinquan- 
tesimo anniversario del 12 gennaio 1848. 



DOCUMENTI 



I. 

Lettera con la quale si da ragguaglio di ciò che dicevasi in Palermo 
al? annuncio della cessione fatta a Vittorio Amedeo (i) 

Figlio amatissimo, (2) 

Vorrei sodisfare la tua curiosità con relazioni più distinte che ancora il tempo noi 
permette ch'io lo facci , ma nella brevità che viene comportata dalle circostanze ne com- 
prenderai la sostanza. Venne il signor principe di Campofiorito in Palermo con le galere 
di questa squadra di cui fu eletto generale dalla Maiestà di Filippo Quinto, e non poten- 
dosi direttamente in Messina come volevano i Spagnuoli, fu detenuto quattro soli giorni 
in Palermo ove dall'amorevoli accoglimenti dei suoi congionti, o dal proprio desiderio che 
lo condusse a fare un'ostentosa comparsa con un incarico sì onorevole, si tenne però con- 
tenuto con questa nobiltà che tanto desiderava sentirla confermata, in parteciparli, la no- 
tizia più distinta della renuncia del regno fatta da Sua Maestà Cattolica a Sua Altezza 
Reale nell'accordati della pace d'Utrecht ma neh' istesso tempo che di già erano precorse 
tante gazzette mostrava piacere sentirle leggere in quelle che S. A. R. habbii generosa- 
mente dichiarato la principessa sua moglie per prima dama d'onore di Madama Reale, et 
i di lui figli per paggi. Passò in Messina dopo li quattro giorni ove si è inteso riaversi 
contenuto nell'istessa forma, questa però niente ha diminuito della ferma speranza conce- 
pita nell'animo dei nobili e de 1 popolo su la notizia pervenutali dall'altra via, che il Re 
nostro signore habbii curato raddolcire 1' amarezza della renuncia del regno col solo rila- 
sciarlo in mano d'un principe tanto savio , forte e giusto che si farà distinguere nella fe- 
licità dei suoi novi vassalli. La fama dell'eroiche virtudi di Sua Altezza Reale nel valore e 
nel senno, se ha saputo correre sino all' America et all'Asia, non era per arrivar tardi in 
un paese cotanto vicino al suo, ove pria delle presenti contingenze era stato sempre con- 
siderato con l'ammirazione di tutti un Alessandro dei nostri tempi, che non dovea trovar 
ristretta la sua gloria nei confini della Savoia e del Piemonte. Sappiamo qui quanto egli 
sia giusto e potente, amante dei suo: sudditi, che sà governarli con giusta considerazione, 
con la severità e con la clemenza , e che sempre habbii osservato la tanta utile massima 
di ripartire bene il premio ed il castigo. Ogn'uno dei nobili e dei plebei ha concepito ferma 
speranza di vedere ristabilita in Sicilia la giustizia e restituito lo commercio, da dove pos- 
sano riconoscere la tranquillità del vero vivere e 1' accrescimento dei propri anni. Non è 
mancato ne' stranieri il disconforto di abbandonare paese, cosi ameno e fertile, e dal di- 



(1) Da un Ms. della nostra Comunale segnato Q.q. F. 5. 

(2) Non abbiamo potuto trovare chi sia stato l'autore di questa lettera. 



— 44 — 



sconsuolo è nato il pensier di seminar zizanie, ma per grada divina niuna d' esse disse- 
minate ha ritrovato dove appigliarsi nell'animo dei Siciliani preoccupati d'un pieno amore 
e contento. Chi dice che S. A. R., non russe per appigliarsi all'accordati in Utrech in rice- 
vere Sicilia e lasciare Vigevano ed altre parti di Lombardia promessoli dall'imperador Leo- 
poldo e che su questo punto fosse già sovertito dalle riflessioni di tanti suoi ministri che 
lo persuadono a non cangiare un palmo di terra della Lombardia per una lega di Sicilia. 
Ma ogn'uno l'ha risposto che S. A. R. risolverà da sè non havendo necessità di far tante 
riflessioni o consiglio dei ministri in rifiutare una corona, che tutto fosse stretta alla sua 
gran testa non lascia d'esser bella assai, vaga e riguardevole per l'antichità e per i privi- 
legi di renderlo monarca, come legato apostolico, anche sopra ecclesiastici e vescovi, e 
tanto conspicua come una delle quattro che portano il preggio della santa untione al capo 
ove s'appoggiano. Anzi tanti hanno considerato che le raggioni di lasciar Sicilia non po- 
tranno rappresentarsi a S. A. R. simili a quelle di Portogallo che stimò non accettare o 
per l'incertezza della successione e per il tanto remoto slontanamento dal Piemonte, mentre 
questo regno lo mirerà da vicino, e lo possederà con tanta sicurezza e con la massima 
dell'amorevole ossequio e fede che li giureranno e saranno per osservarla sempre i sici- 
liani. Altri stranieri han procurato insinuar gelosia nel rendersi un regno si grande et an- 
tico provincia del Piemonte, mentre S. A. R. non lascerà di continuare la sua sede in Tu- 
rino che tanto ama, come daher (sic) tanto ingrandito et adorno, per venire in Palermo ad 
incepparsi in un'isola e sempre haveranno un Re lontano. Ma si sono disingannati che 
anno già conosciuto che la Sicilia sarà per amore per l'ossequio più riverente al suo monarca 
ugualmente da lungi che da presso, e che sempre sii a ricevere più vicini i raggi del pren- 
cipe e non riguardare il suo sole, come per tanti secoli lo ha visto da paese più remoto con 
la dura condizione dell'antipodi, e chi discorre la sostanza, e non 1' apparenza delle cose, 
vede il regno che non si formerà ma che resterà provinvia , come sempre è stato, e che 
non sia punto pregiuditiale o disgradevole, quando così piacesse al suo Re, dirsi provincia 
del Piemonte, mentre la natura ha reso questo coȓ riguardevole per proprio sito e tanto 
considerato dall'altre potenze d'Europa per la gelosia che nasce dai suoi confini, che non 
è per mendicar paragone da qualunque regno più vasto e grande, oltre che la Sicilia non 
sarà come provincia del Piemonte, ma come di quel luogo ov' è ferma la sede il suo Re 
e sarà per considerarsi come membro subordinato dell'impero del suo capo non come ad 
altro membro più piccolo. E poi chi sa se le delizie di Sicilia, ove oggi possono trovarsi 
quelle delie campagne di Damasco , la clemenza dell* aria , la fertilità del terreno , la va- 
ghezza di Palermo e l'ossequio di una cospicua e tanto numerosa nobiltà saranno per al- 
lettar il Re a portar ivi la sua corte ! et almeno, se non per sempre, non mancherà la spe- 
ranza di vederlo spesse volte e quando lo chiamasse il bisogno. 

Arrivò la malizia dei stranieri a discorrere che potendo essere il regno insidiato da 
qualche potenza nemica e forse vicina , non avendo il Re forze bastanti e maritime per 
difenderlo , sentirebbe spesso 1' incommodi della guerra , e perderebbe la tranquillità della 
pace goduta per tanto tempo, e sarebbe forzato a conservarsela a costo di gran spese ne- 
cessarie per un grosso presidio, che verrebbe ad indebolire le forze d'ogn'uno con spesse 
contributioni oltre l'ordinarie. 

Veramente veleno vomitato dalla malignità, che ha incontrato l'antidoto neh" animo 
de' Siciliani che discorrono tutti con sostanza, benché senza quella bella maniera , che si 
acquista nella prattica del mondo. Ogn'uno 1' ha risposto ch'el nostro nuovo Re oltre la 
sua presente potenza si renderà il più poderoso ed il più temuto nel Mediterraneo , che 
con poche navi che fabricherà potrà tenere in contributione tutte le potenze che frequen- 



— 45 — 



tano il commercio da Ponente a Levante e da Levante a Ponente, restimandosi Sicilia in 
stato d'aspettare al passo ogni nave e che le potenze maritane saranno per tenerselo sem- 
pre amico, e rispettato per non venirli intorbidato il loro commercio che se volessero ren- 
derlo sicuro di dieci vassalli non più Siciliani che li russerò sarebbono forzati convegliarlo 
d'una grossa flotta , che portarebbe dispendio d' assorbire il valore di tutte le mercanzie. 
E se non habbii luogo da temere invasione da altro regno vicino vedendosi con 1' espe- 
rienza dell'antichi Re di Sicilia, che questi forti formidabili a quei di Napoli, e spesse volte 
vincitori , mentre Sicilia con puoche navi e galere può interdire per il faro di Messina il 
passo al trasporto di tutti i viveri che sono necessarii a condursi per mare dalla Puglia, 
et altre provincie per sostegno della capitale di Napoli, e poi contiguo a Sicilia sutta porsi 
e moli sicurissimi per ogni armata maritima al regno di Napoli con un piccolo muoio e 
puoco sicuro, potrebbe più tosto considerarsi, coni' è, la città sotto una fertilissima citta- 
della , e che più agevolmente quel regno a noi vicino potrebbe essere turbato et invaso 
dal nostro Re con essersisi (?) per terra; ma la Sicilia è difesa da un bel fosso pieno di 
acqua assai profondo , che non può rasciugarsi , e passarsi riempendosi di fascini e legni, 
che per essere assediato bisognano a chi vuol fiire simile tentativo tutte le forze maritime 
del settentrione, che pure unite incontrarebbero assai difficile e dispensiosa simile impresa 
in parte tanto distante de loro porti , mentre quanti soldati porteranno e cavalli per di- 
sbarco, saranno per sentire gran danni del novo clima tanto caldo che ne farà morire mi- 
glior parte imputriditi da febre campestre pria d'accingersi ad una battaglia, ciocché si vidde 
con tanto esterminio nell'eserciti di Francia nel breve spatio di quattr'anni nelle revolu- 
zioni di Messina; quanto costerà un cavallo, et un fante per trasportarsi in Sicilia, quanto 
i viveri per providimento d'un esercito trasportati da paesi tanto distanti a forza di navi, 
e quale dovrebbe essere il numero di queste per il solo disbarco di ventimila homini ne- 
cessarii a fare qualche tentativo non già accquisto quando non {ossero accompagnati da 
paesani. Quanto li costarebbe impadronirsi pria d'un porto, ove possi mantenersi l'armata 
maritima non potendo stare rìellc spiaggie a discretione delle tempeste. Ma quando fosse 
non tanto difficile l'acquisto d' un porto riuscirebbe affatto impossibile il poter subsistere 
con forma d'esercito in campagna, dovendosi far conto, che perdendo poca gente al primo 
disbarco, e dovendone lasciare buona parte a presidiarsi una o due città delle più deboli, 
che haveranno sorprese restarebbono a campeggiare con meno della mettà di venti migliaia 
d'homini haveranno condotto che si consumerà per la strada, o per le montagne volendo 
proseguire l'aecquisto del resto del regno, e li paesani con impedirci i viveri i divertirci (?) 
il commercio per terra lo farebbono consumare a poco a poco in brieve tempo senza la 
vicina speranza di far nove reclute per la distanza del paese d' onde dovessero provenire. 
Chi legge l'antiche historie dell'Imperio Romano conoscerà quanto sii osso duro l'accquisto 
di Sicilia a forza d'armi stranieri, sono tutti raggioni per far credere ad ogn'huomo pru- 
dente che mai penserà potenza straniera a tentarne 1' accquisto pieno di tanti dispendii e 
pericoli et apportarci la guerra per poterla sostenere poi puoco tempo , e se venisse ad 
attaccarla con qualche gran sforzo sarebbe apportarli danno et utile nel regno, senza il 
notabile pregiuditio che potrebbe solo nascere da una lunga guerra che mai in un' isola 
si è vista durare lungo tempo. Quattro o cinque mila huomini di militia regulare bastano 
a presidiare con tutta sicurezza l'isola di Sicilia, ripartendoli fra Palermo , Messina , Sira- 
gosa, Trapani e Milazzo, e questi si mantengono come sempre con li soliti donativi or- 
dinarli , senza nove contributioni per impedir disbarco a nemici , poca cavalleria regulare, 
che qui si trova li sarebbe di gran danno e disturbo, giacché per essendo la Sicilia tutta 
girata di monti con poche spiaggie spatiose che possano essere commodo ad avanzarsi e- 



- 46 - 



serciti saranno di grand'oppositione le railitie paesane che sono sempre pronte a girare il 
regno nel numero di nove mila fanti oltre le mille che servono fìssi per guardarsi la pro- 
pria marina di Jaci considerando giri tre mila cavalli inclusi li mille e cinque cento baroni 
che forse ce (?) loro poca diversità. Le michaletti saranno buoni per aspettare in passi 
stretti l'inimici che vogliono avanzarsi , e così impedirli il passaggio per farli consumare 
nelle pianure vicino alle spiaggie colla continua molestia delle scaramuccie. Chi pensa alla 
guerra di Messina conoscerà quanto habbii costato alla Francia l'assistenza data ai Messi- 
nesi per quattro anni e che per tutto questo tempo con 1' aggiunto d" una città ribellata 
populata allora da 120 (?) abitanti non habbiano possuto i Francesi allargarsi ne anche ad 
accquistar in Milazzo, o Catania parte vicine di Messina, costandoli gran sangue ogni passo 
ed ogni palmo di terra volevano avanzare. 

Non hanno lasciato d'insinuare nell'animo dei nobili la mutattione dovranno sentire 
quando ristabilita la giustizia saranno constituiti in obligo di pagare i loro debiti che sono 
troppo considerabili e che essendole negati le dilationi introdotte dal governo spagniulo 
saranno per riducersi in stato di disperattione non bastando ora le loro forze presenti a 
sodisfare una massa di debiti invecchiati sopra i loro feudi. Ma conoscono tutti il veleno 
che copre tale insinuattione ed ognuno de nobili e de baroni riflettendo prima al debito 
che per giustizia devono sodisfare pensano che sii , forse pervenne il caso che circolando 
bene la giustizia per tutti resti pure ogn'uno d'essi pagato dell'ingentissimi crediti, sopra 
li stati di Montalto, Terranova, Almirante Conte di Modica, Palazzuolo, Contestabile Co- 
lonna e4 altri baroni potenti, habitanti fuori del regno che per li guardi troppo politici 
sono stati sin' ora favoriti da un privileggio repugnante ad ogni lege di pagare ai suoi 
creditori una minima parte di quanto li devono , e tirarsi fuor del regno tutto il resto 
considerabile di loro rendite per mantenersi con tanta osservatione in altre Corti. 

Pensino pure i Baroni di Sicilia quanto li sii costato come il benefìcio di simili dilat- 
tioru troppo smoderatamente concessali nel passato, e quanto si habbiano retribuito a chi 
l'ha concesse che facendo il conto sarebbe bastato a pagare buona parte dei loro debiti. 
Anzi tutti ravveduti ben conoscono tal pietà esserli stata crudele, mentre permettendo ai 
loro antenati il consumo dei frutti dei feudi in ostentatone e lusso tanto smoderato , ha 
tirato oggi sopra d'essi la rovina con l'oppressioni di tanti debiti attrassati, e vedono troppo 
chiaramente che seguitando questo costume tanto pernicioso al publico bene ed alla giu- 
stizia ed a loro medesimi sarebbono d' uno in uno a provar la disgratia , che tanti han 
provato di vedersi venduti 1' antichi feudi per pagare una volta i creditori , quando habii 
arrivato il male ad esser incurabile. 

Pensano pure li più savii e 1' han communicato al restante che S. A. R. introdurrà 
subito il divieto dell'ostentatone e lusso smoderato in che si consumano tutte le sostanze 
dei suoi vassalli, vitio troppo naturale ai Siciliani, ma maggiormente continuato da chi ha 
stimato mantenerli poveri e deboli contro ogni raggione e di vera politica e che si rin- 
noveranno l'antiche leggi municipali a sradicare simile disordine molto riuscirebbe profet- 
tevole al mantenimento del regno e dei vassalli, e in pochi anni Sicilia che è tanto ricca 
dare (?) in ogni genere mancandoli il consumo tanto pernicioso al patrimonio dei regnicoli 
diverrebbe una piccola America. Chi dà un' occhiata al governo delle piccole republiche 
vederi che tirano la maggior forza nel mantenersi ricche delle prohibittioni di simili osti- 
nattioni (?). 

Or questo balsamo a poco a poco sarebbe per sanare ai Baroni la lepra (sic per : leb- 
bra) dei loro debiti ed il Re proprio che riavrebbe cura di sanarli con amore non verrebbe 
obligandoli a pagar tutto e sanarli levandoli la pelle , li ungerà con lemitivi ed in pochi 



— 47 — 



anni si ridorranno in una sanità di forze e così sarebbono loro ristabiliti nel credito per- 
duto da tanto tempo con la mala opinione di esser mali pagatori ed il resto della gente 
riborzando il suo tanto tempo negatoli ritornerebbe loro nella pristina forza , e con ciò 
sarebbe tutto il regno ritornato in fortuna circolaudo il denaro per tutte le vene e com- 
municando la sostanza in tutte le parti del corpo senza vedersi come prima vivi alcuni 
membri principali, e l'altri ammortiti, contro la regola d' ogni buono regnante che vuole 
avvivare ogni particella del corpo del suo regno servendo ogn'una a fare la sua funtione 
in obedire e servire al capo. 

Infine i stranieri guardano troppo crucciosi l'allegrezza in faccia ai Siciliani ed il consuolo 
che antecipa nel cuore pensando di vivere sotto un regnante che tanto l'amerà nella pace 
e li difenderà nella guerra e li mirerà sempre da vicino con tanto beneficio 



• ... • • • - • (0- 

Insomma tutte le zizanie sono svanite e disperse in aria non ben trovaro terra da 
far radice dei siciliani ci è chi ad ubidire Filippo quinto suo monarca trabboccano nell'al- 
legrezza vedendo che la necessità della pace l'ha constituiti in una sorte così favorevole di 
cangiare un monarca tanto pio, giusto e clemente con un altro ugualmente tale, suo con- 
giunto per sangue e per tanti antichi e nuovi legami dichiarato successore universale della 
di lui corona in mancanza di Sua regia discendenza ....... 

Vedersi il regno riparati quei danni che han posto in esterminio il commercio e ri- 
mediati tanti disordini che non potrebbono riferirsi senza lacrime, i quali la maiestà di 
Filippo V non hebbe luogo nè tempo da pensare nei pochi anni, che l'han tenuto preoc- 
cupato guerre di tanta considerazione; questa isola sarà per 1' avvenire del re non già di 
nome e di nuda proprietà come prima dandosi in usufrutto ai viceré che venivano a ven- 
demiare questa bella vigna senza coltivarla, non pensando di conservarne la proprietà che 
non era sua, giacché erano destinati al solo fine di risarcirsi in Sicilia i danni patiti in 
altri paesi. 

Saranno governati da un Re o presente o molto vicino che mai darà tarda la medi- 
cina al male dei suoi vassalli e viderà ristabilito il commercio del mare, fare navi e barche 
destinate a tale effetto e darà animo ai sudditi di farne delle proprie . . . . 



Quanto sarà di consuolo alla Sicilia veder 1' amministrazione della giustizia posta dal 
suo Re innanzi d' nomini dabbene sperimentati neh' esercizio della giudicatura , consumati 
nell'inedio e provetti nella cognitione delle lggi, che s'imporranno con fare lungo tempo 
l'avvocato alla curia; si legge in Filippo Canineo nel Panagirico a Giulio : nullum maius 
indilium bene mentis obstendere polest Princeps quam ut adiungat sibi viros virtute et fama lu- 
benhs, nam omnes statini indicabunt dum talem esse quales ii apud ipsum. Verrei più dirci in 
conferma del commune consuolo, e di quanto qui si discorre con sode riflessioni in os- 
sequio di S. A. R. con viscere di vero amore e di ferma devozione, ma una lettera non 



(i) Omettiamo tutto quanto è superfluo e potrebbe tediare il lettore. 



- 4 8- 



può emporre una istoria per participarne col signor Abbate del Maro , a che io non ho 
preso animo di faticare per non esser riputato licensigro in usurparmi tal confidenza ma 
non lascio ad incarirsi (?) che le parti con le più devote espressioni, e nei più proprii ri- 
spetti e mi resto. — Palermo 24 luglio 1713. 

II. 

Il Senato di Palermo invita il Pretore di ritornare in 'Palermo 
per la venuta di Vittorio Amedeo (1) 

Illustrissimo et Eccellentissimo Signore Padrone Osservandissimo, 

Dal tenore con cui scrisse a V. E. il signor Principe di Aragona resterà intesa del 
viglietto di S. E. che è capitato al Senato per doversi disponere ed apparecchiare da suo 
canto quelle prevenzioni che sono precise prima dell'arrivo di Sua Altezza Reale in que- 
sta città affinchè piaccia a V. E. abbreviare il disegno del suo passaggio, deve però il Se- 
nato accalorare questa risoluzione con le più vive suppliche che richiede la gravità dell'af- 
fare con la certezza che la singular prudenza di V. E. non posponerà a momenti la sua 
partenza per il comune disimpegno, mentre raffermandoli il Senato la sua devota osser- 
vanza resta. Palermo 28 agosto 17 13. 

di V. E. 

Illustrissimo et Eccellentissimo Signor Principe di Scordia 

III. 

TV Senato avverte il Viceré d'aver fatto quanto egli avea scritto, e d'aver bisogno di somme 

per l'arrivo di Vittorio ^Amedeo (2) 

Eccellentissimo Signore, 

Con quell'attenzione che ha convenuto all'obbligo del Senato si sono conferiti li due 
biglietti di V. E. che contengono quanto si dovrà eseguire da canto del Senato con mo- 
tivo della prossima venuta in questo regno dell' Altezza Reale del signor Duca di Savoja 
per mettersi in possessione di esso conforme alla cessione che gli ha fatto Sua Maestà (3). 
Ed in vista della relazione che si serve includerci di tutto ciò che necessita per l'alloggio 
di Sua Altezza Reale, sua famiglia ed officiali delle truppe che seco porta, ha cominciato 
a disponere queste providenze così in procurare case vicino il Real Palaggio ed alloggi nelli 
conventi e case di regolari in questa secondo l'intenzione che ha compreso il Senato dalla 
cennata relazione e nel medesimo tempo si va il Senato apparecchiando per la funzione 
e pompa con la quale deve assistere e ricevere la persona ai Sua Altezza Reale in quella 



(1) Estratto dalle Consulte del Senato di Palermo, volume degli anni 171 3-1717 fog. 24. 

(2) Estratto dalle Consulte del Senato di Palermo, volume degli anni 1713-1717. fog. 25. 

(3) Non abbiamo potuto rinvenire sull'argomento altro biglietto viceregio, tranne di quello qui pubbli- 
cato, segnato di numero IX. 



— 49 — 



forma che si deve ad un tanto gran personaggio; e considerando la sovrana intelligenza di 
V. E. che a questo fine saranno precisi guasti di considerazione senza che possa il Senato 
arbitrare a che somma possano giungere ha ordinato al Senato d' avvisarli che dispense 
havesse di bisogno. — Deve il Senato supplicare la somma autorità di V. E. acciò si degni 
ordinare al Tribunale del Real Patrimonio che gli spedisse i dispacci necessarii senza li- 
mitazione di somma da potersene valere non solo degli avanzi della colonna frumentaria 
che giudica non essere sufficienti, ma ancora dall'istessa colonna frumentaria essendo una 
causa tanto distinca ed inescusabile che non ammette risparmio nè differimento di tempo, 
restando però al prudente arbitrio di V. E. l'ordinare a chi ne dovrà dar conto della spesa 
che fard a detto fine. — Sopra ogni altro avanza al Senato la sollecitudine di vedersi pa- 
trocinato in queste disposizioni dalla sovrana direzione di V. E. presenzialmente ed intanto 
conchiude con le più incessanti suppliche di accelerare il suo passaggio in questa dove si 
sospira con quella brama che può credere a riflesso della così lunga e dura privazione che 
ne ha sentito tutto questo pubblico, in nome del quale rassegnando a V. E. il Senato il 
suo riverente ossequio resta pregando Iddio guardi la Sua Eccellentissima Persona come 
tanto desideriamo. — Palermo 29 agosto 1713. 



IV. 

Lettere credenziali per S. M. Vittorio Amedeo fatte dalla Deputazione del T^egìio 

al principe di %pccafiorita (1) 

Signore, 

Sarà a V. A. R. renduta questa dal principe di Roccafiorita uno dei principali baronj 
di questo Regno, per la qualità del suo sangue nostro collega, che presterà al nuovo so- 
vrano i nostri omaggi nell'occasione di essere stato cesso a S. M. questo regno ; e desi- 
derando anche manifestare a V. A. R. i nostri ossequi , havemo deputato il Principe per 
prostrarsi a di lei piedi, e supplicarla insieme in nostro nome si degnasse riceverne socto 
il di Lei alto patrocinio, che sperando dalla di Lei gran benignità pregamo Iddio guardi 
la persona di V. A. R. lunghi e felici anni come noi e il regno abbiamo il bisogno. — 
Palermo 31 agosto 1713. 

di V. A. R. Humilissimi et ubidientissimi vassalli 

li Deputati del Regno di Sicilia 



Il principe di Butera deputato 
Il principe di Roccafiorita deputato 
Il duca della Gratia deputato 



Il principe di Carini deputato 
Il Conte di San Marco deputato 
Il marchese della Ginestra deputato 

D. Giuseppe Pape Protonotaro 



Il princ, conte di Capace deputato 
Il principe di Menzoiuso deputato 
11 principe di S. Rosalia deputalo 



(1) Estratte dalle Consulte della Deputazione del Regno, an. 171 3-1 724 voi. 8 f. 8. 



V. 



Lettere credenziali per S. M. *Anna d'Orleans fatte dalla Deputazione 
del Regno al principe di Roccafiorita (r) 

Signora, 

Dovendo manifestare a V. A. R. i nostri ossequii nell'occasione di essere stato cesso 
al di Lei serenissimo figlio (2) questo regno lo adempiamo per via del principe di Rocca- 
fiorita, uno dei principali baroni del regno nostro collega, il quale s'inchinerà in nostro nome 
all' A. V. R.; speramo dalla di Lei somma benignità si degnerà gradire questo riconosci- 
mento , e che ci accoglierà sotto il di Lei potentissimo patrocinio , di che con ogni ve- 
nerazione supplicandola , pregamo Iddio guardi la persona di V. A. R. lunghi e prosperi 
anni, come noi e il regno abbiamo di bisogno. Palermo 31 agosto 17 13. 

di V. A. R. Humilissimi 

li Deputati del Regno 

Con te s/esse firme 

VI. 

Partenza del marchese di Geraci per Torino a prestar l'omaggio a Vittorio Amedeo (3) 

A 10 settembre 17 13, domenica hore 22 abbassò in carrozza con corteggio di molta 
nobiltà il signor Marchese di Geraci sino a porta felice per partirsene per Turino a pre- 
star l'omag-gio a Sua Altezza Reale Duca di Savoja, vi era la feluca e entrò e in detto 

tempo spararono numero 30 e più mortaretti del posti a filo con mina , vicino 

la Garita. — S'incamminò per il vascello ed in salire sopra detto vascello spararono nu- 
mero 27 cannoni uno d'un lato e l'altro dall'altro lato (era vassello di 30 cannoni) se- 
guendo a tal disparo le tartane che si ritrovarono nel molo ed alla cala con le loro mo- 
jane, fu una bella veduta, e se ne partì la sera. 

VII. 

Lettera della Deputazione del %egno a Vittorio ^Amedeo in risposta 
di quella da lui direttale 

Sacra Real Maestà, 

Sono proprii della Real benignità di V. M. e del di Lei paterno affetto verso noi e 
questi suoi popoli vassalli gli amorevoli senzi che si compiace manifestare nella sua ren- 
dutane dal cavaliere D. Carlo Requisens tenente colonello , e crescendo in noi l'obligo a 



(1) Estratte dalle Consulte della Deputazione del Regno, an. 1713-1724 voi. 8 f. 8. 

(2) Errore materiale forse del copista, per sposo. 

(3) Estratto dal Cerimoniale del Senato di Palermo, volume dell'anno 1713. log. 24 rei. 



proporzione delle gratie che si degna dispensarne, le rendiamo inchinati a piedi della M. V. 
copiosissime, rattificando quegli omaggi che per via del principe di Roccafiorita con nostre 
lettere dichiarammo da più giorni a V. M. la di cui real persona anziamente attendendo 
per sodisfare, ne i comoni ossequi, il nostro animo pregamo Iddio guardi la real persona 
di Y. M. come noi, il Regno e la Christianità abbiamo di bisogno. Palermo 4 ottobre 1 7 1 3 . 

S. R. M. di Vostra Sacra Real Maestà 

Humilissimi vassalli che i suoi reali mani e piedi 
bagiano- li Deputati del Regno di Sicilia 

Con le slesse firme (1) 

Viti. 

Hando del Senato di 'Palermo, con il quale s'invitano i cittadini a tape^are i prospetti delle case 
ed a far per tre sere luminarie in occasione della venuta di Vittorio ^Amedeo (2) 

Die sexto octobris septimae indictionis 17 13. 

Nobilis Franciscus Perino publicus praeco huius felicis et fìdelissimae urbis Panormi 
retulit se de mandato quo infra publicavisse infrascriptum bannum per loca solita publica 
et consueta. 

Bando e Comandamento d'ordine dell'Illustre Senato di questa felice e fìdelissima città 
di Palermo. 

Perchè fra breve s'attende la venuta della Maestà del nuovo Re e Signore a cui la 
Maestà del Re Filippo Quinto nostro Signore ha fatto la cessione del Regno come viene 
notificato a questo Illustre Senato con Real lettera sotto li 20 settembre p. p. 17 13 da 
Turino col trattato di pace seguito tra essi sovrani e perchè fra breve si porterà in que- 
sta capitale per la possessione, ha perciò giudicato l'Illustre Senato passarne la notitia a 
questo fidelissimo publico dovendo questa fedelissima città col primo ingresso del nuovo 
sovrano in detta giornata ricevere un motivo di straordinaria allegrezza et essendo con- 
veniente che l'eccesso di questa consolatione che soprabonderà nell'animo di ciascuno dei 
cittadini si debba manifestare al dì fuori nelle publiche dimostrationi di applausi e segni 
esteriori di giubilo; pertanto questo Illustre Senato averte, esorta et incarica a tutti li cit- 
tadini et habitanti di questa città per il primo giorno dell'ingresso i dovuti preparamenti 
di sontuosi apparati e magnifiche pompe corrispondenti ad un tal ricevimento onde ordina 
che specialmente tutte le case in fronte della Marina principiando dal lato di porta felice 
sino al bastione del Trono e dall'altra parte uell'istessa porta felice per tutto il teatro (?) 
della Cala sino alla chiesa di Piedigrutta et in tutta la strada del Cassaro, Piano della 
Marina, Piano delli Bologni e Piano del Regio Palazzo che per tal motivo apparassero d'a- 
razzi e ricche tapazzarie tutte le finestre, balconi, botteghe e quanto all'oro (sic) fosse ca- 
pace di simili abellimenti senza eccettione alcuna nè pretesto di lutto per trattarsi di festa 
reale di singoiar giubilo di questo publico, facendosi per tre sere continue publiche lumi- 
narie si che non restasse parte della città che non fosse abondevolmente alluminata e 



(1) Estratte dalle Consulte della Deputazione del Regno, an. 1713-1724 voi. 8 t". 11 rct. 

(2) Estratto dal volume di Bandi del Senato di Palermo, anno 1713-14. Ind. VII. pag. 112. 



— 5 2 — 



quanto di più a ciascuno soggerira l'affetto e devotione particolare verso il nuovo Re e 
Signore (che Dio guardi) per manifestare con atti di singolarità la sodisfattione corrispon- 
dente alla comune allegrezza. 

P. S) P. U. 
Placa Sindacus 

IX. 

Biglietto del Viceré con il quale si avverte il Senato delle cose necessarie 
per la venuta di Vittorio ^Amedeo (i) 

Philippus Rcx etc. 

Illustribus Regiis Consiliariis dilectis — Con nostro biglietto rubiamo ordinato lo che 
siegue : Deviendo el Senado dessa fidelissima ciudad segun las ordenes que le tengo da 
das prevenir el alogamiento y toda las demas providencias para el ricibimiento del Sènor 
duque de Savoja a quen el Rey nostro sènor ha hecho cession de este Reyno me ha repre- 
sentaao que para una cosa tan precisa y que no admicte dilazion non tiene prontos me- 
dios de que valerse sino es de los avanzos de la coluna frumentaria y no bastando estos 
de los mismos effectos de ella, y attendendo yo a lo inescusabile que es que se excuten 
estas expensiones he venido en dispensar al senado el que pueda valerse de dichos in- 
troitos corno lo solicita para las sumas que nezesitare para elhri expressando rin embargo 
de quales quiera ordenes di que haviere en contrario y ordeno al Tribunal que a este efecto 
y sin dilacion expida los despachos oportunos concediendo al Senado està dispensa. — Me- 
zina 3 de setiembre 17 13 — D. Carolos Felipe Antonio Spinola Colunna — D. Ioan Antonio 
de Morales — Al Tribunal del R. Patrimonio resedente en Paliermo — Panormi die 28 sep- 
tembris 171 3 in triduo — Exequatur et detur ordo; acclusa nel detto biglietto è stata tra- 
smessa la seguente notacione. 

Nota per le dispense necessarie per la venuta di Sua Altera Ideale 



Damasco per letti, paramenti, sedie, cortine, portali et altri onze 2500 






dico .............. 


onze 


2500 


Gallone d'oro canne mille prò modo onze duemila e duecento; dico . 


» 


2200 


Frinzone per il letto, paramenti e seggi, portali, cortine et altri onze 1000 






dico .............. 


» 


1000 


Seggi grandi e piccoli, letti, matarazzi, boffette, biancheria, guarnitioni, 






capezzale et altro onze duemila e seicento; dico ...... 


» 


2600 


Sella ricamata con guarnimento d'oro, staffe e briglia onze cinquecento 






dico .............. 


» 


500 


Archi trionfali delli quattro cantoneri, porta felice, porta di greci ed altri 






apparecchi per la città onze mille e duecento dico ..... 


» 


1200 


Dispenza, credenza onze mille e duecento dico ..... 


» 


1200 



(1) Estratto dal volume di Cautele di Contabilità del Senato di Palermo dell'anno 171 3-14 Ind. V. f. 80. 



Ponti seu sbarcatori di Sua Eccellenza e Sua Altezza Reale e vestimenti 
delle feluche con suoi tindoli onze cinquecento dico .....>» 500 
Vestimenti per li gabali e pifari onze quattrocento dica ...» 400 

In tutto onze duodecimila e cento dico onze 12 100 

Oltre d'altre spese minute che potranno accadere di cose non pensate dall'Illustre 
Senato essendo le sopradette promodo. 

D. Gaetano Celesia R. Maestro Notaro 

E dovendosi da voi secondo gli ordini dativi prevenire l'alloggiamento e tutte altre 
providenze per il ricevimento del signor Duca di Savoja a cui il Re nostro Signore ha 
fatto cessione di questo regno e non havendo voi mezzi pronti delli quali potessivo va- 
lervi per una cosa tanto precisa e che non ammette niuna dilattione se non dell'introyti 
dell'avanzi dell'amministrattione frumentaria et in mancanza d'essi delli medesimi effetti 
della colonna e considerando noi essere inescusabile l'eseguirsi le sudette espensioni ha- 
biam anco devenuto a dispensarvi di che possiate valervi delli riferiti introiti per erogare 
la somma di onze duodecimila e cento per 1' effetto sopra cennato non ostante qualsi- 
vogliano ordini reali che vi fossero in contrario cossi l'exequirete con la possibile brevità 
siccome dalla vostra accostumata attentione e zelo ci lo compromettiamo e conforme per 
lo preinserto biglietto si espressa quale ha ricuperato il nostro notaro del Conseglio Pa- 
trimoniale. — Datum Panormi die 4 octobris 17 13. 

D. Carlos Felipe Antonio Spinola Colunna 

Fernandez P. 
Valgua mera M. R. 
Colonna M. R. 
Nigrì M. R. 
Bonifattio M. R. 
Gismondi M. R. 
Moncada M. R. 
Spad?fora M. R. 
Ramondetta M. R. 
Carate Cons. 
Pensabene F. P. 

D. Honufrius Iannò Regius Magister Notarius 

Die nono octobris 1713 — Ex parte Illustrissimi Senatus Panormi sede piena fuit pro- 
visum quod registretur et exequatur. 

Ioannes Cannucio Pro mag. not. 



- 54 — 



X. 

Ordine del Viceré di non passeggiar carro%%é durante l'ingresso di Vittorio Amedeo (i) 
Die decimo octobris septimae indictionis 17 13. 

Nobilis Franciscus Perino pubblicus praeco huius felicis et fidelissiniae urbis Panormi 
retulit se de mandato quo infra publicavisse infrascriptutn bannum per loca solita, publica 
et consueta, tubis urbis eiusdem. 

Perchè fra breve tempo si porterà in questa felice e fedelissima città Sua Altezza Reale 
per non venire impedito il giubilo di questo fedelissimo populo nel primo ingresso che 
farà col passaggio delle carrozze nel Cassare — Perciò Sua Eccellenza in virtù del presente 
bando con viglietto di Sua Real Segreteria et esecuto per l'Illustrissimo Senato ordina, 
provede e comanda a tutte e qualsivoglia persone, padroni di carrozze che di oggi innante 
non presuman passeggiar per il Cassaro anche fuori Porta Felice sotto pena alli padroni 
di perder le carrozze et altre pene benviste a S. E. et alli cocchieri e cavalcanti di quattro 
tratti di corda da eseguirsi irremissibilmente e questo sintanto che sarà Sua Altezza Reale 
entrato. 

P. S. P. V. 

Placa Sindacus 

XI. 

Arrivo di Sacra Real Maestà Vittorio Amedeo duca di Savoia (2) 

A 10 ottobre 1 7 1 3 . Portando l'avviso li torrari delle vele della Reale squadra diedero 
la notizia al signor Viceré Marchese di Balvases ed al pretore principe di Scordia, ed es- 
sendo a veduta le navi ed in poca distanza si portò da Sua Maestà il Viceré ed il Pre- 
tore con alcuni nobili ed il Protonotaro — Il Senato si portò alla spiaggia di Porta Felice 
dove era situato un maestoso ponte per lo sbarco di Sua Maestà — Verso le ore 23 ri- 
tornò il Viceré ed il Pretore colli nobili ed il Protonotaro portando la notizia che Sua 
Maestà avea deliberato di far lo sbarco per l'indomani, 

XII. 

Disbarco di Sacra Real Maestà Vittorio Amedeo (3) 

Mercordì mattina a 11 ottobre 1713 spedì il Senato due senatori che si portarono da 
Sua Maestà a nome del magistrato per ordinarle il tempo che deliberasse lo sbarco , che 
fu da Sua Maestà destinato per le ore 22 e verso le sudette ore postesi le Maestà del Re 
e Regina in una ricca gondola assieme con l'Altezza del Principe Tommaso di Savoja, si por- 



(1) Estratto dal volume di Bandi del Senato di Palermo, anno 1713-14. Ind. VII, pag. 113. 

(2) Dal Protonotaro del Regno. Cerimoniale dei viceré vol./f/Z-f.^/- 
Il titolo posto è quello esistente in detto volume. 

(?) lbid. fog.#>v 



tarono alla riva e scesi nel ponte si posero in carrozza, drizzandosi pella strada del Cas- 
saro al Duomo, dove intonatosi dall'Arcivescovo il Te Dentri si portò Sua Maestà ad ado- 
rare il Santissimo Sacramento e finito di cantarsi il Te Deum da musici disse il cele- 
brante le solite orazioni e diede 1' Arcivescovo la benedizione col Venerabile , ed andati 
poscia le Maestà ad adorar le reliquie di S. Rosalia, ritornarono alla porta maggiore, dove 
salite nella carrozza si portarono al R. Palazzo. La città tutta e con ispezialità la s:rada 
del Cassaro si trovò apparata e si fecero per tre notti le luminarie. 

XIII 

Entrat i privata del Re (i) 

Havendo arrivato il Re nel porto martedì io ottobre 17 13 ad hore 23 non sbarcò, 
però il mercordi 1 1 de.to sbarcò alla porta felice dove si haveva tabricato un ponte dalla 
banchetta sino alle pietre, appresso le quali si posero alcune barche col ponte fabricato di 
sopra di esse e il Re sbarcò sopra le barche e si pose in carrozza Re e Regina doppo hore 
23 per andare alla Cattedrale — Precedevano le milizie e seguitavano le carrozze di Sua Maestà 
e sua corte — La strada fu il cassaro — Arrivate le loro Maestà al duomo furono incon- 
trate da Monsignor Arcivescovo vestito ponteficale accompagnato da sei canonici con pi- 
viale e mitra — Monsignore le diede l'acqua stando con mitra, anche li canonici con sic- 
chietto e aspersorio della chiesa, e l'offerì due mazzonetti di fiori — Il canonico maggiore 
che fu il decano con cappa magna preintonò, come è solito , a Monsignore il Te Deum 
e levatele la mitra intonò Monsignor il Te Deum stando in piede il Re e la Regina , e 
postale di nuovo la mitra, l'istesso facendo li 6 canonici parati , s' incamminarono verso 
l'altare maggiore, precedendo il seminario , clero , croce arcivescovale , capitolo con cappe 
magne, li sei cappe canonicali e Monsignore, seguiva il Re e Regina innante li quali an- 
dava il Prencipe Tommaso — Nell'altare maggiore era esposto il Santissimo, come si dirà 
coverto, onde arrivando Monsignore alla grada del Choro si levò il velo e Monsignore e 
canonici del piviale si levarono le mitre — Monsignor fece genuflessione sopra coscino nel 
piano dell'altare maggiore dove si fa la confessione e doppo sali sopra la pradella dell'al- 
tare, dove fatta la se:onda genuflessione senza coscino si ritirò nel corno dell'epistola 
stando in piede versa facie ad Santissimum et %egem — Le loro Maestà stiedero genu- 
flesse sopra il strato reale con coltra, coscini e genuflessorio e non essendo preparato altro 
coscino per il Prencipe Tommaso il maestro di ceremonie di Monsignore volle pigliare il 
coscino di Monsignore per il detto Prencipe , stante che non serviva più a detto Illustre 
già salito sopra l'altare, il Re e la Regina non lo p,;rmesero dicendo non si levi al pre- 
lato onde si fece portare altro coscino della chiesa , sopra il quale si genuflette il de:to 
Prencipe dietro le Loro Maestà, ma sopra l'istessa coltra — Nè il solìo reale ne di Mon- 
signore havevano tosello perchè era esposto il Santissimo — Al Te ergo quaestanus Mon- 
signore si genuflette nel menzo dell'altare con li canonici assistenti, come anche le cappe 
che facevano corona all'altare, tre nel corno dell'Epistola e tre in quello del Vangelo e 
doppo si ritirò nel corno dell' epistola come prima e tutti s'alzarono restando genuflesse 
le Loro Maestà — Finito il Te Deum si cantarono da Monsignore le preci e 1' orazioni 



(1) Estratto da un manoscritto esistente nella nostra Comunale, portante la segnatura cìq. F. 1. 



- 5 6- 



solite prò graliarum actione , aggiungendo l'orattione prò %ege, quale fu quella delle qua- 
ranta hore rispondendo li musici — Doppo l'orationi si depose sopra l'altare il Santissimo, 
si fece l'incenzazione e si fece la benedizione doppo la quale (stando fra tanto Monsignore 
genuflèsso in menzo dell'altare e sopra la pradella) si publicò l' indulgenza , nominandosi 
in quella il Re , nel resto si recitò nella forma solita — Doppo di che un cappellano sa- 
cramentale si portò il Santissimo sotto ombrella accompagnato dalli paggi di Monsignore 
con torcie alla cappella del Santissimo, doppo Monsignore si spogliò nell' istesso altare e 
postasi la cappa magna andò per la cappella di Nostra Signora ad incontrare e associare 
le LL. MM. (le quali se ne havevano andato a visitare la cappella di S. Rosalia) e haven- 
dole incontrato alla grada del choro si pose a man sinistra del Re e andarono alla detta 
cappella; l'ordine del caminare era il seguente : precedevano li corteggiani frameschiati con 
li canonici vestiti di cappa magna, seguiva il Prencipe Tommaso, Sua Maestà dietro il quale 
andava la Regina col corteggio dei suo 1 ' cavalieri, dame e figlie di honore, oltre l'accom- 
pagnamento delle guardie; la cappella era adornata come si dirà nel fine. Visitata la cap- 
pella e reliquie esposte sopra genuflessorio con coscini, domandarono le Maestà Loro delle 
reliquie, volendone notizie distinte di quali santi fossero et se ne andaro alla porta mag- 
giore accompagnate come s'ha detto, si licentiarono da Monsignore facendo sciambevoli e 
replicate riverenze entrarono nella carrozza da dove replicarono a Monsignore, che l'accom- 
pagnò sino a quella, le reverenze — La chiesa era parata tutta a caduta come si fa nella 
festa di S. Mamiliano — La cappella di S. Rosalia era in questa forma: era aperta la grada 
di S. Rosalia e 1' altare accomodato riccamente d' argento , quantità di candele e torcie e 
sopra 1' altare vi erano cinque statue d' argento con le reliquie di quelli che si sogliono 
esponere sopra l'altare maggiore quando si para sollenne — Nell'istessa cappella di S. Ro- 
salia erano pure esposte quattro casse dei Santi, cioè nel corno dell'Epistola : S. Cristina 
e S. Agata ; nel corno del Vangelo : S. Ninfa e la Maddalena ; fuori della cappella sotto 
la nave piccola vi erano le casse di S. Mamiliano e tre santi sopra li ponti ordinarii — 
Sopra la nicchia di S. Rosalia si fece un ombrello di drappo ricchissimo , dall' archi delle 
due cappelle dove si custodiscono le casse dei santi pendevano cortine c i lama d'argento 
come pure dall'arco grande dell'istessa cappella — Nell'altare maggiore si espose il Santis- 
simo Sacramento prima di venire il Re e si pose sotto il tosellino d' argento della cap- 
pella del Santissimo Crocifisso, l'altare era col tosello grande con candele di rotolo uno, 
sei candelieri d'argento -del Crocifisso con candele di once quattro e quattro candelieri pic- 
coli innanti il Santissimo con candele di oncia una — La tribuna era tutta adornata a tre 
ordini di vasi con rame di fiori e candelieri on sue candele , si posero le due torciere 
grandi c sei pedistalli a! solito con blandoni di rotoli due — A piede dell'altare si era pre- 
parato il strato di velluto cremisino p.Jlonato d'oro riccamente con quattro coscini dello 
istesso drappo e ornamento, quale era stato fatto dal Patrimonio — La cera tutta la diede 
il Senato, così dell'altare maggiore come della cappella di S. Rosalia e nave della chiesa. 



XIV. 



^Acclamazione di Vittorio Amedeo a Re di Sicilia fatta in Castronovo (i) 

Acclamattione del nostro Serenissimo Signore et padroni naturale Vittorio Amedeo 
(che Santo Iddio guardi) Re di Sicilia, de Gerusalem e Cipri, duca di Savoia, Principe di 
Piamonte et Duca di Monferrato fatta nella fìdelissima città di Castronovo sotto li 12 no- 
vembre settima indittione X713 in giorno di domenica. 

In exequttione del ordine della prefiti Sacra e Real Maestà di Vittorio Amedeo Re 
di Sicilia, diretto alli spettabili giurati di questa sudetta città dato in Palermo sotto li 18 
ottobre 171 3 presentato et exequtoriato in detta città di Castronovo sotto il primo no- 
vembre seLtima indittione 1713 per farsi la dovuta acclamatane , volendo detti spettabili 
giurati mostrare con vivi effetti l'affetto, e con ogni possibile espressione la fidiltà sempre 
dovuta e professata alla Real Corona, èt palisare con fatti non essere stato vano a questa 
città il titulo di fìdelissima, conferitoli dalla recollenda memoria della Imperiale Maestà di 
Carlo V per privilegio dato in Bruselles a 15 gennaro 1556 et altro privilegio speciale con- 
cesso in parlamento generale per la felice memoria del Conte di Castro allora viceré in 
questo regno a 26 febbraro 1620; sotto li 5 novembre sudetto fecero promulgare banno 
publico nella piazza et per tutta la città che per li 12 del istesso mese novembre giorno 
di domenica dovendosi fare l'acclamattione della prefata Sacra Maestà Reale di nostro Se- 
renissimo Signore et Patrone Naturale Vittorio Amedeo ogn 'uno dovesse far festa e giu- 
bilo con ogni viva demostrattione, con accendere lumi per tutta la città et nelle loro cas- 
per tre sere continue antecedentemente il giorno sudetto — Tanto si exequì con ogni pron- 
tessa di animo di tutti li populi , non essendoci restata persona che alli 9, 10 et ri di 
detto mese novembre non mostrasse segno di allegrezza , con havere acceso quantità di 
lumi alle finestre e luminarie innanzi le porte, facendo comparire accese e luminose tutte 
le strade — Fece pompa più grande la piazza et di non minor riguardo erano quelle sopra 
le mura di detta città, nella maggior chiesa di essa, come pure nel Convento di S. Fran- 
cesco, Padri Cappuccini e monasterii tutti cossi forniti di lumi che resero infatti riguarde- 
vole sollennità — Nella sera delli 11 di detto mese, giorno precedente di detta sollennità 
si diede segno al populo con far comparire segni di giubilo più sollenne, con sparamento 
di gran quantità di mascoli e mortaretti, con sono di campane all'armi per tutte le chiese 
e con aplauso di tamburri e trombe in compagnia di gran concorso di populo, con fanare 
luminose in mani che giravano le strade per tutta la città, si fece pompa in particolare di 
lumi e luminarie in tutte le casi delli officiali di detta città, del spettabile capitanio e del 
reverendo abate dottor Don Giuseppe Bellavia archiprete e vicario di essa, di modo che si 
mantenne il concorso del populo per tutta la città facendo festa e giubilo in detta sera, 
sino ad bore quattro di notte in circa — Nella mattina della domenica 12 novembre su- 
detto moltu ben per tempo si trovò nella piazza un teatro grande di altezza di palmi qua- 
ranta apparamentato di panni serici di domasco cremiscino con sua ombrella e tosello del 
medesimo drappo guarnito di gallone di oro, sotto il quale stava il vero et Real ritratto 
della Real Maestà Nostro Signore Vittorio Amedeo coperto però sino ad bora prefissa del 



(1) Dal volume contenente le Mastre Nobili di Sicilia, conservato nella biblioteca del nostro Archivio 
di Stato. 



- 5 S - 



tempo diterminato di scoprirsi con maraviglioso concorso di tutto il populo , con l'assi- 
stenza per guardia di tutta la soldatesca cossi di piedi come di cavallo, e di tutti l'homini 
atti all'armi di detta città, che guardavan della vista di simile Reale Maestà, et nell'istessa 
matina ad hora solita per uniformarci col volere divino si cantò nella maggiore chiesa di 
questa città da tutto il reverendo clero sacerdotale messa solenne prò Rege. per rendi- 
mento di gratie con il Te Deum Laudamus, con l'assistenza della città e di tutti religiosi 
e concorso di tutto il populo , con salva di mascoli e mortaretti e sono di campane al- 
l'armi per tutte le chiese; ad hora 21 di detto giorno, per comparire la sollennità con 
l'acclamattione disposta, tutti l'officiali e molti gentiluomini havendo cavalcato si conferi- 
rono nella casa della città vicino il convento di San Francesco, luogo determinato et ad- 
dobbato, dove di matina tu reposto con guardie il sternardo reale per condurlo il spetta- 
bile don Geronimo lo Presti giurato, tenendolo in mani, presenti moltitudine di populo, 
si fece a sentire con formalità di queste parole : Fidelissima città di Castronovo, Viva, Viva 
Vittorio ^Amedeo Re di Sicilia nostro Signore e patrone naturale fu seguita la sudetta accla- 
mattione della salva di mascoli, arcabugi, sono di trombe, tamburri e sono di campane 
per tutte le chiese, e della parte di fuori della casa del barone don Antonino Ioanlon- 
go (1) all'uscita di detta cavalcati si scovrì in bellissimo apparato con tosello di brocato 
e ben adobbato un altro Real ritratto della Reale Maestà sudetta, con luminarie di torci 
e candele per il che si pprobò ad alta voce di novo l'acclamattione sudetta con ristesse 
parole — Incominciò la cavalcata ben disposta per la strada di Santa Rosalia , ascese a 
Santa Croce strata maggiore della città , abbassò alla fonte regia associata di detta mi- 
litia e di tutti Phuomini atti alle armi con moltitudine di populi; arrivati al piano della 
porta maggiore di detta città in dove essendovi della parte di fuori della casa del sacer- 
dote don Michelangelo lo Presti un altro bellissimo apparato con tosello di seta con 
un'altra statua di rilievo della predetta Reale Maestà con moltitudine di candele et torci 
accese con il medesimo concorso di populi, di novo si fece la medesima acclamattione con 
salva di mascoli, mortaretti et arcabugi come sopra , e seguendo sua strada per il mona- 
sterio di S. Catharina si viddero diversi altri apparati , con toselli ed altri ritratti della 
sudetta Reale Maestà con moltitudine di torci e candeli accesi et in particolare nella casa 
della parte di fuori di detto reverendo abbate Bellavia archiprete et vicario di detta città, 
dove si vidde un altro Reale ritratto a piede del quale vi era una statua ginochiata rap- 
presentante questo fidelissimo regno di Sicilia, che li porgeva in un bacile di argento una 
corona e scettro, et arrivati nella piazza dove era il ritratto principile d'altezza di palmi 
quaranta col vero ritratto della sudetta Reale Maestà con guardie et con gran pompa di 
moltitudine di torci accesi, facendo ogn'uno sue humilissime riverenze alla Reale Maestà 
sudetta, volgendosi il giurato che teneva il sternardo dell'armi reali verso li popoli di novo 
propose detta acclamattione colle medesime parole quali repetendo detti populi che erano 
in detto loco concorsi mostrando tutti con fatti e parole il gran giubilo, allegrezza e con- 
tento ricevuto della sudetta acelamarione della sudetta Reale Maestà, segno della gran fi- 
deltà et amore verso la Real Corona che sempre , e sin della sua fundatione sono stati, 
come sono , fidelisslmi vassalli di Sua Reale Maestà (che Santo Iddio sempre guardi) per 
haversi più volte redotto al Regio Demanio, et in segno di tale allegrezza et giubilo fa- 
cendosi trovare presente al pie del teatro di detta Reale Maestà il sudetto barone don An- 



(1) Per 



Giallongo. 



— 59 — 



tonino Ioanlongo in onoro et gloria della sudetta Reale Maestà, il sudetto barone gettò 
con mani proprii per tutti li populi quantità di moneta, et fatta tale publica funtione, di 
novo rendendo la Reale Maestà con pompa sollenne, seguì la cavalcata, associando il ster- 
nardo dell'armi reali sino al medesimo luogo et in quello si ripose con il dovuto osse- 
quio e decoro con salva di diascoli, mortaretti et archabugi e suone di campane all'armi 
per tutte le chiese, et la sera coprendosi et abbassandosi il vero ritratto della sudetta Reale 
Maestà con la medesima pompa sollenne, con salva di mascoli, mortaretti et arcabugi con 
applauso di trombe e tamburri e suono di campane all'armi fu portato pomposamente con 
fausto accompagniato et condotto in casa del spettabile don Pietro Bossio giurato et regio 
fiscale dove si conserva con ogni dovuto decoro e riverenza — Capi di cavalcata : Il Spet- 
tabile don Bartholomeo Provenza regio secreto e seguitorno, il Spettabile don Francesco 
Tramontana regio capitanio e giurato, magnifico Petro Valenti giudice criminale, magni- 
fico don Filippo Trayna giudice civile, magnifico dottore Don Giacomo Pellitterio giudice 
della appellatone, don Benedetto lo Presti, don Vincenzo Corso, dottor don Giovanni 
Albergo, don Ignazio Tramontana, don Salvatore Tramontana, don Onofrio Lauria, don 
Pietro Dima Columbo et don Nicolò lo Presti et alla fine il spettabile don Geronimo lo 
Presti con detto sterriardo reale, don Pietro Bossio et don Simone Valvo giurati associato 
pur anche dal sudetto reverendo abbate dottor don Giuseppe Bellavia archiprete e vicario 
foraneo di detta città con l'ossequio di tutti li populi, et applauso di tutti detti strumenti, 
associando il sternardo dell'Armi Reali senza pregiuditio di luogho e trattarsi servire un 
nostro signore e patron naturale (che Santo Iddio sempre guardi). — Et in futurum rei 
memoriam si ha fatto fare il presente sottoscritto di mani di detti spettabili giurati et 
siggillato con il solito suggillo di detta cittàper notarsi pur anche nelli libri et privileggi 
di detta citta di Castronovo. — Hoggi lì iS novembre settima indizione 171 3. 

D. Francesco Tramontana. 

XV. 

Relazione delle feste fatte in Toli^i per l'acclamazione di Vittorio Amedeo (1) 

Reverendissimo Signore, 

Mi comanda V. S. R ma che le dia relazione delle feste fatte in questa città per l'ac- 
clamazione della Maestà del Re nostro signore (che viva sempre felice) ed io come al mio 
debito di obbedirla le notizio che sendosi servita S. M. scrivere ai nostri giurati nei se- 
guenti termini : 

Il Re di Sicilia e di Cipro. 

Diletti e fedeli nostri — Son sicuro che nel possesso che ho preso di questo regno, 
cedutomi nei publici trattati di pace dalla cattolica Maestà del Re Filippo V, non manca- 
rassi da fedelissimi cuori dei popoli di corrispondere all'affetto paterno, con cui gli ho ac- 
colti sotto il mio dominio. E però con sommo piacere ve ne porgo la presente notizia e 
con uguale certezza nello stesso tempo mi prometto che ad esempio delle dimostrazioni 
di zelo già date da questa città farete anco voi apparire il vostro giubilo col celebrare, 



(i) Da un manoscritto esistente presso la nostra Comunale, portante la segnatura Q_q. F. 45. 



come vi ordino, pubbliche e solleoni acclamazioni e viva, pratticite altre volte in tali, oc- 
casioni, menare prendo insieme ad accertarvi d'ogi.i mio più speciale patrocinio — Palermo 
etc. — V. Amedeo. 

Risposto a Sua Maestà dai signori giurati di questo tenore : 
Signore, 

Per l'in compara bil fortuna di questo regno, inalzato alla gloria di haver sortito V. M. 
per suo monarca e signore habbiam prevenito con questa nobiltà e popoli gli applausi 
privati e gli ordini di V. M. — Bora si apparecchiano le publiche ostentazioni dello ster- 
minato giubilo di questi umilissimi vassalli, che con esso noi, sin dalle prime notizie, non 
han lasciato di alternare voti continui, acciò la divina pietà prosperi sempre con le sue 
benedizioni la Real Persona di Vostra Maestà, con sodisfare al suo glorioso merito di do- 
minare a più regni — Mentre tutta essa città supplica per noi in conto di grazia singo- 
lare e di somma mercede l'esser ricevuta da V. M. per sui special serva e vassalla, come 
con noi si giura eternamente inchinata a piedi dì V. M. — Polizzi etc. 

Riscontrato il gradimento di Sua Maestà con altra in questi sensi : 

Il Re di Sicilia e di Cipro. 

Diletti e fedeli nostri — Mi è ben facile d' arguire li senzi di giubilo e di zelo che 
hanno eccitati nell'animo vostro il mio felice arrivo e avvenimento a questa corona, e però 
non sendo minori quelli del mio gradimento, ho voluto spiegarvelo con ugual desiderio 
di farvelo apparire e la mia protezione nelle opportunità — Palermo etc. — V. Amedeo. 

I signori Giurati a 9 del corrente dicembre bandirono con trombe e tamburri publi- 
camente questa sollennità, e gli ordini ecclesiastici ne furono avvisati con biglietti distinti 
ed i nobili anche con biglietti invitati alla cavalcata. A 10,11,12 si fecero continue feste per 
tutta la città con suono di pifferi, trombe e tamburri le mattine , menzigiorni e le sere 
sonavano tutte le campane della città e specialmente le sere per un ora continua , con 
molti sbarri di mortaretti. 

La citta si vedeva con tutti lumi che facevano invidia al giorno essendosi osservato 
che anche i poveri senza pane accesero le lor fiaccole. — Il signor capitano D. Giovan 
Vincenzo Errante barone della Vanella, il signor segreto D. Bartolomeo Gagliardo barone 
delli Secrezii e Cammisini, il signor D. Mariano Notarbartolo barone del Sicchiechi giu- 
rato, tennero tutti i tre giorni ne' lor balconi esposti i ritratti di Sua Maestà con infiniti 
doppieri ed apparate le mura de lor palaggi con damaschi ed altre sete. — Il signor Se- 
creto a tutte le sue finestre combinò torchi di vento con tal ordine che ogn'uno era una 
lettera e davano a leggere : Viva Vittorio Amedeo T^e. — Li campanili della chiesa madre, 
dei conventi, dei monasteri, della commenda di V. S. R.ma e di molte altre chiese ne 
haveano infiniti. — Il suo casino di donna Laura e gli altri casini dei nobili nelle ville 
haveano pure molte lampade a vento , e con gli altri fuochi nelle campagne ordinari dai 
signori giurati davano una dilettevol veduta nella città. I conventi pure di S. Domenico e 
del Carmine che sono fuori della città fecero gran fuochi a lor campanili. — Tutti gli nob- 
bili tennero le mura di fuori delle lor case apparate, e le sere accendevano parimenti molti 
lumi, a sorte che i molti forastieri che vi concorsero ne van tuttavia dicendo le meraviglie 
della città illuminata, della vaghezza degli appaiati e di tutta la festa. — Vi furono tre 
archi trionfali, uno a spese publiche , mezzo alle case delli signori D. Ferdinando Vasta- 
lacqua barone delli Destri e del signor D. Antonino Rampolla, che si ergeva sino alle te- 
gole con due embleme mie, una a man destra che rappresentava l'Italia dormente con al 



— ór - 



capo una pallade arimela che esprimeva la Savoia e al piede un' amatone che rappresen- 
tava la Sicilia vegliami a custodirla — Ciò esprimeva un sonetto mio che dicea così: 

Italia dormi or che in Sicilia impera 

Il Gran Yittor, che sopra l'Alpi siede : 

Queste sono al tuo capo e quella al piede 

Mura, rocche, fortezza e torre altera, 
Onde Trinacria chiave tua sincera, 

Ciardi n, granaio, or in tua grazia e fede 

Si fa del tuo tutor sgabello e sede 

lì ne va gon.'ìa, gloriosa e altera. 
Or dei Vandali ornai tempo è che ridi 

Più non temer d'Annibale gli oltraggi 

Ne gli assalti dei Brenni avari e infidi. 
Rendi dunque di viva eterni omaggi 

Al tuo tutor, che regni sino a lidi 

Che contermini son di Febo ai raggi 

A man destra la Sicilia mezzo ignuda, il resto con vesti lacere, capelli ispidi, incolta 
le spighe natie sparse per il suolo , el Re Nostro Signore l'adornava , ripuliva e raffazzo- 
nava. Ciò era spiegato da un epigramma mio sopra quel d'Isaia 49 : Ut suscitares terram et 
possideres haereditates dissipata.*, et diceres bis, qui vincli sunt exitc et qui iti tenebris rtvtlaminu 

Qualis in arentes diuturno tempore campos 

Rt vestilo fluvius decidit irriguus : 
Qualis ad insontes duris compagibus arctos 

Insti tia extorris solvere vincla venit : 
Qualis ad oppressos occurrit fidus Achetes 

Et profugo promptus carus asilus adesti 
Qualis et e magnis deiecla mole ruinis 

I n f e 1 i :ì moriens obrutus eximitur; 
Talis, et eximio nudata Triquetra decore 

(Manans delicias, hortus amoenus erat) 
Horrida nunc. tribus seclis, orbata satore 

Inculta et sterilis, squallida, spraeta fuit 
Cum pius invictus magnus tot damna resarcit 

Victor Amedeus, tot reparanda venit. 
Hinc vivat Victor, vivat per N'estoris annos. 

Insula tu seclis euge beata iugis. 

Il monastero di S. Margarita fabricò altro arco trionfale per quanto è lo spazio del 
muro della chiesa sin al giardino dei Padri Conventuali col ritratto di Sua Maestà sotto 
un gran dosello di velluto cremisino trinato a riccamo d' oro ed argento e vi havea un 
palco di musici che nell'ora del viva cantava:) le glorie di Sua Maestà. A quattro angoli 
dell'arco vi eran quattro embleme : una il sole in oriente, col motto : quasi sol refulgens; 
l'iscrizione era questa : 

Fluctuanti Siciliae Victor Amedeus 
Far procellae nitidissimus sol datus, 
Tarn facile tempestates propulsava 
Quam vidit. 

Sola nominis maestate profligans 
Quae temporum iniuria commissa 
Decumanis calamitatum fluctibus 
Regnum pene submerserant. 



— 62 — 



Altra era il giglio col motto : Sicut lilium Inter spinas. L'inscrizione era questa : 

Pelitienses rosae 

Sabaudiae lì li is foedèratae 

Hyemem ne metuant : 

Ver sibi perpetuimi ominetur 

Tali sole Trinacriam collustràite. 

La terza era un pastore col motto : Ego sum pastor bonus. L'inscrizione era questa : 

Mercennariorum ine:;plebilem avaritiam 

Grassatorum insatiabilem rapacitatem, 

Oves Siciliae ne pavete : 

Ad vestrae securitatis tutelam 

Et pascuorum ibecunditatem 

Invigilat benignissimus pistor 

La quarta era un vase che versava onda d'oro, col motto : Tamquam vas auri solidum. 
L'inscrizione era questa : 

Si reserata Pandorae Piside 
Siciliani huc usque 
Mala universa vastarunt : 
Mutatis vicibus 
Foeliciori nunc online 
Pedemontano sub Jove 
Totius foelicitatis thesauros 
Pieno Aniakheae cornu 
Sibi augeretur. 

Il Monastero di S. Maria la Grazia fece altro arco trionfale a fronte del parlatorio, 
dove sotto un ricco baldacchino di velluto cresimino ricamato d'oro, vi era il ritratto di 
S. M. e parimente vi erano apparate le mura d'intorno. Li conventi de' conventuali, degli 
osservanti e dei cappuccini pure esposero li ritratti di S. M. sorto ricchi doselli e tutti 
con molti torci accesi d' innanzi. I padri della compagnia nel portone del collegio fecero 
un emblema, lo domandai con le iscrizioni al padre Rettore , mi disse che lo mandava 
oggi; se verrò lo noterò qui al fine. 

Lo speziale Antonino Nicchi fe' un mare ben combinato di argenteria, che era molto 
vago. Nella piazza si espose un gran dosello nell'arco grande della casa della città e tutta 
la facciata si apparò nobilmente; sotto il dosello vi era il ritratto di S. M. con molti torci 
accesi e la sentinella continua. La domenica mattina nella chiesa madre si espose il San- 
tissimo Sacramento e le casse dei nostri santi cittadini e protettori — Il reverendo signor 
Provicario cantò la messa sollenne con l'intervento della città, del clero, dei nobili tutti e 
di tutti li religiosi d' ogni ordine e tanto popolo quanto la nostra chiesa madre non lo 
capiva — Finita la messa mio fratello il padre Lettore fra Giovan Domenico Bueri dei pre- 
dicatori recitò un panegirico alle glorie del Re Nostro Signore — L'invenzione fu : 1' Eri- 
dano re dei fiumi, fondata sopra quel d'Isaia all' ottava ; Adducd super eos aquas fluminis for- 
tes et multas — Come riuscì il panegirico non so dirlo , perchè in ciò temo di giudicar 
passionato — Lo stile fu piano senza molte figure, poiché volle mio fratello che le glorie 
del re Nostro Signore siano sentite anche dai plebbei ; credo però che si vedrà sotto il 
torchio, se mi riesce sottrarglielo — Finito il panegirico si depositò il Santissimo Sacra- 
m ento e le reliquie — Fecimo poi una tavola molto brieve , perchè non iscorsa un' hora 
fummo chiamati dalle trombe alla cavalcata — La cui costituzione cominciava dalla milizia 
di piedi, poi seguivano molte trombe e tamburri — Veniva il primo nostro compare il si- 



- 6 3 - 



gnor Segreto, abbigliato gaiamente e riccamente con molte gioie al petto e cappello , col 
cavallo imbardato di velluto color di fiamma, crini e coda con attrezzo bellissimo. Portava 
lo stendardo di drappo d'oro incarnato, trinato pur d' oro con le armi gentilizie di Sua 
Maestà, seguivano gli altri nobili dello squittinio giuratorio (eccetti li signori Porcari, che 
non cavalcò veruno di loro) ed oltre i squittinati cavalcarono il signor D. Giovanni No- 
tarbartolo figlio del signor Barone di Sicchechi, il signor D. Mariano Rampolla figlio del 
signor D. Antonino; le bizzarrie e fosti di questi signori negli habbiti, gioie, attrezzi , li- 
vree degli staffieri e lacche! superano la credenza — Basta dire che questo giorno Polizzi 
fece l'ultimo sforzo - I giudici non cavalcarono perchè non furono invitati e forse vi fu 
distinzione, perchè qualche giurato voleva invitarli e gii altri dissentirono — Finiva la ca- 
valcata con la milizia a cavallo e appresso un'infinità di popoli — Nel corso di essa si die- 
dero le viva da ognuno dei signori giurati — Il primo dal signor Barone del Sicchiechi 
giurato di settimana nella piazza, dove era esposto il ritratto di Sua Maestà, e con gitto 
di monete di sua mano e proprie, gridava il viva corrisposto da infiniti sbarri di morta- 
retto e di archibuggi, dal suon delle trombe e da tutte le campane della città — Le altre 
viva si diedero in tutti i luoghi dove era esposto il ritratto di Sua Maestà collo stesso 
applauso dalli signori D. Gandolfo Maratta barone di S. Agata, D. Giacomo Cirillo e D. 
Filippo Porcari altri giurati colleghi — Finita la cavalcata nella piazza grande dove co- 
minciò, ne andarono tutti alla chiesa madre dove si trovò esposto il Santissimo Sacra- 
mento, si cantò la compieta e doppo di essa il Te Deum con l'intervento di tutti i nob- 
bili e clero secolare e regolare ed infinito numero di popoli, che cordialmente e vivamente 
ringraziavano il signore Iddio di beneficio cosi segnalato, di vedere doppo tre secoli il Re 
e Padie nel regno con la circostanza di padrone dichiarato per le sue glorie, meriti e virtù 
degno di mille regni, amorevole verso i sudditi, glorioso per le imprese , catolico famoso 
e benemerito di essere annoverato nei fasti dei principi più rinomati che riabbia avuto la 
terra fin oggi — Se Vostra Signoria Reverendissima sarà dimandata che applausi e che feste 
fecero i Polizzani per questa acclamazione di Sua Maestà dica in brieve , e dirà veridica- 
mente , che non han cesso alle città grandi del regno , anzi avanzato qualche citta rino- 
mata e pareggiato qualche d'una delle capitali, in sentenza non passionata (come sarebbe 
dei cittadini) ma in opinione di tutti i forastieri , che giudicano senza interesse — Resto 
intanto col solito desiderio della grazia e dei comandi. 

di Vostra Signoria Reverendissima 

devotissimo, cordialissimo servitore 

Polizzi 19 novembre 17 13. 

D. Gioseppe Bueri. 

XVI. 

La deputazione del Regno prega il °Rj di fare assistere all'incoronazione i baroni del %$gno(l) 
Sacra Real Maestà, 

Ambisce a gara il regno tutto la coronattione di V. M. che fra giorni si ha preinteso 
doversi ^effettuare, e noi a nome del medesimo la preghiamo dal cielo eternata in sollievo 
di questo suo fedelissimo regno il quale per più manifestare l'interno giubilo, per una sol- 



(1) Dalle Consulte della Deputazione del Regno, voi. 8 fog. 13 ret. 



- 6 4 - 



lennità cotanto desiderata priega humilmente a V. M. che si degnasse fare assistere a cotal 
funzione i baroni del Regno, come hanno assistito in congiuntura di riaversi coronato in 
questa capitale altri Re, alti quali han servito per portar la corona , sceltro (sic) e spada 
le famiglie : Calvello, oggi rappresentata da D. Geronimo Calvello; la Filingeri, capo della 
quale è D. Giuseppe conte di S. Marco; la Grifeo, nella quale presiede D. Geronimo prin- 
cipe di Partanna; e la Chiaramonte che si ritrova estinta. — Tutto ciò si ricava dall'an- 
tiche istorie, e resta registrato nelle coronazioni del Re Roggiero nell'anno 1129, del Re 
Guglielmo al 1151, del re Guglielmo detto il Buono al 1176, al 1179 del Re Tanchredi, 
al 1 1 86 del re ed imperatore Enrico; al 1195 del re Fiderico, al 1286 del re Giacomo; e 
perciò sperandosi adimpito il comune desiderio dalla munificenza di V. M. a piedi della 
medesima humilmente prostati restiamo pregando Dio conservi la Sua Real Persona per 
secoli, conforme questo fidelissimo regno di V. M. ha di bisogno. Palermo 14 dicembre 17 13. 

di V. S. R. M. Humilissimi vassalli che i suoi reali mani e piedi bagiano 

li Deputati del Regno di Sicilia 

(con le stesse firme dei doc. I V, V e VII tranne quella del conte di S. VvCarco) 

XVII. 

'Bando per tape^are i prospetti delle case e far per quatti sere luminarie 
per il settenne ingresso di littorio Amedeo (1) 

Die decimo septimo decembris septimae indictionis 17 13. 

Nobilis Franciscus Perino publicus praeco huius felicis et fidelissiniae urbis Panormi 
retulit se de mandato quo infra sollenniter publicavisse infrascriptum bannum per loca 
solita, publica et consueta tubis, tubicinis, timpanis et condestabilibus, cum vexillo eiusdem 
urbis. 

Bando e Comandamento di ordine di Sua Real Maestà Victorio Amedeo Re di Si- 
cilia, di Gerusalemme e di Cipro etc. Duca di Savoja, Monferrato, Aosta , Ciablese e Ge- 
novese, Principe di Piemonte e di Oneglia, Marchese in Italia di Saluzzo, Susa, Ivrea, Ceva 
e del Mavo, Conte di Mauriana, Genova, Nizza, Renua, Romont, Asti e Alessandria, Ba- 
rone di Vaud e Faucigni, Signore di Vercelli, Tarantasia, Lumellina e Val di Sectia e Vi- 
cario Perpetuo del Sacro Romano Imperio in Italia etc. 

Essendosi dalla Real Maestà del Re Nostro Signore (che Dio guardi) determinato di 
fare il suo sollenne ingresso in questa metropoli ahi ventuno del presente mese di di- 
cembre giorno di giovedì con farsi l' acclamatane universale e riverenza alla Sua Persona 
Reale con il: Viva, Vivi il %e Nostro Signore Vittorio Amedeo, s'ordina e comanda per 
il presente bando che per tutte quelle strade e piazze per le quali passerà tale accompa- 
gnamento debbia ognuno fare apparato nelle finestre e balconi cominciandosi dalla Porta 
Felice e direttamente per il cassaro sino al Real Palaggio (in che s'intendan incluse tutte 
le case e piazze le quali quantunque non sian nel Cassaro hanno però veduta nella strada 
Colonna e nel medemo Cassaro) come anche s'ordina e comanda che da tutte le sorti di 



(1) Dal volume di Bandi del Senato di Palermo dell'anno 171 3-14. Ind. VII. log. 130. 



- 65 - 



persone per tutta questa citta di Palermo per quattro sere continue cominciando dalla sera 
del detto giovedì ventuno del presente per tutta la domenica seguente ventiquattro del— 
l'istesso mese si riabbiano de fare publiche luminarie con restar l'apparati per tutti li cen- 
nati quattro giorni senza che s' eccettui da tali allegrezze le persone che si trovano con 
lutto acciò con li segni esterni si conosca quanto sia l'interno giubilo di tutta questa fe- 
lice e fidelissima citta di Palermo originato dalla successione e possessione di un tanto 
Re che Iddio Nostro Signore guardi per lunga serie d'anni per il benefizio di questo suo 
Aderissimo regno e di tutta la cristianità. 

P. S. P. V. 
Placa Sindacus 

Promulgetur 
Papè Protonotarius 

xv ai 

Bando del Senato di Palermo con il quale s'ordina di non passeggiar carrozze durante 
la cavalcata da farsi per l'acclamazione di Vittorio ^Amedeo II. (i) 

Die decimo septimo decembris septimae indictionis 17 1 3 . 

Nobilis Franciscus Perino publicus praeco huius felicis et fidelissimae urbis Panormi 
retulit se de mandato quo infra sollemniter publicavisse infrascriptum bannum per loca so- 
lita, publica et consueta tubis, tubicinis , timpanis et condestabilibus cimi vexillo eiusdem 
urbis. 

liando e Comandamento dell'Illustrissimo Senato di questa felice e fedelissima città 
di Palermo d'ordine di Sua Real Maestà. 

Havendo la Maestà del Re Nostro Signore (che Dio guardi) deliberato il suo publico 
e sollemne ingresso in questa sua reggia per giovedì venturo del corrente mese di dicem- 
bre nel qual giorno si farà l'universal acclamatone e si presterà l'obligato giuramento di 
vassallaggio ed essendo questa funtione destinata con la general cavalcata che comincerà 
dal piano di S. Erasmo , procederà per la Porta Felice e Cassaro e terminerà nel Regio 
Palazzo. Pertanto afinchè si siegua la tranquilla dispositione e godimento del publico senza 
disturbo alcuno, d'ordine di Sua Maestà, l'Illustrissimo Senato ordina, provede e comanda 
che dal punto sudetto delle hore dicessette finche la cavalcata ed ingresso del Re sarà ter- 
minato nel Suo Real Palazzo nessuna carrozza presuma diportarsi per la riferita strada del 
pian di S. Erisimo , Cassaro e largo del Palazzo , sotto la pena di essere confiscata ed a 
padroni sotto le pene di carcerattione ed altre benviste all'Illustrissimo Senato, ed a coc- 
chieri sotto la pena immediata di quattro tratte di corda, della galera o altro che saranno 
da detto Illustrissimo Senato disposte e questo inalterabilmente per essere della mente ed 
ordine di Sua Real Maestà. 

P. S. P. V. 
Placa Sindacus. 



(1) Dal volume di Bandi del Senato di Palermo dell'anno 1713-14. Ind. VII, log. ni. 



— 65 - 



XIX. 

Visita di capo d'anno fatta dal Senato al %e Vittorio Amedeo (i) 
A primo gennaro 17 14. 

Circa hore 17 il Senato con sue toghe, catene e maniche di gala, si pose in carrozza 
portando seco la carozza di respetto ed il carrozzino per li mazzeri vestiti con loro vestiti 
cremisini e sue toghe e li contestabili con loro sopravesti rossi attorno la carrozza sena- 
toria, si stradò per lo cassaro dritto sino a palazzo , entrò e con esso la carrozza di re- 
spetto ed il carrozzino delli mazzeri (e l'altre carrozze che venivano appresso restorno fuori, 
non li fece entrare la sentinella) scese al piede della seconda scala, sali sopra con li con- 
testabili innante seguendo li mazzeri con le mazze inarberata su la spalla ed appresso l'Il- 
lustrissimo Senato. — Il Senato non aspettò nelk stanza della deputatione , ma diretta- 
mente entrò per il salone, nella quale stanza si restorno li contestabili, e nell'entrare il 
salone li mazzeri abbasorno le mazze e se li posero di lato, s'entrò con le mazze sino al- 
l' ante camera, e le mazze si restorno nella detta camera dove è il dosello a lato della porta 
a man sinistra nell' entrare, ed il Senato se ne entrò solo, dove vi era la nobiltà dietro 
il portale dove era Sua Real Maestà; fra questo mentre s'apri il portale entrò l'Illustre Prin- 
cipe di Pietrapertia primo titillo (2), seguì il Senato fecero riverenza profonda a Sua Maestà 
(seguendo la nobiltà) — Il titillo si pose dalla parte destra ed il Senato dalla sinistra a filo, 
s'augurò l'anno felicissimo tanto da parte del titillo come pure del Senato ed in questo passò 
tutta la nobiltà ad uno ad uno. 

X*X. 

Passeggiata fatta da S. M. Vittorio Amedeo II di Savoja (3) 

A 11 gennaio 1714 — Giovedì circa hore 22 abbassò Sua Maestà il Re Nostro Si- 
gnore D. Vittorio Amedeo nella Catredale con la sua guardia , arrivato alla porta mag- 
giore si fece all'incontro Monsignor Arcivescovo con sua cappa magna precedendo la sua 
croce, seguendo alla detta croce i vivandieri e canonici, li diede l'acqua benedetta , entrò 
(senza sonarsi trombette nè pifari) — Si posero in processione e Monsignor Arcivescovo 
si pose a man sinistra di Sua Maestà, s'adorò alle sagre reliquie e doppo s' adorò all' al- 
tare maggiore con il suo faldistero, e ciò fatto se ne ritornò a porsi in carrozza e , del— 
l'istesso modo, Monsignore Arcivescovo l'accompagnò sino alla porta e licenziatosi si pose 
in carrozza e se ne andò per il cassaro, voltò alli quattro cantoneri, ed il signor Pretore 
ed alcuni giurati si trovorno nel finistrone del palaggio senatorio da do^e li fecero rive- 
renza e Sua Maestà li salutò portando sempre gli occhi a detto signor Pretore e tutti ivi 



(1) Dal volume di Cerimoniale del Senato dell'anno 171 3, fog. 64. 

(2) Veramente il primo titolo del Regno è quello di principe di Butera, vien dopo quello di Castel- 
vetrano, Pietraperzia è il terzo: forse essendo impediti i primi due, teneva luogo di primo titolo del Regno 
il Principe di Pietraperzia. 

(3) Ibidem, fog. 71 retro. 



-67— 



affacciati sin tanto che non puote più scuoprirli , ed usci per porta di Vicari (i) a pas- 
seggiar fuori le mura della città. 

Si nota che nell'entrare fece Sua Maestri nella Catedrale s'abbassò il tusello seu cap- 
pello del dosello di Monsignor Arcivescovo conforme ha fatto sempre — Si nota di più 
che allo stallo dove suole stare il Senato vi era il panno dell'istesso Illustrissimo Senato 
per la funtione dovea fare il doppo pranzo ad assistere al secondo Vespro di S. Rosalia 
e non si levò ma restò conforme era accomodato, restando similmente li brezzali nel detto 
stallo ed infatti doppo che Sua Maestà se ne andò , il Senato venne alla chiesa ad assi- 
stere e fare le sue funtioni come qui sotto si legge. (2) 

XXL 

Te Deum laudamus per il genetliaco di S. i)C. Vittorio Amedeo li di Savoja (3) 

A 14 maggio 1 7 1 4 — Lunedi mattino. Te Deum laudamus e messa cantata nella Ca- 
tredale con l'intervento dell'Illustrissimo Senato, Illustre Capitano della città ed assistenza 
della nobiltà e consiglio per il complimento dell'anni felicissimi di Sua Sagra Real Maestà 
Vittorio Amedeo nostro monarca; fa anni 49. 

Un giorno innante l'Illustrissimo Senato mandò dal signor marchese Ragalmici capi- 
tano il suo capitano delle imbasciate e dirli che due signori giurati da parte dell'Illustris- 
simo Senato voleano riverirlo per convitarlo per la funtione del complimento dell'anni di 
Sua Real Maestà ed infatti hieri mattino doppo la funtione della Madre Chiesa due spet- 
tabili senatori il signor D. Gerolamo Pilo ed il signor D. Giovanne de Aoiz senza toghe 
si posero in carrozza con due condestabili attorno la carrozza andorno dall' Illustre Capi- 
tano, ivi arrivati li ricevette nello scacchiere della porta della sala , entrorno sedettero, li 
propose l'imbasciata il signor D. Gerolamo Pilo da parte dell' Illustrissimo Senato , par- 
landosi in terza persona, e finita detta funtione detto signor Capitano li lasciò sino a basso 
e licenziatisi ogn' uno se ne andò pei fatti suoi — Questa mattina primo che il Senato 
andasse alla Madre Chiesa s'andò al convento di S. Francesco d'Assisi e nella cappella del- 
l'Immacolata Concettione dove s'espose il Santissimo ed il Senato con l'ufficiali cavalieri 
con loro toghe andorno ad adorarsi e pregare per la conservatone del nostro invittissimo 
Re; ivi dunque arrivato entrò dandoli il Padre Guardiano l'acqua benedetta e non si so- 
norno trombette per esservi il Santissimo esposto, s'andò in detta cappella, ivi genuflessi 
senza piumazzi sotto e s'adororno il Santissimo, si trovorno al piede dell'altare i padri con 
loro cappe, suo maestro di cerimonie e quattro clerici con loro torci accesi , fatta l' ado- 
rattione s'avvisò al padre che desse l'incenso e fatta detta funtione diede la benedittione 
all' Illustrissimo Senato sonandosi le trombette dell' Illustrissimo Senato, e finito che fu 
1' Illustrissimo Senato se ne ritornò accompagnato da detti reverendi padri e si pese in 
carrozza e dappresso l'officiali cavalieri in un'altra carrozza al solito e licentiatosi da detti 
padri, se ne andò per il cassaro dritto sino alla Madre Chiesa ("stante haver venuto l'av- 
viso che l'Illustre Capitano era già nella Madre Chiesa ricevendo la nobiltà) arrivato l'U- 



(1) Chiamata ora S. Antonino. 

(2) Siccome il documento che seguiva non riguardava Vittorio Amedeo l'abbiamo tralasciato. 

(3) Dal volume di Cerimoniale del Senato dell'anno 171 3 log. 137 retro. 



— 68 — 



lustrissimo Senato alla porta maggiore della madre chiesa scese ed alla porta si fece allo 
incontro detto signor Capitano e nobiltà a detto Illustrissimo Senato ed i signori cano- 
nici, il banditore li diede 1' acqua benedetta, entrorno sonandosi le trombette e pifari del 
Senato, s'adororno il Santissimo e doppo alle Sagre Reliquie di S. Rosalia (quale cappella 
era ben adorna di lumi e torci e la sagra cassa a vista e s'apri d'ordine dell'Illustrissimo 
Senato) e finalmente si fece l'adoratione all'altare maggiore; ed in tutte le tre adorattioni 
con suoi piumazzi sotto di velluto cremisino e finita si ritirorno allo stallo — Fra questo 
mentre uscì il celebrante, con loro cappe fecero riverenza allo Illustrissimo Senato e doppo 
al Capitano e se ne andò al corno del Vangelo, e tutti in piedi ìntuonò l'hinno Te Deum 
laudamus (sonorno le trombette dell'Illustrissimo Senato, le campane, seguì lo disparo della 
Cavalleria e fanteria squadronate nel piano del Regio Palaggio, numero cinquanta morta- 
retti dell' Illustrissimo Senato , doppo a questo disparò il regio castello , seguendo tutti li 
boloardi della citta) — Seguirono detto hinno i musici e finito che fu e dette 1* orattioni 
se ne ritornò nella sagrestia a vestersi a messa e ritornato si diede principio alla messa, 
ed il Senato hebbe l'introito, quale rispondea il giurato priore lo spettabile D. Francesco 
Heredia, al gloria si sonorno le trombette del Senato, senza disparo nè di fantarie, nè mor- 
taretti, nè artiglieria per darli il tempo opportuno ned caricarli — Il Senato hebbe l'incenso 
dal canonico diacono ugualmente col capitano ed all' elevandone , del Santissimo il Senato 
genuflesso a piedi dell'altare, sonorno le trombette e pifari del Senato e col disparo della 
fantaria , mortaretti ed artigliarla come sopra , hebbe similmente la pace ugualmente col 
capitano dal subdiacono e finalmente alla benedittione diedero l'ultima carrica col disparo 
della fantaria, mortaretti ed artigliaria e finita la messa il Senato se nè ritornò, s'adororno 
al Santissimo ed alle Sagre Reliquie di S. Rosalia con suoi piumazzi sotto e fu accompa- 
gnato dalla nobiltà e ministri e da signori canonici sino alla porta , ivi si licentiorno i 
canonici e la nobiltà lasciò all'Illustrissimo Senato sino alla carrozza, entrò primo il signor 
Capitano l' illustre marchese di Ragalmici , il signor Pretore 1' illustre Prencipe di Scordia 
ed il giurato priore lo spettabile D. Francesco Heredia e il signor capitano' sedette a puppa 
nel menzo, il signor pretore alla destra ed il giurato priore alla sinistra, e 1' altri signori 
senatori ogn' uno a suo luogho a due — Si licentiorno dalla nobiltà e se ne andorno — 
Seguì la carrozza per l'officiali cavalieri, la carrozza di rispetto ed il carrozzino dei maz- 
zeri, precesse alla carrozza del Senato la guardia dell'illustre capitano ed attorno està car- 
rozza li contestabili del Senato vestiti di rosso — Si abbassò per lo cassaro dritto sino al 
palaggio senatorio ed arrivata la carrozza innante la porta affaccio la fonte senatoria si 
fermò, scese l'illustre pretore e li signori giurati, restando in detta carrozza il signor ca- 
pitano, lo spettabile D. Gerolamo Pilo e lo spettabile D. Giovanne de Aoiz e postosi in 
mezzo detto signor capitano a puppa Tandorno a lasciare alla casa, con quattro contesta- 
bili attorno essa carrozza , e la sua guardia innante — Il Senato ed officiali cavalieri sa- 
lirno sopra (e prima di salire nel cortile si battè bandiera al Senato) e si levorno le toghe 
e si licentiorno dall'illustre pretore e ogn'uno se ne andò per fatti suoi — Li due senatori 
se ne ritornorno con la medesima carrozza senatoria, con li contestabili attorno essa car- 
rozza al palaggio senatorio, dove arrivati scesero e se ne andorno per fatti suoi. 



- 6 9 - 



XXII. 

Cavalcala per il genetliaco di S. M. Vittorio Amedeo II. 

A r8 maggio 1714. Lunedì doppo pranzo cavalcata fatta dall'Illustrissimo Senato con 
l'intervento dell'Illustre Capitano e Nobiltà, principiò dal palaggio senatorio, per li quattro 
cantoneri dritto sino al Regio Palaggio, passò innante detto Regio Palaggio, innante il 
quartiere dei soldati, calò innante il seminario, voltò innante il palaggio arcivescovile, per 
la madre chiesa, per l'abbatia nova(i), per li Pignatelli (2) uscì nel cassarello dritto sino alla 
cantonera delli torciara (3) per la boceeria della foglia per li Panneriper la loggia ed uscì un'altra 
volta nel Cassaro, scese sino alla cantonera delli bottara (4) entrò in detta strada uscì nella 
marina dritto ad uscire al convento della Gancia per lo monastero della Pietà sino al piano 
di porta delli Greci innante il monastero di S. Theresa, voltò un'altra volta e passò in- 
nante il monastero della Pietà, voltò per la Gancia dritto per là lauro (sic per via Alloro) 
passò innante la porta dell'Illustre Capitano dritto per il convento della Misericordia e 
terminò nel palaggio senatorio, finì ad bore 23 e i\2 sonati, non vi furono bisogno di 
torci — li cavalieri per detta cavalcata forono numero 46 separati li due titoli che andorno 
con l'illustre Pretore ed Illustre Capitano — Come fu bora che già l'Illustre Pretore havea 
ricevuto gran numero di cavalieri nel salone del palaggio senatorio , si mandò un conte- 
stabile dall'illustre capitano e dirli esser già hora di poter venire, ed in questo si pose in 
carrozza con il seguito della nobiltà da lui convitata e se ne venne al palaggio senatorio 
con la guardia delli lapardieri innante e venne per la porta affaccio San Giuseppe ivi ar- 
rivato venne l'avviso che era venuto, andorno due spettabili senatori, il signor D. Gero- 
lamo Pilo ed il signor D. Giovanne de Aois e lo ricevettero alla porta della scala con la 
nobiltà assieme che portava con lui ed andorno nel salone ed il signor Pretore lo rice- 
vette innante la porta del salone, ed entrò nel salone si passò l'in rinfresco (sic) e fra questo 
si posero le toghe 1' illustre Pretore e li signori senatori ed officiali cavalieri e postisi in 
ordine scesero a porsi a cavallo. 

Fecero principio li tabbali e tamburri dell' illustrissimo Senato , seguì l'arardo della 
Tavola vestito con sua sopraveste rossa e sua mazza, appresso li governatori della Tavola 
con loro toghe, seguì la nobiltà pomposamente vestita (due de quali portorno innante ca- 
vallo le pistole) seguirno le trombette e pifari del Senato, li contestabili, la guardia del- 
l'alapardieri dell'illustre capitano, il suo contestabile con sua bara in mano , appresso li 
mazzeri dell'Illustrissimo Senato, seguì l'illustre Pretore in quattro, cioè : illustre Capitano 
alla destra dell'illustre Pretore, in menzo; alla destra dell'illustre capitano un titolo l'illustre 
Prencipe di Venetico e alla sinistra dell'illustre Pretore l'illustre Prencipe di Campofranco e 
doppo seguì l'illustrissimo Senato ed officiali cavalieri con le toghe, alfine li due capitani 
dell'illustrissimo Senato, seguirno le carrozze; ebbe il primo loco quella dell'illustre Pren- 
cipe di Venetico, secondo loco quelle dell'illustre prencipe di Campofranco, e dette carrozze 
con lo tiro a quattro, doppo quella dell'illustrissimo Senato, quella dell'officiali cavalieri e 
quella di respetto e finalmente il carrozzino delli mazzeri. Si posero a cavallo dalla porta 
affaccio San Cataldo. 



(1) Oggi : via della Incoronazione. 

(2) Oggi: piazza Settangeli. 

(3) La moderna via Candelai., 

(4) La moderna via Bottai. 



— 70 — 



Si nota che la guardia dei soldati s'erasquadronata nel cortile, toccando tamburro e 
non battè bandiera tanto nel scendere fece il Senato di sopra come pure nel ritorno, so- 
lamente li fece tre riverenze, per esserci nella bandiera dipinto il Santissimo Crocefisso in- 
signe della mastranza delli tessitori, dovendosi battere bandiera, se era altra mastranza. Ri- 
tornato che fu l'Illustrissimo Senato smontòda cavallo dalla porta affaccio San Cataldo, 
e l'Illustre Capitano si pose in carrozza con due spettabili senatori il signor D. Gerolamo 
Pilo ed il signor D. Giovanne de Aois e sello (sic) posero in menzo a puppa nella car- 
rozza senatoria e licentiatosi dall' Illustrissimo Senato se ne andò e lo lasciorno alla sua 
casa accompagnato dalla sua guardia innante, ed attorno detta carrozza con quattro con- 
testabili. Il Senato salì sopra a levarsi le toghe , e restorno per la serenata si dovea fare 
nel salone come qui sotto si scrive. 

Si nota che l' Illustre Capitano non portò carrozza stante essere stato convitato dal- 
l' Illustrissimo Senato e detto Illustrissimo Senato lo lascia alla casa con la sua carrozza 
senatoria con due spettabili Senatori, (i). 

Sera, (2) 

Vi fu la sera festino nel salone senatorio tutto di ricchi paramenti adorno ed in fac- 
cia con un dosello riccamato come per pure tutta la facciata dell'istesso paramento ador- 
nata, sotto del quale dosello vi erano li ritratti del Re e Regina Nostri Signori innante 
dei quali vi stavano quattro statue indorate con torci in testa, al lato della scalonata due 
litterini paramentati per i musici circondati sopra di candele di cera , cadeano innante la 
campana del dosello due ninfe piccole d'argento, pendeano dal tetto dall'una all'altra parte 
dieci ninfe grandi d'argento e due più grandi una in testa nel menzo e l'altra in piedi in 
menzo a dette dieci ninfe; attorno il salone li suoi bracci con torce al numero di venti, 
alla destra di detto salone vi erano accomodate le sedie basse di giummara (3) alla sinistra 
sedie con suoi bracci di drappo, e dal primo filo le sedie del senato; quelle basse servirono 
per le dame, queste alte per la nobiltà ; in menzo restò libero per il passaggio e raunati 
tutti si cantò un bel dialogo da peritissimi musici, si passava fratanto il rinfresco e finito 
il dialogo si ritirorno nella stanza senatoria le dame dove v'era accomodata una lautissima 
credenziera a due scalini attorno la detta stanza in faccia e tutta la metà di essa stanza 
alla parte destra nell'entrare, solamente restorno liberi i balconi, vi erano (oltre 1' adorno 
dell'argento) numero 160 cannistretti di verghe adorni di zagarelle piccole pieni di cose 
candido, al lato i suoi coppi pieni di confetture, sopra la tavola l'acque concie di diverse 
sorti, e tutto pieno di lume; ivi entrate si divisero tra di loro ogni cosa e si rinfrescorno, 
entrò pure la nobiltà e fece l' istesso e ciò fatto si trattennero molti gluocando e se ne 
andorno circa hore sei. 

L' Illustre Pretore ricevette la nobiltà tra quali vi fu l'illustre Capitano ; le dame le 
ricevette la signora Pretoressa. 



(1) Dal volume di Cerimoniale del Senato dell'anno 171 3, f. 138. 

(2) Ibidem, fog. 140. 

13) Di foglia di cefaglione. 
(4) Per : candite. 



XXIII. 



Funzione alla Cattedrale per la partenza del 'Re Vittorio ^Amedeo di Savoja da Messina (i) 
A 27 agosto y a Indizione 17 14. 

Funtione che fa l'Illustrissimo Senato, Illustre Capitano e Monsignore Illustrissimo ar- 
civescovo di Palermo nella Cattedrale con cantarsi il Te Deum laudani us e Monsignore 
cantò pontificale e con l'esposittione del Santissimo all'ultimo, assistendo il Senato per la 
novena alla partenza del Re Nostro Signore Vittorio Amedeo (Dio guardi) da Messina; è 
la seguente : 

Ceremonie precedenti a tale funtione fatte dall'Illustrissimo Senato. 

Un giorno innante s' avvisò a Monsignore Arcivescovo , da parte del Senato con il 
capitano dell'Illustrissimo Senato, che venivano due spettabili senatori da pane del Senato 
per convitarlo, e ricevuta la risposta che era già pronto in riceverli si mandò il contesta- 
bile, ch'era con detto capitano dalli due spettabili senatori, quali postisi in carrozza, vestiti 
di habito senatorio senza toghe con due contestabili attorno la detta carrozza con lo tiro 
a due si stradorno per lo palazzo arcivescovile, ivi giunti (il capitano del Senato quali si 
era restato nel palazzo Arcivescovale avvisò a Monsignore che venivano li signori giurati) 
al piede della scala si trovò la famiglia di Monsignore scesero e sdirno sopra precedendoli 
detta famiglia; alla porta del salone si tece all'incontro Monsignore Illustrissimo con sua 
mozzetta e rocchetto, li ricevette e li spettabili senatori li bagiorno le mani , entrorno le 
camere, facendo sempre precedere alli signori sanatori, giunti nella camera, ivi si trovorno 
due sedie e una in faccia per Monsignore Arcivescovo, dando il luogo a detti signori se- 
natori, sederono, proposero l'imbasciata da parte dell' Illustrissimo Senato per la funzione 
si dovea fare, compiacendosi favorire all' Illustrissimo Senato con la sua persona, parlan- 
doci d'Illustrissimo, ed accettando l'invito li rispose parlandoci d'Illustrissimo col nomi- 
nare il Senato e pure in particolare con altre ceremonie confacenti a sì buon prelato e ti 
nita detta ceremonia Monsignore li lasciò sino alla carrozza e licentiandoli li benedisse, e" 
li signori giurati se ne andorno per fatti suoi e Monsignor Arcivescovo si ritirò sopra. Nel 
proponere l'imbasciata si cuoprono e quando si nominano l'un l'altro si seuoprono. Questo 
invito fu la mattina 26 agosto 17 14 e furono lo spettabile D. Niccolò Napoli ed il ba- 
rone della Torbia. Finita dunque questa funtione, andorno dall' Illustre Capitano il signor 
marchese Ragalmici facendo ristesse preventioni. Ivi giunti scesero da carrozza, salirno la 
scala ed il signor marchese Ragalmici capitano si fece all'incontro allo scaechiero innante 
la porta della scala, entrorno nella camera, sederono al miglior luogho, proposero l'imba- 
sciata parlandosi in terza persona ambi due, accertò l'invito e finita la ceremonia li lasciò 
sino alla carrozza e licentiandosi ogn' uno se ne andò per fitti suoi. L' Illustre Capitano 
fece l'invito alla nobiltà per assistere nella Madre Chiesa tanto al Te Deum laudamus come 
alla messa ed esposittione del Santissimo. L' Illustre Duca di Giampilieri Protonotaro fece 
l'invito alli Tribunali. Or questo supposto : Come fu hon il Senato e 1' officiali cavalieri 
si posero le toghe , li signori mazzieri vestiti cremisino con loro toghe e li contestabili 
vestiti di rosso, scesero e nel cortile li batterono bandiera seguendo tre riverenze s'an- 
dorno a porsi in carrozza, 1' Illustrissimo Senato nella sua carrozza senatoria, l'officiali ca- 



(1) Dal volume di Cerimoniale del Senato dell'anno 1714, f. 1. 



valieri, in un'altra carrozza appresso assieme con il Maestro Notaro dell'Illustrissimo Senato, 
seguì la carrozza di rispetto, dopo veniva il carrozzino dei signori mazzeri ; li contestabili 
andorno attorno la carrozza senatoria, si stradorno per il cassaro dritto, s'arrivò alla Ma- 
dre Chiesa. Ivi si trovò l'Illustre Capitano con la nobiltà, il sagro consiglio e tutti i mi- 
nistri alla porta dentro di essa chiesa, scese il Senato se li fecero all'incontro l'illustre Ca- 
pitano, nobiltà e ministri ed i reverendi canonici; il banditore diede l'acqua benedetta al- 
l'Illustre Capitano , (quale si pose alla destra dello Illustre Pretore) Illustre Pretore ed Il- 
lustrissimo Senato con 1' officiali cavalieri , entrorno sonnandosi le trombette e pifari del 
Senato, s'adcrorno al Santissimo vicino la fonte del battesimo, in questo venne Monsignor 
Arcivescovo si fece all'incontro 1' Illustrissimo Senato e tutta la nobiltà e tribunali, mon- 
signore diede 1' Asperges, primo si signò lui la fronte, doppo asperse alla dignità del ca- 
pitano, seguì al Senato e finalmente a tutti li circostanti; entrorno sonandosi similmente 
le trombette e pifari del Senato, s'adororno il Santissimo Monsignor Illustrissimo con suo 
faldistorno e piumazzi sotto ed Illustrissimo Senato con suoi piumazzi di villuto cremisino 
sotto e l'Illustre Capitano pure, Monsignor Arcivescovo posto m menzo dell' Illustre Ca- 
pitano ed Illustre Pretore, finita l'adorattione del Santissimo s'adororno alla croce all' al- 
tare Maggiore dell' istesso modo , quale finita si lasciò a Monsignore Arcivescovo al piede 
del solio bagiandoli la mano l'illustre capitano e illustre Pretore, li benedisse assieme col 
Senato salì al solio, e il Senato si ritirò al suo stallo, entrò primo l'illustre capitano se- 
guì l'illustre pretore: l'illustre prencipe di Resuttano, seguirono li senatori, l'officiali ca- 
valieri se ne andorno a sedere al suo luogho fuori del panno senatorio. Sederono tutti 
e fra questo mentre si vestì Monsignor Arcivescovo con sua cappa e vestuto , tutti in 
piedi, intonò 1' ninno Te Deum laudumus, seguì il suono delle trombette del Senato, il 
suono delle campane t ella chiesa e quelle del campanaro, il disparo dei soldati posti ne^ 
piano della Madre Chiesa e quelli nel piano del Regio Palaggio, seguendo li mortaretti del 
Senato di bronzo numero 50 con il complimento di tutta l'artegliaria tanto del regio ca- 
stello come dei baluardi della città e molo fra questo seguì la musica del detto hinno; 
quale finito Monsignor Arcivescovo intonò l'antifona, seguì l'orattioni quali finite diede le 
tre benedizioni, doppo si vestì a messa senza pallione (perchè cossi dispone il Pontificale) 
si principiò la messa ed il Senato hebbe l'introyto da un canonico diacono, quale rispose 
il giurato priore, perchè il Pretore giammai risponde all'introyto; sepr.ì la messa, il Senato 
hebbe l'incenzo dal diacono ugualmente col capitano conforme alla pace, Monsignor Arci- 
vescovo seguì la messa all'altare maggiore, con la sfera del santissimo sopra l'altare, ed il 
Senato stava in piede, finita la messa Monsignor Arcivescovo se ne ritornò al solio, senza 
far benedizione al Senato, salì il solio e genuflesso sul solio finì il Vangelo col Verbum 
caro factum est etc. quale finito si spogliò dalle vesti pontificali di messa e si pose la 
cappa, scese dal solio, senza benedire al Se nato,direttamente andò all'altare maggiore, lo 
seguì il Senato con l'illustre capitano e postisi a piedi della prima scalinata dell'altare mag- 
giore genuflessi, si presero le torci in mano accesi l'illustre capitano alla destra dell' illu- 
stre pretore (e detto capitano ha la torcia uguale a quella dell'Illustrissimo Senato di rotula 
due, quale ce la dona il Senato) e l'altri a due appresso, (il capitulo e clero e seminario pre- 
sero le loro candele in mano accesi , quali ce le diede la maramma) la musica intonò il 
Pange lingua , Monsignor Arcivescovo incenzò al Santissimo, disse l'orattione rispondendo 
i musici, s'espose il Santissimo (l'altare era alla romana a sei candilieri, e sei rami e il do- 
cellino nel menzo e sei candilieri sopra l'altare e due candilieri piccoli innante il Venera- 
bile Sagramento) e Anita detta funtione si levorno le torci dalle mani, si lasciò a Monsi- 
gnor nel tesauro sintanto che si spogliasse da ponteficale, ed il Senato si ritirò nella sa- 



grestia; e già spogliato Monsignore il Senato gli andò all'incontro in menzo all'ante sagrestia 
e se lo posero in menzo l'illustre capitano alla destra ed il illustre Pretore alla sinistra e 

10 làsciorno alla sedia (quale si era posta nella sagrestia) e postosi in sedia , si licentiò 
dal Senato benedicendolo e se ne andò per fatti suoi; il Senato uscì dalla sagrestia licen- 
tiandosi dalli signori canonici, si pose in carrozza, entrò primo il signor capitano : signor 
marchese di Ragalmici, l'illustre pretore : il signor Principe di Resuttano, il giurato priore : 

11 signor D. Luiggi Settimo e cosi seguirono l'altri signori senatori; il signor capitano se- 
dette in menzo dell'illustre pretore e giurato priore, segui la carrozza dell'officiali cavalieri, la 
carrozza di respetto ed il carrozzino dei signori mazzeri, precedette la guardia dell'illustre 
capitano dei suoi alapa dieri, la carrozza del Senato attorno della quale andorno li conte- 
stabili, scese per il cassaro diritto sino al palaggio senatorio, ivi giunta scese l'illustre pre- 
tore e signori giurati restando solamente nella carrozza senatoria l'illustre capitano e li due 
spettabili senatori, li quali lo convitorno a nome del Senato (quali sono il giurato del quar- 
tiere della Kalsa e quello del quartiero della Loggia) e postoselo nel menzo, licentiandosi dal 
Senato lo làsciorno alla sua casa; attorno della quale carrozza senatoria andorno quattro con- 
testabili; innanzi però andò la guardia dell'Illustre capitano, ed arrivati alla detta casa scese 
detto illustre capitano, si licentiò da detti spettabili senatori ed ogn'uno se n'andò per fatti 
suoi , li due senatori , con la carrozza del Senato , se ne ritornorno al palaggio senatorio 
ed ivi si levorno le toghe e se ne andorno per fatti suoi. Il Senato licentiatosi dall'illustre 
capitano innante la porta del palaggio senatorio se ne sali sopra con l'officiali cavalieri, 
nel baglio li batterono bandiera al solito, si levorno le toghe nella camera senatoria e licen- 
tiatisi dall'illustre pretore ogn'uno se ne andò per fatti suoi. 



XXIV. 

Arrivo di littorio Amedeo da Messina (i) 

A 2 settembre 8 a Indizione 17 14 Domenica venne da Messina nel molo di questa 
città il Re Nostro Signore Vittorio Amedeo (Iddio guardi). 

La sera antecedente primo settembre vennero li torrari ad avvisare all'Illustre Pretore 
di esserci due vascelli a vista, suppositione certa esservi il Re Nostro Signoro, come in- 
fatti questa mattina circa hore dieci erano alla vista della città circa 20 miglia alla mare 
l'Illustre Pretore si pose in una fecula e n'andò sopra il vascello (come pure v'andò Mon- 
signor Arcivescovo nostro di Palermo fra D. Giuseppe Gasgh) ed avvicinatisi nella distanza 
di otto o più miglia disparò il castello con salva reale senza palla, seguendo tutti li ba- 
luardi della nostra città e lanterna del molo circa hore dodeci il Senato con toghe, senza 
officiali cavalieri, si pose in carrozza, scese per li quattro cantoneri, da dove vi erano poste 
a filo li soldati, e detti soldati fecero breccia e passò il Senato con la carrozza di respetto 
e carrozzino dei signori mazzeri solamente per ordine del generale , e si serrò la detta 
breccia e non passorno più carrozze, scesero dritto per il cassaro, andorno alla Carità dove 
si trattenne sintanto, che veniva l'avviso dell'illustre Pretore se Sua Sagra Real Maestà 
abbassava - Entrò il vassello di Sua Maestà nel molo ad hore 14 con un tempo sereno 



(1) Dal volume di Cerimoniale del Senato di Palermo dell'anno 1714, t'. 19. 



— 74 — 



e mare tranquillo e doppo un quarto si smosse un vento fresco ed una gran maretta, che 
se si trovava fuori del molo difficilmente poteva entrare; in questo comparvero altri quattro 
vascelli che erano di conserva quali entrorno il doppo pranzo. Li soldati si posero a filo 
nel cassare da una catena all'altra con dare il passo libero nel menzo, dalla porta della 
madre chiesa per inzino alli centorinara principio delli mezzani. Il Senato mandò un con- 
testabile con una feluca a trovare all'illustre Pretore, quale era sopra la galera con il signor 
Viceré con altri dodici cavalieri convitati da Sua Eccellenza per andare all'incontro di Sua 
Maestà al vassello, acciò li desse risposta se Sua Sagra Real Maestà sbarca o si resta nel 
molo sopra il vascello; li diede risposta detto illustre Pretore che non sbarcava per hoggi, 
ma domattino ad bore 12 sbarcava ed entrava in Palermo, e ricevuta detta risposta il Se- 
nato scese dalla Carità e si pose in carrozza (sonandosi le trombette e pifari del Senato) 
se ne ritornò per il cassaro al palaggio senatorio, ivi giunto scese, salirono sopra si levorno 
le toghe ed ogn'uno se ne andò per fatti suoi, erano hore 17. 



XXV. 

Sbarco di S. M. il Re Vittorio ^Amedeo (1) 

A 3 settembre. 8 ;| Indizione 17 14. Lunedì mattino scesero dal Regio Palaggio i soldati e 
si posero a filo nel cassaro da una parte e l'altra, restando libero nel menzo per il com- 
modo del passaggio, principiorno dalla porta maggiore della Madre Chiesa , e terminorno 
detti soldati per insino alla cantonera della v.inella delli Mori (2) erano hore undeci e tre 
quarti. In questo il Senato sede piena e l'officiali cavalieri si posero le toghe, e li mazzeri 
con loro toghe vestiti di velluto cremisino, scesero e il Senato si pose in carrozza, attorno 
della quale andorno li contestabili di esso con loro sopravesti rosse, seguì un'altra carrozza 
dove erano l'officiali cavalieri, appresso della quale veniva la carrozza di' respetto ed il car- 
rozzino delli mazzeri, s'andò per li quattro cantoneri e li soldati fecero breccia , dando 
luogho al Senato e passato che fu chiusero detta breccia non facendo passare altra car- 
rozza, scesero per il cassaro, voltorno per il plano della Marina ed erano hore dodeci e 
menza sonate, ed in questo incominciò a disparare l'artegliaria che già Sua Sagra Real 
Maestà si era avvicinata allo sbarco , affrettò il passo la carrozza senatoria ed allora che 
fu giunta vicino la chiesa della Catena affaccio la posta della doghana, Sua Sagra Real 
Maestà era già sbarcata ed havea già entrato la Porta Felice (e ciò osservato dall'Illustris- 
simo Senato, ritornò la carrozza per il piano della Marina, non potendo far di meno per 
non arrivare in tempo opportuno, e cossi se ne ritornò per li miracoli (3), san Francesco li 
chiovara, voltò per la correria (4) per la misericordia li lanitteri uscì perii caldarara ed arrivò 
al palaggio senatorio, ove scesi salirono, si levorno le toghe ed ogn'uno alla sfuggita se 
ne andò alla Madre Chiesa). Salì Sua Maestà per il cassaro dritto sino alla Madre Chiesa, 
arrivata che fu scese, si trovorno alla porta il capitolo e clero e l'arcivescovo con sua 
croce innante li diede l'asperges, entrò, ivi si trovò la nobiltà e ministri, li fecero ala, 
Sua Maestà s'adorò al Santissimo e doppo alla cappella di S. Rosalia , dove v i era il suo 



(1) Dal volume di Cerimoniale del Senato di Palermo dell'anno 1714 f. 21. 

(2) Conserva ancora il nome di Vicolo Mori. 

(3) Forse era l'odierna via Merlo. 

(4) L'odierna via Cintorinai. 



— 75 — 



faldistero e detta cappella ben adorna di lumi con le sacre reliquie esposte , in questo si 
vestì a messa monsignor Arcivescovo celebrò messa letta e Sua Maestà si communicò per 
mano di Monsignor Arcivescovo, finita la messa Sua Maestà volle vederne un'altra per 
rendimento di gratie e la celebrò il Reverendo canonico D. Francesco Marchese e finita 
se ne ritornò Sua Maestà accompagnato da Monsignor Arcivescovo e capitolo e clero, no- 
biltà e ministri ed arrivati alla porta Monsignore si trattenne sintanto che Sua Maestà si 
mettesse in carrozza e licentiatosi, Sua Maestà se ne sali a palaggio, dove ricevette tutti i 
tribunali e fatte le loro funtioni scesero tutti e Sua Maestà restò e mangiò in palaggio. 
Si nota che il Senato non assistè nè alla madre chiesa né a palazzo. Fu ordine del Re 
Nostro Signore di hieri che ad bore 12 scendea in terra, andava alla madre chiesa e doppo 
a palazzo e riceveva i tribunali la mattina ed il doppo pranzo ricevea all'Illustrissimo Se- 
nato e nobiltà per bugiarli la mano e doppo se ne ritornava sopra il vassello per andar- 
sene. Si nota che la signora regina non scese ne lece fnntione. 

XXVI. 

// Senato va a baciar le mani al Re Vii torio ^Amedeo che poscia s'imbarca 
per ritornare a Torino (i) 

A 3 settembre 8 a Indizione 1714. Lunedi doppo pranzo il Senato andò a palazzo con 
to^he ed il vestito di bisito sotto a baggiar la mano alla Sagra Real Maestà di Vittorio 
Amedeo Nostro Monarca (Dio per più secoli guardi) e li mazzeri pure con loro vestiti 
di bisito e con loro toghe; senza officiali cavalieri. Circa bore 21 il Senato si pose in 
carrozza e la carrozza di respetto appresso, dietro la quale veniva il carrozzino con li maz- 
zeri dentro, si stradò per il cassaro dritto sino a palazzo, ivi arrivato entrò, scese da car- 
rozza a piè della seconda scala, si sali sopracon li contestabili innante, quali restorno nel 
salone, entrò con li mazzeri, il senato entrò nell'ante camera e li mazzeri si trattennero 
nella camera dove è il dosello appresso la saletta: ivi vi era la nobiltà , come fu hora 
s'aprì il portale, entrò il titillo, l'illustre Pretore con il senato primo, doppo entrò imme- 
diatamente la nobiltà li baggiò la mano prin;o il titillo l'illustre Prencipe di Butera , ap- 
presso l'illustre Pretore con il Senato e ciò fatto l'illustrissimo Senato usci e se ne ritornò; 
seguitò la nobiltà a baggiarli la mano come pure molti capi di religione e pure ministri; 
il Senato si trattenne innante la porta della chiesa di San Pietro (2), per essere imbarazzato 
abbasso con le carrozze di Sua Maestà ed aspettò sintanto che Sua Maestà abbassasse , e- 
poco tardando, abbassò ed il Senato se li fece all'incontro al piede della scala , l'accompa 
gnò sino all'imbarco della carrozza e Sua Maestà entrato in carrozza con gran cortesia si 
licentiò dall'Illustrissimo Senato e nobiltà ivi presente e se ne andò alla Madre Chiesa ad 
adorarsi al Santissimo ed a S. Rosalia , per doppo scendere per imbarcarsi innante porta 
felice , dove ancora vi era accomodato il ponte. Il Senato (passate già le carrozze di Sua 
Maestà) si pose in carrozza, uscì dal regio palazzo seguendo la carrozza di respetto ed il 
carrozzino dei mazzeri, con li contestabili vestiti di rosso attorno la carrozza senatoria, si 



(1) Dal volume di Cerimoniale del Senato di Palermo dell'anno 1 7 14 log. 24. 
(2 1 La Cappella Palatina. 



stradò per la piazzetta delli Todeschi (i) dritto sino a ballarò (2) voltò per la ruga delti 
formaggi (3) uscì alli caldarara (4) per li lanitteri la misericordia dritto per 1' alloro sino 
alla Gancia voltò per lo piano della Marina s'andò a Porta Felice uscì fuori e si trattenne 
in carrozza vicino il ponte affaccio porta felice sintanto che Sua Maestà venisse, ed essendo 
Sua Maestà arrivata verso 1' hospidale di San Bartolomeo , (5) scese il Senato da carrozza 
si pose sopra il ponte, e le carrozze del Senato s'allontanorno un poco per dar luogho alla 
carrozza di Sua Maestà; arrivata dunque Sua Maestà si fermò la carrozza innante il ponte, 
si fece all'incontro l'Illustrissimo Senato e nobiltà e ministri, scese da carrozza sonandosi 
le trombette e pifari del Senato lo lasciorno sino in feluca si licentiò da tutti e se ne andò 
ad imbarcarsi nel vascello ; in questo sparò la sua artegliaria il regio castello a mare se- 
guendolo tutti li baloardì della città. 

Il Senato si pose in carrozza (era circa l'Ave Maria ed alla porta felice li paggi del- 
l' Illustrissimo Senato presero li torci accesi ed andorno attorno la carrozza del Senato) e' 
se ne ritornò al palaggio senatorio per il cassero dritto ed arrivato scesero e salirono sopra 
e si levorno le toghe nella stanza senatoria e licentiatisi dall'Illustre Pretore ogn'uno se ne 
andò per fatti suoi. Si nota che li soldati si posero a filo dell' istessa maniera di questa 
mattina quando salì a palazzo. Quando Sua Maestà scese da palazzo, (nel piano del R. Palazzo 
vi era tutta la cavalleria squadronata e la fantaria era posta a filo da una parte all' altra 
dalla maggiore chiesa e pel cassaro come sopra) andò alla Madre Chiesa, entrò, ivi all'al- 
tare maggiore vi era esposto il Santissimo per la novena, s'adorò al Santissimo, si trovò 
colà Monsignor Arcivescovo vestito pontificale, fatta l'adorattione, s'incenzò il Santissimo, 
si cantò dai musici 1' hinno Pange lingua ed il resto, Monsignore disse Torattione e doppo 
terminò con le tre benedittioni del Santissimofinita detta funtione Sua Maestà se ne ritornò 
accompagnato in processione con Monsignor Arcivescovo e capitolo e clero e si pose in 
carrozza licentiandosi da Monsignore alla porta maggiore, se ne ritornò per il cassaro sino 
che s' imbarcò, e Monsignor Arcivescovo ritornò nel tesauro dove si spogliò dalle vesti pon- 
tificali e se ne andò per fatti suoi al palaggio arcivescovale , accompagnato da reverendi 
canonici sino alla porta maggiore. 



XXVII. 

Partenza di S il Re Vittorio Amedeo 11 di Savoja per Torino (6) 

A 5 settembre 17 14 mercordi mattino partì Sua Sacra Real Maestà per Turino assieme 
con la regina dentro un vassello non tanto grande con comboglio d'altri undeci vascelli, 
e neh' uscire fece dal porto fu salutato dal Regio Castello con salva reale di tutta l'arte- 
gliaria, seguendo tutti li baluardi della città, garita, lanterna del Molo e castello del Molo. 
Il Senato non fece funtione. 



(1) Porta ancor oggi il nome di Piazza dei Tedeschi. 

(2) Chiamasi ancora via Ballarò. 

(3) Porta ancora il nome di Rua Formaggi. 

(4) Chiamasi tuttora vìa Calderai. 

(5) Dove oggi sta la Direzione degli Archivi di Stato Siciliani. 

(ó) Dal volume di Cerimoniale del Senato di Palermo dell'anno 1714, log. 34. 



— 77 — 



XXVIII. 

Lettera di congratulazione, per il felice arrivo in Torino, inviata al T{i Vittorio Amedeo 

dal Senato di 'Palermo (i) 

Sagra Real Maestà, 

b ricolmo dal più vero contento il maggior desiderio del Senato e di questa Sua Reg- 
gia dell' avviso che porta il felice arrivo di Vostra Maestà e della Regina Nostra Signora 
prima nel porto di Villafranca, quindi nella vicina Nizza ad abbracciare i Principi Reali e 
poscia a diffondere con la presenza le allegrezze in Torino.— E come il voto di tutti assi- 
steva qui con le più interne preghiere appresso gli altari per la brama di tal prosperità, cosi 
nel sentirne il rapporto è ritornato il cuore col giubilo più divoto ed universale a ren- 
derne al Signore festivamente le gratie. Dalla benignità non meno che dalla cognitione di 
Vostra Maestà spera 1' ossequioso affetto del Senato e di questo publico il riguardo de la 
sperimentata cordial accoglienza, avendo la fiducia di non demeritarlo tanto in questa quanto 
in tutte le operattioni et ubidienze che penderanno dal menomo dei cenni reali; mentre 
attendono sempre da ogni Suo comodo i movimenti della volontà con petpetua osservanza 
profondamente inchinati. Palermo 17 ottobre 17 14. 

A pie di Vostra Maestà 

Giuseppe Branciforti principe di Scordia, 'Pretore 
Antonio Bellacera 
Niccolò Santostefano 
Francesco Eredia 
Pietro Gismondi 
Girolamo Pilo 
Giovanni Aoiz 



XXIX. 

Epigramma e sonetto del sacerdote Giorgio Campisi (2) 

Pro felicissimo adventu Sacrae ac Regiae Maiestatis Victorii Amedeo 
Telostichon. 

Epigramma 

"Vincere regna satis, cuius vic'.oria mundo 

Indicai aetherea quippe rifulget ope 
Cùlmen erit nobis escelsi numinis illud. 

Talia tum nostro dat Deus alta die 
Omnia t'eri pietas: recipit, quae caelitus ortum 

Robur in estremo sat libi Virgo De A. 
Impiger in terris, cui maire ex virgine sanguis 

"Undique thura sinens, tiectitur omne genu 
Surgite vos Siculi, gaudebit concha Panormi 



Senatori. 



. — Acrosticon atque 



(1) Consulte del Senato di Palermo dell'anno 1713-17, fog. 76. 

(2) Da un manoscritto della nostra Comunale, segnato Qq. F 5. 



A.urea nunc etas, corruat orbe dolor 
!Moribus effulgens acquiret plurima regno 

Espeller pedibus demonis ipse caput 
Durior huc momus, pariter vertatur et illhuc 

Explanas sceptris stemmata magni tibi 
Omnia saeva premes, solito Deus adiuvat usv. 

Du:;, Princeps, Cypri Res quoque Rex Siculus. 

Humillimus Sacrae ac Regiae Maiestatis 
Albanensis Pianae Sacrae Teologiae Doctor D. Georgius Campisi Parochus. 

AlPistessa Regia e Sagra Maestà — L'epigramma in acrostico 

Sonetto 

"Vittorioso or mai un mondo esplora 

In cui bontà del ciel regna il candore 

Tant'altezza Ira noi divin splendore 

Tal sole in tempo tal mondi ristora. 
Opra ciò la pietà d'un Dio l'aurora, 

Rugiada immortai, madre eminente; 

Il sangue Marian, schiatta lucente 

Ogn'un l'incenza e genuflesso adora. 
-A. te sorger Trinacria, al soglio estremo 

Mira, che ti convien con l'età d'oro 

Ergi le glorie al tron, svegliasi il remo. 
Duolmi Zoilo inhuman del tuo martoro, 
Esplana a tal eroe scettro supremo, 
Ombra d'un Dio già qui. la su il tesoro. 

Il medemo suddito e -servo sudetto. 



XXX. 

Elenco dei Cavalieri dell' Annunciata , dei ministri , generali ed officiali 
venuti con %e Vittorio Amedeo o da lui nominati (i) 

Lista de cavaglieri del Ordino della SS. Annunciata 

Gran Mastro : Sua Maestà. 

S. A. R. il Prencipe di Piemonte. 

S. A. S. il Prencipe di Carignano. 

Il marchese di S. Giorgio. 

Il marchese Pakvicino. 

Il marchese della Pierre . 

Il marchese di Garaglio. 

Il marchese di Condrè. 



(i) Da un manoscritto esistente nella nostra Comunale, segnato Qq. F. 5. 



- 79 — 



Il baron di Rhebender. 

Il conte della Rocca. 

Il marchese di S. Tommaso. 

Il prencipe di Butterà. 

Il marchese di Geraci. 

Il prencipe della Cattolica. 

Consiglieri di Stato 

Il marchese di Condrè. 
Il conte di Vernone. 
Il marchese del Bourgo. 
Il conte di Govone. 
Il conte Provana. 
Il conte Tarini 
Il baron Mellarede. 

Nota delli generali d'infanteria che sono nella piazza 
o che non hanno regimenti 

Generali a" artiglieria 

Monsieur Deshais governatore di Vercelli. 

Il marchese di Caraglio governatore di Torino. 

Il conte della Rocca governatore della cittadella di Torino. 

Monsieur di Castellamonte. 

Tenenti generali 

Il duca di Pratoameno. 

Tenenti di marescialli 

Il conte di Santenà governatore di Cuneo. 
Il conte di Caselotte governatore di Nizza. 
Il baron di S. Remi governatore di Alessandria. 

Generali di battaglia 

Monsieur Velatti governatore di Valenza. 

Il marchese di Courtanse governatore in seconda di S. A. R. 

Il conte di S. Mazaro comandante di Alessandria. 

Monsieur della Nobella governatore del Mondovì. 

Il baron Perrone governatore d' Ivrea. 

Il conte Foschieri comandante di Torino 

li cavagliere di Crevacovre comandane di Pinerolo. 

Nota de generali d'infanteria c'hanno regimenti 

Generali d' artiglieria 
Il barone di Rhebender governatore di Pinerolo. 



— 80 — 



'Tenenti di maresciallo 

Il baron di Schulenbourg governatore d'Alba. 

Il marchese di Andourno colonelo del regimemo di guardia. 

Generali di battaglia 

Monsieur Deporta. 
Il marchese di Entraque. 
Il conte di Viansino. 
Il conte di Campilione. 

Nota dei regimenti d' infanteria 

%egimento di guardia — 'Battaglioni 2. 
Colonelo : il marchese di Andorno. 

Tenente colonelo : Monsieur Brun con grado di colonelo. 
Maggiore : Monsieur Duranton con grado di tenente colonelo. 

T(egimento di Savoia — Battaglioni 3. 

Colonelo : il marchese d'Aix. 

Tenente colonelo : il barone di Favergè. 

Maggiore : Monsieur di Clermont. 

%egimento di 'Monferrato — 'Battaglioni 2. 

Colonelo : il conte della Rocca. 

Tenente colonelo : il conte di Bransicarda con grado di colonelo. 
Tenente colonelo : il conte Muocia. 
Maggiore : il conte Bertone. 

%egimmto di Piemonte — Battaglioni 2. 

Colonelo : il marchese d'Entraque. 
Tenente colonelo: Monsieur Basset. 
Maggiore : il cavagliere Philipi o Sillippi? 

%egimento Salasso — Battaglioni 2. 

Colonelo : il conte di Campilione. 
Tenente colonelo : Monsieur Misegla. 
Maggiore : il cavagliere di Barolo. 

%egimento di fucilieri — 'Battaglioni 2. 

Colonelo: il cavagliere di Melasso. 
Tenente colonelo: il conte diLigneville (1). 
Maggiore: il cavagliere di Giusano. 



(1) Questi in un'altra copia della stessa nota è detto: maggiore ; ed è chiamato tenente colonello : il 
Conte Rangon. 



— 8i — 



%figimento della marina — Battaglione i. 

Colonelo : il conte di Viansino. 
Tenente colonelo : il barone Barottio. 
Maggiore : il cavagliere Barata. 

%egimento di Schulenbourg — Battaglioni 2. 

Colonelo: il baron di Schulenbourg. 
Tenente colonelo : monsieur Bercouls. 
Maggiore : monsieur Doncì. 

Hjgimento Deporta — Battaglioni- 2. 

Colonelo : Monsieur Deporta. 

Tenente colonelo : Monsieur Beaulieu o Buoglieuz (?) 
Maggiore : monsieur Bertet. 

%egiinento d'Acpret — "'Battaglio)ii 4. 
Colonelo : monsieur d'Acpret. 

Tenente colonelo : monsieur Belmont con grado di colonelo. 
Maggiore : mónsieur Ghid con grado di .tenente colonelo. 

%egimento di Rhtbender — Battaglioni 2. 

Colonelo : il baron di Rhebender. 

Tenente colonelo : monsieur di Beccendorf o Bechendorfor ? 
Maggiore : monsieur Rocco. 

Regimenti Siciliani 

%egimento Gioeni — Battaglione 1. 

Colonelo : il cavagliere Gioeni. 
Tenente colonelo : monsieur Resico. 
Maggiore : monsieur Corvino. 

%egimento Valguarne.ra — Battaglione 1. 

Colonelo : il Prencipe di Valguarnera. 
Tenente colonelo : il cavagliere Fornari. 
Maggiore : monsieur Rambozio. 

Regimanti nuovi di provincia — Savoiardi. 

%(>girnento di C.hablais — 'Battaglione /. 

Colonelo monsieur di Roche tte. 
Tenente colonelo : monsieur Dez Onchè. 
Maggiore : monsieur Dez Onchè (?) 

%egimento di Tarantai^e — Battaglione 1. 

Colonelo: il baron di Lornè. 

Tenente colonelo: il cavagliere di Faver^è. 

Maggiore: monsieur Regis. 



— 82 — 



Regimenti nuovi di provincia— Tiemontesi. 

Regimento della provincia di Vercelli — Battaglione i. 
Colonelo : il conte Pastoris. 
Tenente colonelo: il marchese della Chiusa. 
Maggiore : monsieur Deshais. 

Regimento della provincia di Torino — Battaglione i. 

Colonelo : il marchese di Senantes. 
Tenente colonelo : il marchese Balbiani. 
Maggiore : monsieur Borgarello. 

Regimento della provincia di Fossano — Battaglione i. 

Colonelo : il conte Viterbo 
Tenente colonello : monsieur Gioia. 
Maggiore : monsieur Teshauro. 

Reggimento della provincia di ^Asti — Battaglione i. 

Colonelo : il cavagliere di Santa Giulia. 

Tenente colonello : 

Maggiore : 

Reggimento di ^Monferrato — Battaglione i. 

Colonelo : il cavagliere di Rhingo. 
Tenente colonelo : il conte Mora. 
Maggiore : 

Regimento d'Ivrea — Battaglione i. 

Colonello : monsieur Boursier. 
Tenente Colonelo : monsieur Riccardi. 
Maggiore : 

Regimento di Tinerolo — Battaglione i. 

Colonelo : il conte di Cumiana. 
Tenente colonello : monsieur Chabrari. 
Maggiore : Monsieur Piazza. 

Regimento di Ni^a — Battaglione i. 

Colonelo : il conte d'Aspremont. 
Tenente colonello : il cavagliere Tondù. 
Maggiore : monsieur Ghiot. 

Guardie della Torta 

Capitano : * . 

Tenenti : Commendatore Osaschi 
« Cavagliere Nicolis. 

Guardia Svinerà 

Capitano : monsieur Schemit. 

Tenente : 

Insegna : il baron Itoè. 



- 83 - 



'Battaglioni d'invalidi — 2. 

Colonelo : nionsieur Bauduc. 

Tenente colonelo : 

Maggiore : 

^Artiglieria • 

Gran Mastro : il conte Matfei con grado di tenente di maresciallo. 
Tenente Generale : il conte della Margarita. 

Cannonieri, bombista e minatori — battaglioni 2. 

Colonelo : il cavagliere di Castel Alfiere. 
Tenenti coloneli : Monsieur Empser e monsieur Nicola. 
Maggiore : 

Stato della 3\Carina 

Galere 5. 

Comandante delle galere con grado di general di battaglia : il commendatore Scarampì. 
Commandante in seconda e governatore della milizia : il marchese della Gibellina. 
Capitani con grado di tenente colonelo: il cavigliere di Cortemiglia; il cavagliere Tigrini 
il cavagliere 

Generali di cavalleria che sono fuori delle truppe o nei governi. 

Generali di Cavalleria : 

Il conte di Prelà. 

Il marchese di Coudrè aiutante di S. A. R. 

Tenenti di maresciallo — Generali di battaglia 

Il marchese di Sarezzo governator di Saluzzo 

Il conte di Sales governatore della valle d'Agosta. 

Generali di cavalleria che sono nelle truppe 

11 conte di Nori capitano delle guardie del corpo. 

Tenenti di Maresciallo: il marchese di Tournon capitano delle guardie del corpo. 
» il marchese di Cavaglià colonelo di cavalleria. 

» il prencipe di Villafranca capitano delle guardie del corpo. 

Generali di ^Battaglia 

Il conte di Piosasco tenente delle guardie del corpo. 
Il conte di S. Albano cometa delle guardie del corpo. 

Guardie del Corpo di Sua Maestà 

Prima compagnia : Arcieri gentilhuomini savoiardi. 

Capitano : il marchese di Tournone. 
Tenente : il marchese di Sanseverin. 
Cometa : il marchese d'Alingè. 



- 84 - 



Seconda compagnia : Piemontese . 

Capitano : il conte di Norì. 

Tenente : il conte di Piosasco. 

Cometa : il conte di S. Albano. 
Ter^a compagnia : Siciliana. 

Capitano : il prencipe di Villafranca. 

Tenente : il cavagliere Requesens. 

Cometa : il cavagliere di Valguarnera. 

Dragoni e Cavalleria 

Dragoni: il repimento del Re 

Colonelo : il conte Piccone 
Colonelo in seconda : monsieur della Perousa 
Tenente colonelo : il cavagliere Regiamo o Begiamo? 
Maggiore : il marchese di Cavatore. 

'Dragoni : Genevois 

Colonelo : il conte Salusso 

Tenente colonelo : monsieur di Grimotiera. 

Maggiore : il cavaliere Philipi 

'Dragoni di Piemonte 

Colonelo: monsieur di Berin. 

Tenente colonelo : monsieur Decousani. 

Maggiore : il cavagliere di Lagnascó. 

Cavalleria 

Cavalleria : Piemonte Reale 

Colonelo : il marchese di Cavaglià. 
Tenente colonelo : il cavagliere di Luzerna. 
Maggiore : il conte d'Apremont. 

Regimeto : Savoia 

Colonelo : il marchese Birago 
Tenente colonelo : il conte di Virlè. 
Maggiore : il cavagliere di Castelinardo. 



- 8> - 



XXXL 

Dettaglio in ristretto delle signore Dame, Cavalieri, officiali della Casa e servienti del seguito 
di Luoro tKaestà in Sicilia l'anno ijij (i) 



Dame e figl 
d' honore 

numero 



numero 2 
Cavaglieri 

numero 



Trima dama d'honoré della Regina 



Eccma Signora Principessa della Cisterna 

Dama d' atour 
Signora marchesa di Chiatiglione 

Dame d' honore 
Madama della Rocca 
Madama di S. Tommaso 
Madama di Guarene 
Signora contessa Provana 
Signora marchesa d'Andorno 

Figlie d' honore 
Madamigella di Brezes 
Madamigella delle Lanze 
Madamigella di Costigliole 
Madamigella Brezuolo 
Madamigella di Citiè 
Madamigella di Rebender 
Governanta d'esse, sig.ra contessa Vassallo 

Famme di Camera 
xMadama Cav.illerio prima 
Madama Lanfranchi 
Madama Ortolani 
Madama Cervellera 
Madamigella Lanfranchi 
Madamigella Cervellera 
Lingere Blanchiseuse e Serve 

Cavalieri di Corte 
Gran Mastro della Casa 
Ecc.mo signor marchese di S. Giorgio 

Gran Scudiere 
Ecc.mo signor marchese Pallavicino 
Gran Ciambellano 
Ecc.mo signor marchese della Pierre 
Gran Mastro di Guardarobba 
Signor marchese di Lucey 



numero 6 

» 6 



4 
4 
4 
4 
4 

1 
1 
1 
1 
1 
1 
1 

1 
r 
1 
1 
1 
1 

16 



numero 61 

Domestici 
e servienti 

numero 6 

» 10 
4 

. » 3 



(1) Publichianio questo elenco perchè un po' più particolareggiato di quello pubblicato dallo Slellardi. 
L'abbiamo trascritto dal manoscritto segnato : Qq. F. 1. esistente nella nostra Comunale. 



Cavagliere d'bonore 
Signor conte Govone 

Ministro e primo Secretano di Stato 
Ecc. irto signor marchese di S. Tomaso 

Capitano della guardia del corpo 
Signor marchese di Tournon 

Luogotenente delle Guardie del Corpo 
Signor marchese S. Severin 

Cornetta guardie del corpo 
Signor conte di S. Alban 

Capitano guardia svinerà 
Monsieur Smith 

Capitano guardie della Porta 
Signor marchese Dussol 
Marescialli di Logis delle guardie del corpo 
Monsieur Dumas 
Signor cavagliero d'Agliè 
Signor cavagliero Constantin 

Scudieri di Loro C\Caesta 
Signor conte Maffei primo del Re 
Signor conte di Cartos primo del Re 
Signor conte di Cigliano primo della Regina 
Signor cavagliere Guerra primo della Regina 
Signor marchese della Chiusa 
Signor marchese d'Alby o S. Albino (?) 
Signor marchese Dogliani 
Signor conte di Chialant 
Signor conte della Manta 

Gentili) uomini di Camera 
Signor Marchese Mossi 
Signor conte Poccapaglia 
Signor marchese di Rivaloro 
Signor marchese di Melazzo 
Signor marchese di Roddi 
Signor marchese Ghillino 



Abbati Elemosinieri 
Signor abbate di Gattinara 
Signor abbate di S. Giorgio 

Gran Ceremoniere 
Signor marchese d'Angrogna 



• (0 



io 

3 
3 



2 
2 
2 

4 
4 
4 
4 
3 
) 
3 
3 
3 

4 
3 

6 

*> 

3 

3 
3 



(i) Nel manoscritto mancano i nomi di questi altri due. Nello Stellardi invece di otto se ne trovan 
notati nove; cioè oltre di questi i seguenti : il marchese Suluzzo della Manta, il conte Canalis di Cumiana 
ed il conte Provana di Collegno. 



- 87 - 



Cavaglieri 
e officiali 



Auditor di Corte 
Signor marchese e presidente Granery 
Signor conte di Gros aiutante 

Maggiordomi 
Signor cavagliero della Rocca 
Signor cavagliero Giobbi 

Gentilhuomini di bocca 
Signor cavagliero d'Agliè 
Signor conte Nomis 
Signor cavagliero Giovanini 
Signor cavagliero di Rivara 
Signor conte Balangero 
Signor cavagliero Benzo 

DiCarescial di Logis Casa 
Monsieur Ranot 

General delia Casa 
Signor Mastr' Auditor Grondana 
Monsieur di S. Quintin 

Cavaglieri servienti 
il Serenissimo Prencipe Tomaso 
Signor conte di Coniandone governatore 
Scudieri 

Li signori conte Cacherano e signor conte 
S. Giorgio di Foys 

Seguono altri cavaglieri et officiali di guerra, 
che restano compresi per gli alloggiamenti 
nel stato della Casa di Sua Maestà. 

Ecc.ir.o signor conte della Rocca generale 
d'artiglieria e luogotenente generale delle 
annate di Sua Maestà. 

Signor marchese d'Andorno generale di bat- 
taglia e colonello del reggimento di 
Guardia. 

Signor cavagliero Castel Alfieri logotenente 

generale d' artiglieria 
Monsieur di Beauteser aiutante generale 
Signor contador generale Fontana e secre- 
tano. 

Signor commendator Lanfranchi secretano 
di guerra e secretarii 

Signor Avvocato Mayno per riferire li me- 
moriali e secretarii 

lngegnieri 

Monsieur de Novelles 

Monsieur Besson 

Monsieur Bertola 



5 

2 

2 
2 

2 
2 
2 
2 
2 
2 



» IO 



3 
6 

» 6 

» 2 



» I 
» I 
;) I 



— 88 — 







Tesoriere di Militia 





» 


r 


Monsieur Gautier 


» 2 






Logotenente della Guardia della Torta 




» 


i 


Signor Cavagliero Ozasco 


» 2 






Altro Logotenente come sopra 




» 


1 


Signor cavagliero Nicolis 


» 2 






jl rlòcg rLCl CICLICI UHI OUl^j^Cf Ci 




» 




Monsieur Stocher 


» I 






Sorgente di detta Guardia 


» 


» 




Mayer 






3 


Forieri due e cappellani numero uno 




numero 


68 




numero 203 


Officiali 


Officiali della Casa di Sua Maestà 


Domestici 






e servienti 


numero 


3 


Segretario Casa e due aiutanti 


numero 1 




i 


Contadori di Cucina 


» 1 




6 


Credenzieri 





» 


5 


Somiglieri di bocca 




» 


8 


Confetturieri e fruttieri 






3 


Pasticcieri 






9 


Per la vastella 




» 


4° 






» 


8 


Mastri di stato, aiutanti e garzoni 




» 


3 


Uscieri di stato, di cucina e mastro di sala 




» 


5 


Pan a tari 




» 


IO 


Providenti e servienti 




numero 


103 




numero 2 


Officiali 


Officiali della Camera 


Domestici 








e servienti 


numero 


4 


Confessori del Re e della Regina e due ser- 









vienti 




» 


2 


Cappellani 





» 


2 


Chierici 






2 


Medici delle Persone 


» 2 


» 


2 


Cirugici della Persona e Casa 


» r 


» 


8 


Aiutanti di camera di Luoro Maestà 


» 2 


» 


1 


Foriere di Corte 






2 


Speciari medicinali 






12 


Uscieri e garzoni di Camera 






2 


Perucchiere e Bagneur 




» 


4 


Musici suonatori 




>> 


7 


Tra sarti e tapezzieri 








Porteri della Camera 


7 


numero 


48 




numero 14 •; 



- 89 - 



Officiali 



numero 

» 
» 
» 
» 

» 
» 
» 



numero 



18 

i 

i 

. i 

2 

t 

I 

■> 
2 



36 



Officiali della Scuderia 

Paggi di Luoro Maestà 

Governatore di essi Vassalo monsieur Chovet 

Scudiere di Scuderia 

Cavallerizo 

Mastri di stalla 

Trombetti della Persona 

Timballiere 

Marescalchi 

Sei la ri 

Carrozzieri 

Postiglioni di carrozza 
Garzoni di carrozza 
Palafrenieri 

Valletti a piè di Luoro Maestà compreso il 
caporale 

Seguito del Prencipe Tomaso di Siivoya 
Paggi 

Aiutante di camera 
Secretaro 
Valletti a piè 
Portoti 

Guardie del Corpo . . . 
Guardia Svizzera .... 
Guardia della Porta . . . 



numero 
» 

» 



80 
56 



numero 192 
Ristretto di tutte le sudette persoiif 



Domestici 
e servienti 

numero 6 



10 
10 
16 
22 
3i 



numero 105 



Signore dame, figlie d'honore, famme di ca- 
mera, Ungere, creade e Blanchiseuse 
Cavaglieri e officiali 
Officiali Casa 
Officiali Camera 
Officiali e Servidori Scuderie 



Dame, cavaglieri 


Creade, dom. 


e officiali 


e servienti 


numero 20 


numero 61 


» 68 


» 203 


» 103 ì 


» 14 


48 j 


» 36 


» 105 



Totale 



Soldati guardia del corpo, della guardia svizzeia e 
della porta ....... 

Totale delle persone 



275 
383 



658 
192 



850 



383 



XXXII. 

Spese fatte per la sella di Sua Maestà (che Dio guardi) (i) 

A Salvatore Adamo, argenterò, per prezzo di chiodi e buccoli d'argento 
di peso libre 4, carati 3 a tari 18 l'oncia inclusa la mastria . . . onze 29,9, 18 

Per tutto l'argento del guarnimento oltre li chiodi e buccoli di sopra di 
peso libre 10,11,7 at ^ onze 4>6 libra ......... 46,4, 2 

Per oro e mastria . . . . . . . . . » 68,22 — 

Onze 7,11,10 spese a minuto in diverse occurenze, cioè: in prezzo di 
tela, terzanello, spago chiodi, lume ed altro » 7,11,10 

Et onze 4 prezzo d'una tovaglia di seta indiana per coverta della sella . » 4 

Et onze 4,22,16 spesi in prezzo di tanta seta color d'oro e bianca per 
il ricamo » 4,22,16 

Et onze 9,13,10 spesi per la guida delle retine , cioè: onze 6,19,20 
prezzo d'once 9 d'oro a tari 12 l'oncia; onze 1,18 prezzo d' once 4 d'ar- 
gento a tari 12 l'oncia; tari 24 per maestria di detta retina e tari 1 1 per ■ 
maestria della guida del cavalle » 9,13,10 

Et onze 19,12,5 pagati al mastro che fece li giummi d'oro, di peso 
libre 2,10,1,2 a tari 17 l'oncia » I9> 12 > 5 

Et onze 30 pagati ad Onofrio Gramignano per sue fatighe d' aver 
designato la sella ed assistito con le mastre riccamatora . . . . » 30 — 

Et onze 2,29,8 spesi cioè: tari 28 per oncie due di frinza d'oro ed 
argento a tari 14 l'oncia; tari 23,3 per oncia 1,3, 7 l0 d'argento per detta 
frinza a tari 12 l'oncia ........... 2, 29,8 

Et onze 1,1,10 per onze 1.3 di gallone d'oro a tari 18 l'oncia . » ì, 1,10 

Et onze 0,6,15 P er mastria della frinza . . . . • I » o, 6,15 

Et onze 4,17,6 spesi, cioè: onze 2,7,11 prezzo d'once 3 1 ; Ifi , 1 j, gal- 
one stretto per la cinga, tari 22,10 prezzo d'oncia 1,1 gallone d'oro per li 
coccani et onze 1,17,5 prezzo d'once 2, 2 gallone d'argento per li chiodi » 4> l 7> 

Et onze 4 pagati al maestro sellaro per caparra della sella . . » 4, 

Et onze 9,18 pagati al maestro sellaro per complimento delle onze tre- 
deci e tari diecidotto e sono per le cause infrascritte: . . . . » — 

Per montone rosso per foderare le faude . . . onze o, 4 — 

Per cartone fino per foderare dette faude . . . » o, 2 — 

Per tela per foderare i'assettito e fare il contro assettito 
e barrone ; VV ; . . fjs . . . . » o, 3 — 

Seta per cusire tutta la sella . . . . . » o, 2 — 

Per il ferramento limato alla torenesa . . . » o, 8 — 

Per un pannello di montone rosso alla torenesa e tela 
piena di grigno . . . . . . . . . » 0,12 — 

Per rotolo 1 di lana barbaresca per I'assettito . . » o, 3 — 

Per chiodi di ferro, tacci, cingonello per sotto I'assettito, 
di cojra, candele di cera e colla . . . . . » o, 4 — 

Per quattro capi di sola bianca . . . . . » o, 2 — 



(1) Estratto dal volume di Cautele di Contabilità del Senato di Palermo anno 1713-14. Ind : V f. 246. 



— 9i — 



i, 6 

o, 20 
o, 12 

6,- 



Per un paro di coccani alla torenesa di concia di vetro 
.e sola , ,IB||i'f . 

Per un suolo alla torenesa nerviato et intelato 

Per cojr;;me per il guarnimento della sella 

Per mastria della sella e tagliatura delli guarnimenti, coc- 
cani e fare il guarnimento ....... 

Onze 9, 18 

Et onze 40,28 pagate alle mastre riccamatora per loro giornata a ra- 
gione di tari 2,6,2,5 e tari 1,10 giorno ....... 

F.t onze r 1 ,6 prezzo di libri 2 spoglia d'argento, a tari 14 l'oncia . 
Et onze 2,13 prezzo d'once 4,0,1 lama d'oro a tari 18 oncia . 
Et onze 26,10 prezzo di libre 3,8 d'oro sopra posto, a tari 18 oncia 
Et onze 6,7,15 prezzo d'oncie 10 */ 16 cartolina d'oro a tari 18 oncia 
Et onze 6,22 prezzo d'oncie 11, 2 l( . cannitiglio d'oro, a tari 18 oncia 
Et onze 12 pagati allo mastro scopittiero per li dui pistoli 
Et onze 5,26 prezzo di canne 4 damasco incarnato per fodera della 
guardrappina, facciuzzi, pistoli e guarnimenti a tari 44 canna . 

Et onze 2,20 pagati per filatura di libre 5,8 d' oro e libra 1 di vir- 
golina a tari 12 libra .......... 

Per un grilletto per la briglia e doratura di esso . . . . 



onze 



» 

Onze 



40,28 — 

1 1, 6 — 
2,13 — 

26,10 — 

6, 7, 15 
6,22 — 

12, 

5,26 — 

2,20 — 
0,10, — 

356,11,12 



XXXIII. 

Spese per la cucina della Real Casa (1) 
Cucina 



Saime cantara 3 e più, per altra lista cantara 1,26 a ragione di onze 6,15 

cantaro onze 27,20,14 

Lardo cantara 2 a ragione di onze 4,8 cantaro . . . . » 8,16 — 

Salsiccioni rotola 30 a tari 3 rotolo . . . . . . » 3 

Prisutti (2) cantaro 1 e più per altra Lista numero 8, rotoli 39 a ragione 
di onze 6 cantaro .......... » 8,10,4 

Farina di maiorca salme 2 a uscito di fiore, cantaro 2,3 a ragione di 
grana 14 rotolo. .......... « 



Legni cantara 60 a ragione di tari 2,10 cantaro 
Carbone salme 100 a tari 7 10 salma. 
Passoli barile numero 1 peso rotoli 52 netto 
Passolina rotoli 12 



5>n — 

25 

0,22,10 
0,6 — 



(1) Cautele di Contabilità citate log. 201. — Cluesta lista di spese abbiamo voluto pubblicare solamente 
a titolo di curiosità. — Abbiamo tralasciato le altre riguardanti la credenza, il bestiame, i letti e tutte le 
spese diverse. 

(2) Presciutti. 



— 92 — 



Cassette di pasta di Sciacca, rotoli 89,9 a ragione di tari 1 


rotolo . 


» 




Miele di Marsala, quartara numero 4, peso di netto rotoli 8 


3 ad 


onze 






3,15 cantaro 






» 


3, 2, 8 


Vino cotto quartara nuni : 2, quartucci 45 a tari 2 quartuccio . 






~* _ . —— 


Cottone rotolo 1, sorfarelli rotolo 1 . 






» 


0, 7, 4 


Ciciri, favi, linticchi, fasoli (1) piselli, noci e nocelle cantara 


2 . 




» 


2,10,1 5 


Arenghi (2) rotola 10 a tari 1,6 rotolo .... 






» 


0,13, 


Anciovi (3) barilotto numero 1 . 






» 


^ 7 


Surra (4) mezzo barile 






» 




Baccalari rotoli 40 ad onze 5,20 cantara .... 






» 


2, 8 — 


Ova di numero 2 cunti ....... 






» 


0.2/1 — 


Piacintino (5) rota numero 1 , peso rotoli 39, 3 a ragione 


di 


onze 






12,15 cantara .......... 






» 


•45'"/» J 


Olandese rotoli 36 a ragione di tari 2,1 s rotolo 










Cascavallo (6) cantara 2,4 a ragione di onze 3,15 cantara . 






» 


7, 4, A. 


Tumazzi (7) cantara 2 a ragione di onze 3,10 cantaro 






» 


6,20 — - 


Provoli (8) rotoli 30 a tari 1,2 rotolo .... 






». 


I. 3 — 


Salsiccia pasqualora stufata rotoli 50 a tari 1,6 . 






» 


2, 5 — 


Butiro (9) rotoli 50 a ragione di tari 2,2 rotolo 






» 


3,15 — 


Manteca barile numero 1 e più per altra lista rotoli 50 






» 


7,IS — 


Olive bianche giarre numero 2 rotoli 40 a grana 10 rotolo 






» 


0,20 — 


Chiappara (10) minuta giarra num. 1, rotoli 20 a grana 12 


rotolo . 


» 


0,12 — 


Frutti salati giarra numero 1 ..... 






» 


0,20 — 


Oglio buono cantara 2 ...... 








9. 


Giarre per detto numero 2 ...... 






» 


. 0,24 — 


Ova di tunno rotoli 20 a tari 4 rotolo .... 






» 


2,20 — 


Riso sacco numero 1, peso cantara 1 e 25 a grana 12 rotolo . 






2 15 — 


Per numero 20 rotoli di Muxiuma a tari 2 rotolo 






» 


1,10 — 


Caparra di caccia a Simone la Paglia cacciatore . 






» 


0,24 — 


Mungiovì (11) per profumare la stanza onze 3 . 








0, 4 10 








Onze 


157, 9, 7 



(1) Ceci, fave, lenti, faggiuole. 

(2) Aringhe. 
(3j Alice. 

(4) Sorra. 

(5) Cacio piacentino. 

(6) Caciocavallo. 

(7) Formaggi. 
(8 Mozze. 

(9) Burro. 

(10) Capperi . 

(11) lìelgiuino, belzuino o bengiui.